RONDÒ 2022

Mercoledì 20 aprile 2022

Milano, Fabbrica del Vapore

Lotto 9A

Sala Donatoni

ore 20.30

TUTTO IN ROSA IL PODIO DELLA PRIMA EDIZIONE DI YOUNG PERFORMERS ON DIGITAL STAGE.

LA PRIMA DELLE TRE VINCITRICI IN CONCERTO MERCOLEDÌ 20 APRILE ALLA FABBRICA DEL VAPORE.

 

NEL 2021 HA VINTO IL TALENT DELLA CONTEMPORANEA, OVVERO LA PRIMA EDIZIONE DI YOUNG PERFORMERS ON DIGITAL STAGE, LA STAGIONE DIGITALE ATTRAVERSO CUI SANDRO GORLI, DIVERTIMENTO ENSEMBLE E IL PUBBLICO DEGLI ASCOLTATORI HANNO SELEZIONATO LE TRE MIGLIORI ESECUZIONI PROPOSTE DAI TANTI PARTECIPANTI DA TUTTA EUROPA: SI TRATTA DEL SOPRANO FELICITA BRUSONI.

TUTTO IN ROSA, IL PODIO HA VISTO SELEZIONATE INSIEME A FELICITA, LA FISARMONICISTA MARGHERITA BERLANDA E LA VIOLINISTA ANNA JALVING, CHE SARANNO IN SCENA ALLA SALA DONATONI NELLE PROSSIME SETTIMANE.

 

Mercoledì 20 aprile

Sala Donatoni

 

Jörg Widmann (1973)

Schallrohr per soprano e pianoforte (2007)

 

Niccolò Castiglioni (1932-1996)

Dickinson Lieder per soprano e pianoforte (1977)

 

Fabio Nieder (1957)

Lieder von der Liebe zur Erde (1996-2006)

 

Helmut Lachenmann (1935)

GOT LOST (2007-2008)

 

Helmut Duo

Felicita Brusoni soprano

Matteo Bogazzi pianoforte

 

Nata nel 2021, la web tv Divertimento Ensemble Digital Stage ha ospitato la prima edizione della rassegna concertistica Young Performers on Digital Stage: sedici solisti o duo, selezionati da una Call internazionale, si sono esibiti sulla web tv di Divertimento Ensemble in concerti della durata di mezz’ora, autoprodotti, con programmi espressamente proposti da loro stessi; una giuria composta dai solisti di Divertimento Ensemble, ma anche dal pubblico della web tv, ha scelto i tre musicisti, anzi, è giusto sottolineare, musiciste, invitate in questa edizione di Rondò; tra queste Felicita Brusoni che ospitiamo questa sera in duo con Matteo Bogazzi.

 

In corso in queste settimane la II edizione di Young Performers on Digital Stage.

 

 

DAL PROGRAMMA DI SALA

 

Jörg Widmann (1973)

Schallrohr per soprano e pianoforte (2007)

“Sono un musicista”, dice di sé Jörg Widmann, uno degli artisti contemporanei più poliedrici: clarinettista, direttore, insegnante e soprattutto compositore dotato di una incontenibile curiosità. “Come i musicisti dell’era classica non posso separare il mio lavoro di strumentista e direttore d’orchestra dall’essere un compositore”. Da sempre i suoi lavori hanno mostrato la tendenza ad esplorare territori musicali del tutto nuovi, ma sempre con un profondo legame con il pensiero compositivo del passato, in un modus operandi intriso di sapienza artigianale e gusto per le deviazioni extra-musicali, oltre che per gli arditi rimandi a codici poetici e retorici che si perdono indietro nel tempo. In questo esperimento sonoro, inteso come viaggio di scoperta, vengono esplorate le combinazioni tra le risonanze delle due personalità in azione: voce e pianoforte. Tutte le azioni vocali si trovano ad essere emesse attraverso un tubo (lo Schallrohr), e direttamente immesse nell’intimo dello spazio sonoro pianistico, il quale a sua volta partecipa e risponde con una moltitudine di tecniche esecutive piuttosto insolite, seppur inquadrate in un’estetica che ben conosciamo. L’insieme che ne deriva risulta maggiore della somma delle parti: siamo davanti ad un divertissement teatrale che non manca di stupirci con momenti di grande concentrazione poetica.

 

Niccolò Castiglioni (1932-1996)

Dickinson Lieder per soprano e pianoforte (1977)

Leggendo di Niccolò Castiglioni capita sovente di imbattersi nelle impressioni di chi, conoscendolo di persona, vedeva in lui purezza e semplicità, sensibilità e serenità. Un adulto con il cuore di un fanciullo, un po’ naif. Nella sua musica la sua indole sembrava arricchirsi ulteriormente con una tecnica evoluta e sofisticata, dando vita a un discorso straordinariamente vario e comunicandosi in uno stile inconfondibile. Attraversatore delle più diverse esperienze, in primis dell’Espressionismo e dello Strutturalismo post-bellico, trovò l’originale espressione di sé in una concezione musicale che, senza escludere il ricorso al sistema tonale, si caratterizza per la ricercatezza timbrica e la predilezione per le piccole forme libere. In questo senso uno dei lavori più rappresentativi della sua evoluzione musicale è Inverno in-ver (1973, rev. 1978), raccolta di undici poesie per piccola orchestra, dove il titolo dell’ultimo movimento “Il rumore non fa bene. Il bene non fa rumore” riassume perfettamente la sua poetica. Nella scia di questo e di altri bellissimi lavori da camera, come Quodlibet (1976) e Quilisma (1977), si colloca la messa in musica dei sei brevi testi della poetessa americana, esistenti anche in una versione per soprano e piccola orchestra: in un ambiente sonoro scheletrico ma mai asettico, attraverso una scrittura a tratti ascetica, a tratti quasi edonistica, si sviluppa e si esprime a pieno l’essenziale madrigalismo dell’autore, che si conferma maestro di ironia.

 

Fabio Nieder (1957)

Lieder von der Liebe zur Erde (1996-2006)

Compositore raffinato e sempre di grande interesse, profondo conoscitore del repertorio liederistico e della cultura germanica, Fabio Nieder non può non essere vicino alla sensibilità della poesia tedesca. Tanto da dichiarare: “Ho difficoltà a considerare passato la Dichterliebe di Schumann. Per me è musica ancora da scoprire! […] Ho simpatia e interesse per chi vuole creare mondi nuovi, fuori da ideologie e mode”. Questa vivida considerazione della materia ancora scottante del passato musicale si dipana nel mondo compositivo di Nieder in una varietà di riferimenti. Mentre il titolo è un chiaro omaggio a Gustav Mahler, la stimmung del brano si trova condensata in un testo scritto da Edvard Munch nel 1892: “Lei era un cigno che con il suo lungo collo sottile scivolava dolcemente sulla superficie dell’acqua, si guardava attorno con occhi miti, guardava nella profondità dell’acqua che era azzurra con bianche nubi, così come il cielo di sopra credeva. Io stavo nella profondità, nuotavo tra vermi blu-neri, fango di color verde-marrone e intorno a me orrendi animali e mi ricordavo di quel tempo, quando io ancora ero lassù sulla superficie dell’acqua, in tutto quell’azzurro chiaro, quando non avevo ancora tutto questo fango nei bronchi”.

Il primo dei due Lieder, O Erd’, composto nel 1996, intona un breve frammento di Friedrich Hölderlin con un fascino tutto particolare. Uno statico pedale del pianoforte è basato sulle note perno del brano, che individuano un campo armonico di un semitono, appena ampliato nella parte centrale del brano; su di esso si snoda la melodia vocale, spaziata, al contrario, su estesi intervalli che trasformano il rapporto intervallare di base di semitono in un ampio percorso nei diversi registri vocali. Il movimento pendolare tra le due altezze si carica sempre più di peso come un ramo d’albero che cede progressivamente sotto il peso della neve che cade. Alla fine, il peso sparisce e tutto è limpido come un cielo stellato. Nel secondo Lied, Verwandlungslied, accade l’inatteso: sembra che la voce di soprano galleggi su di una massa oleosa, ripugnante. Si crea l’impressione di qualcosa di perso, di una solitudine (quella della voce), di una distanza insormontabile. Il suono del pianoforte è una massa vischiosa che si rigira su se stessa, tutto viene suonato più piano possibile. Il testo della nona Elegia di Duino di Rilke dice: “Terra, non è questo quello che tu vuoi, risorgere invisibile in noi? – e poi ancora – non è la trasformazione il tuo compito pressante?”.  La parola “unsichtbar” (invisibile) viene ripetuta in diverse permutazioni come se rigirando un oggetto se ne volesse cogliere l’essenza. Poi la voce si perde, il pianoforte si ferma e… l’invisibile di Rilke si fa suono lontano.

 

Helmut Lachenmann (1935)

GOT LOST (2007-2008)

Troviamo in GOT LOST, l’unico pezzo scritto da Helmut Lachenmann per questo organico, un fondamentale esercizio di riflessione sulla natura della voce come strumento di espressione soggettiva, come strumento espressivo a priori, dotato di personalità e aura fortemente individuali, come un messaggio della persona attraverso il corpo, che nella tradizione liederistica romantica e post-romantica poggiava la sua forza comunicativa sulla comprensione del testo da parte dell’esecutore e dell’ascoltatore, e su di un materiale musicale in gran parte legato ai codici della musica popolare. Quando il cosiddetto “Io” ha cominciato ad essere denudato dalla letteratura e dalla psicoanalisi agli inizi del secolo scorso, e ridotto ad una più o meno inconsapevole somma di istinti e impulsi ai quali siamo soggetti e con i quali cresciamo, ha cominciato anche, coerentemente, ad esprimersi musicalmente in strutture sonore altrettanto nude. Da qui l’attenzione dei compositori di musica vocale all’aspetto puramente fonetico di un testo. In GOT LOST il testo si ascolta frammentato, mutilato nelle sue componenti fonetiche, e l’ascoltatore è colui che accetta la sfida di ricostruirlo, di decifrarlo come si fa con un’antica iscrizione parzialmente cancellata dal tempo. I testi utilizzati sono tre, volutamente incompatibili tra loro. Il frammento di Nietzsche viene musicato con esclamazioni, richiami, invocazioni: “Non c’è più un sentiero. Soltanto l’abisso e il silenzio.”, “Tu sei perduto.”. Passi come questo danno un’immagine molto chiara del problema creativo posto innanzitutto al compositore dalla condizione di frammentazione del soggetto individuale, del nostro “Io”. Il testo di Fernando Pessoa (“Tutte le lettere d’amore sono ridicole”) fa da controcanto ironico all’eroismo del primo, e viene espresso con ritmi danzanti. In entrambi i testi, però, le azioni della voce non arrivano mai a toccare il canto vero e proprio: questo è riservato dal compositore al terzo testo, un object trouvé, il più anonimo, il più brutto dei tre. Un lamento per una cesta perduta, trovato da Lachenmann stesso sulla parete di un ascensore a Villa Walther, che diventa sintesi retorica di tutti i lamenti musicali di ogni tempo e luogo.

La scrittura per il duo tende a ricreare all’ascolto l’impressione di un terzo strumento totalmente nuovo, fusione dei due strumenti reali, strumento creato e presto sabotato, distrutto dall’interno.

 

 

Ingresso al concerto con green pass rafforzato e mascherina FFP2.

Prenotazioni al link:

https://form.jotform.com/DivertimentoEnsemble/concerto-20-aprile-2022

 

 

BIGLIETTI

 

BIGLIETTI: – da 3 a 12 euro