Iran, Sport e Diritti Umani. Se ne è parlato di recente a Milano presso la sala Wanted Clan con la giornalista e regista Clementina Speranza dopo la proiezione del suo documentario STAI FERMO LÌ, che vede protagonista Babak Monazzami, persiano e poliedrico artista.
Volto noto in Italia, perché protagonista anche del video musicale di Giusy Ferreri (uscito nel 2009) che porta lo stesso titolo STAI FERMO LÌ, con il brano firmato da Tiziano Ferro e Roberto Casalino.
“Da quando ho girato il documentario osservo maggiormente quanto accade in Iran e dal 28 dicembre 2025, seguo ogni giorno, video e notizie internazionali. Ma soprattutto sono davvero triste per gli oltre 42 mila iraniani brutalmente uccisi dal Regime islamico. Per questo ho voluto che questa sera a parlare fossero proprio gli iraniani”, ha spiegato Clementina Speranza.
Sul palco per il talk c’erano, infatti, Babak Monazzami, Jafar Hassibi, medico e attivista e Elaheh Tavakoliyan, attivista ferita al volto dagli uomini del regime durante una manifestazione in Iran e per questo ha perso l’occhio destro.
E 4 calciatrici iraniane: Sara Behnoud, Dorsa Aslani, Fahimeh Ranjbar e Atieh Mazi, capitana della Nazionale Iraniana di calcio femminile in Italia allenata da Kasra Chalab. Squadra tra l’altro protagonista del documentario “Las Leonas” e del film “Shene” in fase di produzione.
STAI FERMO LÌ nella versione di 60 minuti presenta un nuovo montaggio. È diviso in racconti e 3 tra questi riguardano lo sport: uno sul badminton e due sul calcio.
Babak racconta che amava il calcio italiano, tanto che in Iran aveva imparato un po’ di italiano seguendo le telecronache delle partite di serie A.
E imitava i calciatori di quegli anni: aveva i capelli come Nesta e Maldini, e il pizzetto alla Roberto Baggio. Ma a causa di quell’aspetto “troppo occidentale”, il giorno dell’esordio in Serie A Under 18, viene mandato a casa da un manager della federazione per il quale erano fondamentali i valori islamici.
Per gli episodi legati allo sport il documentario Clementina Speranza ha ricevuto il Premio USSI ESTATE 2025 (Unione Stampa Sportiva Italiana). Il film ha ottenuto anche diversi allori e riconoscimenti, tra questi il Premio per la Pace rilasciato dall’Ambasciata Svizzera in Italia, il Premio Cine Migrare 2024 (Via dei Corti – Festival Indipendente di Cinema Breve, X edizione).

Il documentario, nella nuova versione di 60 minuti, è diventato così un’occasione di riflessione e di dialogo di sport e Diritti Umani e l’incontro è stato presentato dalla giornalista sportiva Federica Fossi.
Oggi Babak non può più praticare i suoi sport del cuore il calcio e il badminton. Dopo essere rimasto vittima di un’aggressione a Berlino durante Donna vita Libertà ha subito un intervento alla schiena in Italia e poco tempo dopo una nuovo attacco che ha compromesso una buona e rapida guarigione.
Sul palco ha spiegato della sua invalidità a seguito dell’attacco terroristico e della mancanza di responsabilità delle autorità tedesche. E ha parlato anche della sua attuale situazione in Germania in cui tutti i diritti che dovrebbe avere come cittadino tedesco non sono riconosciuti, non sono rispettati.
“Negli uffici tedeschi continuano a rimpallarsi responsabilità e vengo continuamente discriminato – racconta Babak Monazzami -. Dovrei seguire delle terapie per le ossa e per il dolore ma pure queste mi sono negate perché lo stato non provvede al pagamento della mia assicurazione da oltre 6 mesi. Anche per questo il processo di guarigione è fermo, mi stanno procurando ulteriori danni di salute e psicologici. Continuo pertanto a subire anche in Germania la totale privazione dei Diritti Umani, e continuo la battaglia per i miei diritti, ma non per questo smetto di lottare anche per i diritti e la libertà del popolo iraniano”.
Stesso pensiero anche per Elaheh Tavakoliyan che malgrado continuino le cure e gli interventi all’occhio non smette di lottare per il popolo iraniano “Vogliamo che cada il Regime Islamico”, ha concluso Elaheh Tavakoliyan.
Sulla spalliera delle poltroncine della sala Wanted Clan oltre 50 foto di atleti che sono stati uccisi o arrestati dagli uomini del Regime Islamico durante le proteste iniziate in Iran il 28 dicembre 2025.
C’è Rashid Mazaheri, 36 anni, portiere della nazionale iraniana. Il suo arresto è avvenuto il 25 febbraio, dopo aver scritto: Khamenei sei satana. Gli agenti hanno fatto irruzione a casa sua. Lo ha riferito la moglie. Non si hanno più sue notizie.
C’è Jasem Vishkaei, 43 anni, campione del mondo di karate. L’8 febbraio le autorità hanno fatto irruzione nella sua casa vacanze a Bandar-e Anzali per effettuare l’arresto e, nel farlo, hanno confiscato i suoi dispositivi elettronici. Attualmente non ci sono informazioni sulla sua posizione.
Alcuni dei tantissimi campioni iraniani sono stati ricordati durante la serata dalle calciatrici che si sono anche emozionate e hanno emozionato.
Atieh Mazi è la capitana e ha ricordato Sahar Fard, 38 anni, campionessa di Taekwondo e allenatrice di ginnastica artistica. Si occupava anche di volontariato a Teheran.
È stata uccisa l’8 gennaio 2026 a Qarchak, Varamin, da un colpo di arma da fuoco diretto alla fronte sparato dagli uomini del regime islamico.
Nel suo ultimo post su Instagram aveva condiviso la foto di una donna che tiene tra le braccia l’Iran in fiamme e aveva scritto:
“Anche se tra noi rimarrà una sola donna che lancerà un grido di gioia nel giorno della libertà sarà sufficiente”.
Fahimeh Ranjbar ha rievocato la storia di Saleh Mohammadi, 19 anni di Qom; un lottatore della nazionale e un campione che aveva conquistato numerose medaglie in competizioni nazionali e internazionali. Ma che è stato recentemente impiccato perché accusato di essere nemico di Dio.
Sara Behnoud ha ricordato Masoud Zatparvar, detto Mehdi, 39 anni. 2 volte campione del mondo di bodybuilding e allenatore professionista. Ucciso dagli uomini del regime islamico il 9 gennaio 2026.
Mehdi Zatparvar era attivo sui social, postando diversi video di allenamento e pose. Ma gli ultimi post avevano un tono diverso. L’ultimo: Voglio solo ciò che mi spetta di diritto.
Una voce che mi è stata tolta il silenzio per quarant’anni deve farsi sentire.
Voi siete la causa dei nostri giorni. Ci avete portato via la giovinezza, le speranze, i sogni e le cose più semplici.
Dorsa Aslani, ha parla di Arnika Dabbagh, 19 anni, di Gorgan, in Iran. Era campionessa di nuoto e cintura nera di karate. Durante le proteste nel suo Paese, Arnika è stata uccisa da colpi di arma da fuoco dagli uomini del regime. Sua sorella ha scritto un messaggio molto dolce: “Non hai battuto il record nazionale, ma hai vinto una medaglia nel cuore del mondo”.
“Si tratta di un messaggio chiaro: nemmeno gli eroi nazionali sono al di sopra della punizione se sfidano la Repubblica islamica”, afferma Clementina Speranza.
In questo contesto drammatico e complesso, emerge con forza la determinazione di coloro che nonostante le avversità continuano a lottare per un futuro migliore.

La serata al Wanted Clan e il documentario “STAI FERMO LÌ” di Clementina Speranza diventano non solo un potente strumento di denuncia, ma anche un faro di speranza e di solidarietà internazionale.
Le storie di Babak Monazzami, Elaheh Tavakoliyan e delle calciatrici iraniane rappresentano un grido di resistenza e di coraggio. Mentre le voci degli atleti scomparsi riecheggiano nella memoria collettiva, ci ricordano che la battaglia per i diritti umani e la libertà non ha confini.
È un invito a non restare indifferenti, a unirsi nella lotta per un mondo in cui ogni individuo possa vivere libero e rispettato.
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