Dal 7 marzo al 19 aprile 2020 il Ma.co.f – Centro della fotografia italiana di Brescia presenta Il grande incanto, una personale dedicata alle opere di Christopher Broadbent, fotografo londinese naturalizzato italiano. Il percorso espositivo è curato dal collezionista di fotografia Mario Trevisan e dal direttore del centro Renato Corsini.

La mostra, composta da trentasei fotografie distribuite in quattro sale, è un excursus nell’opera fotografica still life di Christopher Broadbent, che ha fatto dello studio della luce uno degli strumenti principali nella realizzazione delle sue immagini. Broadbent utilizza nel suo lavoro indifferentemente banco ottico e Leica digitale e ogni ripresa deriva da uno studio approfondito dei piani prospettici e dalla separazione dei toni in chiaroscuro, seguendo il principio della sorgente di luce unica.

L’utilizzo del banco ottico e di tempi molto lunghi permette letteralmente alle cose di accadere: gli oggetti raffigurati compiono sul set un vero e proprio percorso vitale, immortalato nel momento dell’abbandono: “Ho lavorato per decenni sul fasto editoriale e pubblicitario, ora descrivo cose semplici, dimenticate che attendono nella penombra una sistemazione”. L’atto finale della stampa è un passaggio a cui il fotografo dedica un’attenzione artigianale e meticolosa per restituire un risultato leggibile che dà rilievo alla componente materica dei suoi soggetti.

Quello che resta. Storie di retrocucina è l’eloquente titolo della serie presentata in mostra. Attraverso le sue composizioni il fotografo mette in contrasto gli elementi naturali con quelli inanimati, accantonati o dimenticati, raggiungendo un risultato visivo che riprende le forme essenziali della natura morta tradizionale, la visione ortogonale e il disegno in chiaroscuro. Christopher Broadbent usa principalmente una macchina fotografica di legno, la luce naturale e tempi molto dilatati, lasciando spazio al mutamento di luce e contenuto.
I soggetti privilegiati da Broadbent per i suoi still life sono elementi del mondo vegetale, fiori in disfacimento e utensili di uso comune da refettorio o da cucina, il metallo povero è un elemento importante per la resa delle immagini e la concretezza che le caratterizza. Inedita, infine, la sala che chiude la mostra dove è esposta una successione di fotografie che raccontano la trasfigurazione dei soggetti.
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