Un aumento del carburante stimato tra il 25% e il 30% sta comprimendo i margini delle microimprese. Marco Accornero, segretario generale di Unione Artigiani Milano–Monza Brianza, chiede misure per calmierare i prezzi.
Il caro gasolio mette sotto pressione i piccoli artigiani dell’autotrasporto. L’aumento dei costi, le difficoltà nel rivedere le tariffe e i pagamenti spesso dilazionati stanno riducendo i margini delle microimprese che ogni giorno garantiscono servizi di presa e consegna, anche in Lombardia.
A richiamare l’attenzione sulle difficoltà del comparto è Marco Accornero, segretario generale di Unione Artigiani Milano–Monza Brianza. «Il caro gasolio sta portando al collasso i piccoli artigiani dell’autotrasporto. Uomini e donne che svolgono un lavoro spesso silenzioso e invisibile, ma assolutamente strategico e indispensabile: senza di loro l’intera filiera economica e la vita quotidiana delle comunità si fermano», afferma.
Costi in aumento e tariffe ferme
Secondo Accornero, gli operatori devono fronteggiare rincari che riguardano non soltanto il carburante, ma anche manutenzione e spese fisse. Molte imprese, nel tentativo di restare concorrenziali, non riescono ad aggiornare i propri tariffari in misura adeguata e finiscono per assorbire direttamente una parte degli aumenti.
«Oggi questi micro-imprenditori viaggiano con margini di guadagno sempre più ridotti, facendosi carico da soli di costi sempre più difficili da sostenere. Non possiamo lasciarli soli lungo le strade: servono interventi immediati per calmierare i prezzi del carburante e tutelare un presidio fondamentale dell’economia reale», sottolinea il segretario generale.
«Abbiamo ritoccato i prezzi al massimo del 10%»
La fragilità del settore emerge anche dalla testimonianza di Giacomo Macchitella, responsabile legale di TDI Srl, realtà milanese attiva da circa vent’anni nei servizi di presa e consegna diretta.
«Nonostante un aumento del gasolio che si aggira intorno al 25-30%, al momento abbiamo ritoccato i nostri prezzi di massimo il 10%», racconta. Uno scarto che riduce sensibilmente la redditività, soprattutto nei rapporti con i clienti di lunga data.
«Per un cliente occasionale possiamo provare, mercato permettendo, ad alzare leggermente il nostro tariffario; per chi ci richiede trasporti quotidiani da anni è praticamente impossibile rivedere gli accordi già siglati. E così succede che in molti casi ci limitiamo a coprire i costi, in altri andiamo addirittura in perdita», spiega Macchitella.
Pagamenti a 90 giorni e rischio occupazionale
A rendere più complessa la gestione è anche la liquidità. Le imprese devono sostenere nell’immediato le spese per carburante, manutenzione e costi fissi, mentre gli incassi possono arrivare a 30, 60 o, in alcuni casi, 90 giorni. Una condizione che diventa difficile da reggere quando i costi aumentano più rapidamente dei ricavi.
Macchitella avverte che il margine per continuare a operare potrebbe ridursi a pochi mesi. «Riusciamo ad andare avanti ancora per qualche mese, ma se l’emergenza non rientrerà e non si troveranno delle soluzioni, a rischio ci sono i posti di lavoro. Personalmente non vorrei mai dover prendere decisioni di questo tipo, ma è necessario trovare una soluzione nel più breve tempo possibile».
La richiesta delle imprese è quindi di intervenire rapidamente sul costo del carburante e sulle condizioni che comprimono la sostenibilità economica dei piccoli operatori. Perché, come ricorda Accornero, il trasporto artigiano resta un anello essenziale della filiera e della vita quotidiana delle comunità.



















































