Unione Artigiani, previsti cali di fatturato anche superiori al 50%.

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Le imprese artigiane di Milano e di Monza Brianza prevedono pesanti cali di fatturato quest’anno a causa dell’emergenza Coronavirus, la metà di esse addirittura superiori al 50%. Contano però di recuperare la clientela persa entro la fine del 2021, ma necessitano di liquidità prima di tornare a fatturare e usufruiranno di finanziamenti e di agevolazioni statali.
Questo il quadro offerto dall’analisi dei risultati di una interessante indagine su base volontaria condotta dall’Unione Artigiani di Milano e Monza-Brianza con i propri associati e che ha raccolto 600 risposte.
A rispondere sono state in particolare ditte individuali (50,33%) e società di persone (35,03%), in misura minore società di capitali (13,32%) e professionisti (1,32%).
La stragrande maggioranza di queste imprese vive esclusivamente di mercato interno, locale. Più del 76% di esse infatti non vende all’estero, ed anzi il 30,74% non va oltre i confini della propria provincia, con un ulteriore 31,26% che si ferma in Lombardia. Solo il 24,18% offre prodotti al mercato italiano, con relativi problemi di mobilità interna, contro il 13.82% che non esce addirittura dai confini comunali.
Il 74,87% degli intervistati non intercetta però, direttamente o indirettamente, la domanda turistica. Solo una piccola parte potrebbe subire gli effetti drammatici che affliggono il settore.
Per il 46,58% degli artigiani che hanno risposto al questionario, per tre quarti imprenditori uomini con massimo 3 dipendenti, il fatturato 2020 calerà di più del 50%. Il 30,05% lo stima tra -30 e -50%; il 20,53% tra il -20 e il -30%. Solo il 2,84% degli artigiani spera di arginare le perdite sotto al 20%.
Serpeggia ottimismo circa il tempo necessario per tornare ai livelli pre-emergenza. Se il 25,92 % pensa che non sarà mai più recuperata totalmente la clientela persa in questi mesi di quarantena forzosa. Gli altri sono convinti di recuperare al massimo entro fine 2021. Il 21,74% addirittura è fiducioso di farcela entro fine anno.
Ma quando si potrebbe riprendere l’attività produttiva? Il 35,77% degli artigiani non si azzarda a stimarlo, mentre il 24,13% spinge per la prima settimana di maggio e il 26,62% guarda a fine maggio. Pessimista solo il 13,48% deglki intervistati che pensano che si riaprirà solo dopo la fine di maggio.
Nell’ipotesi che la situazione di emergenza si prolunghi ulteriormente, il 56,48% denuncia di aver bisogno di un sostegno finanziario tra i 25 e i 100mila euro. Il 34,81% potrebbe farcela con meno di 25mila, mentre il 7,68% necessiterebbe di una cifra tra i 100 e i 500mila euro.
Il 39,17% dei piccoli imprenditori dichiara l’intenzione di voler usufruire dei finanziamenti garantiti dallo Stato, mentre un altro 31,83% ancora non sa dare una valutazione. Il 19,17% non chiederà nulla.
La stima di esigenza di liquidità vede il 39,07% degli intervistati puntare alla copertura dei costi fissi e dei costi del personale dipendente; il 27,08% di tutto il fatturato perso; il 15,28% dei soli costi fissi.
Su 600 risposte al questionario, il 51,84% ha usufruito del “bonus 600 euro”. Un altro 15,21% sta usando la cassa integrazione, mentre il 19,12% afferma di non aver chiesto nulla.
Scarso appeal per il finanziamento da 25mila euro offerto con garanzia al 100% dello Stato e presentato come facilmente ottenibile dalle banche.
In vista delle riaperture poi, il 42,88% degli intervistati prevede di dover dotare il personale di protezioni individuali adeguate. Il 32,43% pensa di ridurre il numero di clienti da servire contemporaneamente e il 20,18% studia la revisione del layout produttivo.
“L’immagine che possiamo commentare – spiega il segretario generale dell’Unione Artigiani, Marco Accorneroè quella della tipica caratteristica artigiana fatta di imprese molto piccole, spesso individuali o con massimo 3 dipendenti. Poche hanno rapporti di mercato a livello nazionale, ancor meno esportano. L’artigianato vive di domanda interna e gli orizzonti non appaiono rosei, passando da una stagnazione che perdurava già da mesi a una catastrofe emergenziale mai vista prima. Molti dovranno pensare a reinventarsi sondando il mercato di riferimento, una sfida che storicamente l’artigiano ha sempre dimostrato di saper affrontare e vincere.”
“Se è vero – prosegue Accornero – che il crollo del turismo in un’area come Milano, che dopo Expo 2015 stava vivendo un autentico boom, non intaccherà pesantemente l’artigianato, occorre pensare che tutto il sistema economico locale, regionale e nazionale è in stallo e che a soffrire sono e saranno principalmente i più piccoli. Occorre una svolta di maturità nelle pmi artigiane, che dovranno ripensarsi e affidarsi a modelli di gestione più precisi. Ma sono necessari anche interventi concreti a loro favore, attraverso lo stralcio di imposte e tasse e finanziamenti a fondo perduto. La richiesta di liquidità è fortissima perché le aziende coraggiosamente puntano a rimettersi in piedi, a giungere al momento in cui torneranno a fatturare e in questa situazione i sostegni pubblici sono vitali. La ripresa delle attività e della domanda diventeranno determinanti per valutare in seguito il merito creditizio delle imprese. Tutti temi per i quali Unione Artigiani sta fornendo assistenza e consigli alle piccole imprese, in particolare nell’accesso al credito e ai finanziamenti, oltre che per la revisione dei contratti di affitto e il pagamento dei canoni, nella convinzione che insieme ce la faremo.”
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