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Portafoglio ordini gonfio ma con magazzini vuoti e assunzioni congelate. La mancanza di materie prime sta provocando – secondo un’indagine compiuta tra 300 imprese associate ad Unione Artigiani –  un’impennata dei costi di produzione (per il 100% delle aziende), l’aumento a due cifre dei dei prezzi per i clienti (per il 48%) con gravi ritardi nelle consegne e il congelamento il turnover dei lavoratori (80%). Ma solo il 2%, per fortuna, non esclude il rischio di chiudere bottega.

PREZZI DEL 20%, TANTE FILIERE IN DIFFICOLTÀ

Un’impresa su due, specie nella filiera dell’edilizia e della metalmeccanica, ha già deciso che i listini saliranno, in media, tra il 10 e il 20%. Impossibile fermare l’ascesa dei valori di bollette e forniture: materie prime e semilavorati si trovano col lanternino o con prezzi fuori controllo e intrattabili, da prendere o lasciare, come per l’energia e carburanti. Le risposte al questionario confermano uno spacciato già noto e individua nuovi scenari di crisi di alcuni settori. Metalmeccanica ed edilizia in primis si ritrovano con decine di aziende alla caccia di ferro, acciaio, alluminio, ponteggi, pannelli per cappotti termici, prodotti per gli arredi a partire del legno, serramenti ma non solo. Ci sono meccanici e installatori/impiantisti che fanno fatica a trovare prodotti per l’elettronica come ricambi e componenti auto, compresa la minuteria. Iniziano a scarseggiare resine, carte e cartoni, perfino guanti, mantelle e prodotti per sterilizzare. Nell’alimentare è già allarme per alcune scorte di prodotti naturali e artificiali.

Sul banco degli accusati per costi e ritardi nelle forniture sono, per il 65% del nostro campione, filiere italiane o UE, il resto risulta in gran parte (28%) connesso con le difficoltà di approvvigionamento delle imprese cinesi o dell’estremo oriente.

OCCUPAZIONE A SALDO ZERO

Fino a che le forniture arriveranno care o a singhiozzo, l’occupazione sarà a saldo zero. I nuovi contratti di lavoro sono congelati o a tempo determinato. Le nuove assunzioni (per metà apprendisti) nelle imprese alla prese con la crisi da materie prime compenseranno il turnover anche se resta alta l’attenzione per intercettare personale specializzato non appena il mercato delle materie prime tornerà regolare. Tornitori, meccatronici, fresatori e tutti i mestieri dell’edilizia e della produzione alimentare tengano in caldo le candidature. “Non ci sono alternative: le nostre imprese devono attraversare anche questo ennesimo mare in tempesta  – commenta il Segretario Generale di Unione Artigiani Marco Accornero – all’interno paradossalmente di un quadro di domanda elevata. Un fatto inedito per l’economia italiana ma che potrebbe scatenare una ripresa dell’inflazione. Attediamo le mosse del Governo ma siamo fortemente preoccupati sui tempi necessari per ottenere un raffreddamento dei prezzi.”

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