Spread oltre 320, borsa apre a -1%.

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epa08296851 A view of digital market boards at the Australian Stock Exchange (ASX) in Sydney, Australia, 16 March 2020. The ASX dropped more than 7 percent at the opening of trade as concerns over the coronavirus and COVID-19 pandemic grow. EPA/JAMES GOURLEY AUSTRALIA AND NEW ZEALAND OUT
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Lo spread tra Btp e Bund supera anche la soglia dei 320 punti base, a 322, con il tasso del titolo italiano a 10 anni che sfiora il 3% , al 2,98%, toccando il livello più alto da febbraio 2019.

Listini pesanti in Europa ad eccezione che a Madrid (-0,18%) e in Piazza Affari (-1%), dove il blocco delle vendite allo scoperto incomincia a funzionare. I listini continentali e Londra (-3,3%) scontano il timore per il contagio del coronavirus, che ha ormai varcato le Alpi, costringendo gli altri Paesi ad adottare misure analoghe a quelle italiane. Francoforte cede il 3,4% e Parigi il 2,5% nonostante il blocco alle vendite allo scoperto deciso anche in Francia. Negativi i futures Usa, mentre il greggio (Wti -2,2%) continua a scendere a differenza dell’oro (+1,9%). In rosso tutti gli indici settoriali ad eccezione dei telefonici, spinti dal massiccio ricorso al telelavoro. Salgono la belga Proximus (+13,4%), l’olandese Koninklijke (+11,6%), la spagnola Telefonica (+7,7%) e Tim (+6,2%). Giù i bancari Lloyds (-5,4%), Hsbc (-2,35%) e Intesa (-2,5%), bene invece Banco Bpm (+2,2%). Pesanti Bp e Shell (-5,8% entrambe), positiva Eni (+2,58%).

Prezzi del petrolio in caduta libera per l’impatto del Coronavirus sull’economia globale. Il greggio Wti segna un ribasso del 4,2% a 25,8 dollari al barile, toccando il livello più basso da maggio del 2003. Giù anche il Brent scivolato fino a 28,06 dollari al barile.

Scatta dalla seduta di oggi il divieto annunciato ieri dalla Consob ad effettuare vendite allo scoperto su tutti i titoli di Piazza Affari per 3 mesi. Il provvedimento, che aveva interessato solo alcuni titoli nel corso delle sedute dello scorso 13 marzo e di ieri, riguarda tutte le cosiddette “posizioni corte”, utilizzate per guadagnare in Borsa anche quando i listini scendono, tramite la compravendita di titoli presi a prestito. A questo si aggiunge l’introduzione di un regime di “trasparenza rafforzata” per i 48 titoli a maggior capitalizzazione e ad azionariato diffuso, che prevede la comunicazione di variazioni sull’azionariato a partire dall’1% per le società più grandi e dal 3% per le Pmi, in luogo rispettivamente del 3 e del 5%. Provvedimenti contro le vendite allo scoperto sono stati adottati anche dalle Autorità finanziarie in Spagna, Francia e Belgio.

Nuova giornata difficile per i listini di Asia e Pacifico, ancora una volta legata agli effetti della diffusione del coronavirus. I listini orientali hanno scontato il calo delle esportazioni dalla Cina al Giappone, che in febbraio si sono dimezzate, bloccando di fatto le attività manifatturiere. Tokyo ha ceduto l’1,68%, Shanghai l’1,83% e Taiwan il 2,34%. Più pesanti Seul (-4,86%) e Sidney (-6,43%), legata al prezzo delle materie prime, che a parte l’oro e il minerale di fatto hanno segnato nuovamente il passo. Sotto pressione anche Hong Kong (-3,61%) e Mumbai (-3,94%), ancora aperte. Negativi i futures sull’Europa e su Wall Street, in attesa della bilancia commerciale italiana e dell’Ue e dei dati sulle nuove costruzioni di case negli Usa.

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