Il TAR accoglie il ricorso della Fondazione Luara e Alberto Genovese: prosegue l’attività di Casa di Stefano
Arriva una svolta nella vicenda che negli ultimi mesi aveva acceso il dibattito a Bodio Lomnago. Come riportato da Il Giorno, il Tribunale amministrativo regionale della Lombardia ha accolto il ricorso della Fondazione Laura e Alberto Genovese, annullando l’ordinanza comunale del 12 maggio che aveva contestato l’utilizzo dell’immobile destinato a “Casa di Stefano”. Con la sentenza pronunciata martedì 16 giugno, i giudici hanno dato ragione alla Fondazione, confermando la validità del progetto sociale nato per accompagnare persone con problemi di dipendenza in un percorso di recupero e reinserimento e consentendo alla struttura di proseguire la propria attività.
I controlli effettuati da Ats Insubria il 17 giugno hanno ulteriormente convalidato la conformità dell’attività. Attualmente la struttura ospita quattro persone, con la possibilità per l’amministrazione comunale di appellarsi al Consiglio di Stato.
La posizione dei giudici amministrativi
Nelle motivazioni della sentenza, il Tar ha chiarito che la comunità non può essere considerata una struttura sanitaria in senso stretto. L’attività svolta all’interno dell’immobile è stata infatti ricondotta a una funzione prevalentemente educativa, assistenziale e relazionale.
Secondo i giudici, l’utilizzo della villa non determina un impatto diverso rispetto a quello di una normale residenza, elemento che ha portato all’accoglimento delle ragioni presentate dalla fondazione.
Si tratta di un pronunciamento che potrebbe rappresentare un punto di riferimento anche per altre realtà analoghe impegnate nel settore dell’assistenza e del recupero sociale.
Un progetto nato per offrire una seconda possibilità
Casa di Stefano è una comunità residenziale che ospita persone impegnate in percorsi di uscita dalla tossicodipendenza e da altre forme di dipendenza patologica.
L’obiettivo è quello di creare un ambiente familiare e protetto nel quale gli ospiti possano ricostruire gradualmente la propria autonomia, sviluppare nuove relazioni e prepararsi al ritorno nella vita quotidiana.
Il modello adottato punta non solo al supporto individuale, ma anche alla valorizzazione della dimensione comunitaria come strumento di crescita personale e responsabilizzazione.
Le verifiche degli enti competenti
Nel corso degli ultimi mesi la struttura è stata oggetto di controlli e sopralluoghi da parte degli organismi competenti. Le verifiche effettuate da Ats Insubria hanno confermato la regolarità dell’attività e la conformità del progetto rispetto alle finalità dichiarate.
Un elemento che ha contribuito a consolidare il quadro favorevole emerso durante il procedimento amministrativo.
L’impegno sociale della Fondazione
Dietro il progetto c’è la Fondazione Laura e Alberto Genovese, realtà nata con l’intento di sostenere iniziative rivolte alle persone più vulnerabili e alle famiglie che affrontano situazioni di disagio.
La comunità di Bodio Lomnago rappresenta uno degli interventi più significativi promossi dall’ente e testimonia la volontà di investire in percorsi concreti di recupero e inclusione sociale.
Attraverso attività di accoglienza, ascolto e accompagnamento, la fondazione mira a offrire strumenti utili per ricostruire prospettive di vita e favorire il reinserimento delle persone che affrontano il difficile percorso di uscita dalle dipendenze.
Alberto Genovese e la scelta di sostenere il recupero sociale
Alberto Genovese, 49 anni, è una figura di spicco dell’innovazione digitale italiana, noto come il ‘re delle startup’ per aver fondato e guidato al successo internazionale realtà diventate ‘unicorni’ del settore come Facile.it e Prima Assicurazioni. Grazie a un solido background formativo e professionale maturato tra la Bocconi, l’INSEAD di Fontainebleau e l’esperienza in colossi come Goldman Sachs e eBay, Genovese ha saputo trasformare la visione strategica e la capacità di innovazione in concrete opportunità di crescita economica.
Dal 2026, in regime di semilibertà, ha scelto di canalizzare questo approccio orientato al risultato verso un nuovo e ambizioso obiettivo: il recupero sociale.
Nel settembre 2022, con l’autorizzazione della magistratura, insieme alla sorella Laura ha costituito la Fondazione, rinominata nel 2023 ‘Fondazione Laura e Alberto Genovese’, finalizzata a fornire supporto gratuito alle famiglie colpite da problemi di tossicodipendenza. La ‘Casa di Stefano’, che attualmente ospita quattro persone, rappresenta il culmine di questa visione: trasformare l’esperienza personale e professionale in un’opportunità concreta per chi cerca di ricostruire il proprio futuro.
Cosa succede adesso
Con la pronuncia del Tar, la comunità può proseguire il proprio lavoro senza gli ostacoli amministrativi contestati nel ricorso.
Resta la possibilità di ulteriori iniziative legali da parte dell’amministrazione comunale, ma per il momento il progetto ottiene un importante riconoscimento sul piano giuridico e può continuare a sviluppare la propria attività sul territorio varesino, offrendo supporto a chi affronta percorsi di recupero particolarmente complessi.
Come riportato da Il Giorno, l’ordinanza del Comune del 12 maggio aveva inizialmente sollevato rilievi sull’idoneità dell’edificio, ma la sentenza del Tar del 16 giugno ha confermato la regolarità della struttura. I controlli effettuati da Ats Insubria il 17 giugno hanno ulteriormente convalidato la conformità dell’attività. Attualmente la struttura ospita quattro persone, con la possibilità per l’amministrazione comunale di appellarsi al Consiglio di Stato.
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