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dal 23 giugno e 10 luglio 2021    

MTM Teatro Litta

DECAMERON – una storia vera – prima Nazionale

progetto e regia Stefano Cordella

drammaturgia Filippo Renda

di e con Woody Neri, Alice Redini, Filippo Renda, Daniele Turconi, Nicolò Valandro, Silvia Valsesia

 

aiuto regia Noemi Radice

scene e costumi Eleonora Rossi

light design Fulvio Melli

composizioni originali e sound design Gianluca Agostini

direttore di produzione Elisa Mondadori

staff tecnico Luna Mariotti, Ahmad Shalabi

Si ringrazia Irene Toniolo

Coproduzione Manifatture Teatrali Milanesi/TrentoSpettacoli

Pochi mesi fa la compagnia era al Teatro Litta e nonostante la chiusura dei teatri, hanno avuto il privilegio di poter provare lo spettacolo sette giorni su sette in totale sicurezza, non sapendo ancora quale sarebbe stato il loto destino e soprattutto quando sarebbero potuti andare in scena con questo spettacolo.

Quel giorno è arrivato, e adesso con la certezza che non saranno solo delle prove: la sala del Teatro Litta prenderà forma con un pubblico vero e attento, dove potrà comodamente assistere ad una prima Nazionale del Decameron – una storia vera, il nuovo lavoro coprodotto da MTM e TrentoSpettacoli.

Il 19 settembre 2020 a Union Square, New York City, un enorme timer ha cominciato il proprio conto alla rovescia partendo da 7 anni, 95 giorni, 2 ore e 36 minuti: il tempo che, secondo gli esperti, separa l’umanità dal disastro ambientale.

Da quando si è posto il problema della fine, l’essere umano ha vissuto da un lato con terrore la possibilità che tutto finisca, dall’altro desiderando perversamente di poter essere spettatore del più grande spettacolo di tutti i tempi.

Nel 1300, mentre una pandemia incurabile dimezzava la popolazione europea, Boccaccio scrive di dieci giovani che scelgono di sfuggire al contagio rinchiudendosi in una tenuta fuori città, e forse un po’ per esorcizzare la sfortunata contingenza, decidono, per dieci giorni, di raccontarsi storie. Ogni giorno uno dei villeggianti, eletto re, propone un tema, stimolando i compagni a raffigurare le contraddizioni della società del loro tempo.

Settecento anni dopo, nel pieno di una nuova pandemia globale, sei artisti decidono di mettere in scena l’ultima festa prima della fine del mondo, dopo aver vissuto un loro personalissimo Decameron. In un’epoca in cui sembra essersi perso il senso del tragico noi che cosa abbiamo paura di perdere? Quale segno vorremmo lasciare prima che tutto finisca?

 

Note di drammaturgia

Nel rileggere Decameron con gli occhi dell’oggi ho ritenuto fondamentale non tradire il racconto dei comportamenti umani deviati o filtrati dalla morale. Ho notato che in ogni novella di Boccaccio ci fosse la presenza – o la paura della presenza – di un occhio che guarda e giudica le azioni dei protagonisti: se nel testo di ispirazione l’occhio è quello di Dio, nella mia drammaturgia l’occhio è quello delle telecamere.

Nascoste in ogni centimetro cubico del pianeta frustrano gli umani impulsi, minacciano e beffano, espongono e giudicano. Tutte le novelle di questo Decameron – una storia vera identificano una nuova morale e la raccontano attraverso l’iperbole

Filippo Renda

 

Note di regia

Decameron – una storia vera nasce innanzitutto come progetto. Essere tra i pochi fortunati a potersi permettere di provare in un periodo in cui tutti erano fermi mi ha fatto sentire molto vicino ai protagonisti creati da Boccaccio, che sono in fondo dei privilegiati.  Ho impostato tutta la prima fase di lavoro, fin dalla scelta del cast, come se fosse un vero e proprio Decameron chiedendo ad ogni artista di portare una personale lettura dello straordinario presente che stavamo e stiamo tutt’ora vivendo. Abbiamo raccolto tantissimi materiali e insieme a Filippo abbiamo scelto dieci parole su cui impostare la drammaturgia.

Le due linee principali su cui è costruito lo spettacolo sono il tema del controllo e quello dell’identità. Nel periodo di “reclusione” forzata molti di noi hanno perso quei riferimenti che sembravano punti fermi prima della pandemia. Nel nostro Decameron cerchiamo di raccontare proprio questa “crisi” attraverso i dieci quadri che compongono lo spettacolo con registri e stili diversi. Non poteva mancare il filtro della telecamera sempre più presente nelle nostre vite anche quando ne siamo inconsapevoli o vorremmo liberarcene. 

Stefano Cordella

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