LA NUOVA BOVISA , DOPO LA CRISI DELLE FABBRICHE È ORA IL POLO MILANESE DELL’INNOVAZION

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La Bovisa, quartiere periferico a Nord-Ovest di Milanoannesso alla città nel 1873, è stato uno dei più vivaci poli industriali del capoluogo lombardo per buona parte del ‘900, meta di flussi migratori interni e motore occupazionale per diverse generazioni. A disegnare i lineamenti del quartiere è la rete ferroviaria nata nel 1880, che, oltre ad avvolgerlo, lo taglia a metà in direzione Nord-Sud creando due aree dall’evoluzione indipendente perchè comunicanti esclusivamente per vie pedonali. La presenza e la conformazione dei tracciati ferroviari hanno determinato da un lato il successo della zona come polo industriale, dall’altro la chiusura rispetto al resto della città: le vie di ingresso, oggi, sono limitate alla stazione ferroviaria e a due accessi stradali. La chiusura nei propri confini e l’inadeguatezza logistica sono stati il denominatore comune dei fallimentari tentativi di rinascita e riconversione della zona nel XX secolo.
Cenni storici: il ‘900
All’inizio del secolo, Bovisa ha ospitato i primi studi cinematografici italiani, quelli dell’Ambrosio Film di Torino, seguiti subito da decine di altri istituti e studi del settore, come l’Armenia Film e la Milano Films, creati prima di Cinecittà e nei quali vennero girati i primi lungometraggi muti. Un progetto che ha ceduto immediatamente il passo all’industrializzazione dell’area.

Per la prima metà del ‘900, decine di fabbriche, oggi in maggioranza dismesse, hanno lasciato il loro segno nella storia del quartiere, ridisegnandone il territorio: lo stabilimento Candiani, nato nel 1882 per produrre acido solforico e inglobato in seguito nel gruppo Montecatini, Montedison, Broggi, Face, Smeriglio, Livellara e il grande complesso della Ceretti & Tanfani. Bovisa è stata anche sede dell’Officina del Gas, centrale di stoccaggio e rifornimento di energia per l’intera città a partire dal 1908. Esaurito il gas nei primi anni ’70, complice lo smantellamento delle grandi industrie iniziato sul finire degli anni ’50, la zona è stata protagonista di un processo di abbandono, testimoniato oggi dalle “cicatrici” di archeologia industriale che costellano il quartiere, inclusi gli iconici gasometri francesi del parco La Goccia, e di un progressivo aumento del degrado urbanistico e sociale.
La Goccia, che prende il nome dalla forma tratteggiata dalla ferrovia, è uno dei simboli più carichi di significato per gli abitanti del quartiere, anche se sconosciuto per la maggior parte dei milanesi. Il parco, oltre al sistema di rifornimento del gas (passato negli anni ’80 all’AEM) ha ospitato anche un’importante centrale elettrica, chiusa 1994, anno in cui è stato abbandonato definitivamente il polo energetico per lasciare spazio ad un’immensa area in cui la natura, nascosta dalle ferrovie, si è impadronita nuovamente degli spazi, fagocitando anche strutture e capannoni abbandonati.
Tra le realtà ancora attive spiccano la Fernet Branca e una piccola azienda particolarmente attiva sul territorio, Cavanna Traslochi, tra le prime ad essere iscritte nel registro delle imprese di Milano (1857). Negli ultimi decenni del secolo scorso, l’amministrazione locale ha messo in moto diversi progetti di riqualificazione delle ex aree industriali e dei grandi spazi abbandonati, progetti poi accantonati per mancanza di fondi. Tra i sussulti di rinascita della zona compare anche la nascita, nel 2006, della TBVS (Triennale BoViSa) di arte moderna, chiusa poco dopo, nel 2011.
La nuova Bovisa a cavallo dei due secoli
Nel 1990, la Bovisa si presenta come un’ex area industriale ed ex polo energetico, spopolata e abbandonata a se stessa con enormi vuoti urbani e abitativi. E’ l’anno in cui il Comune assegna al Politecnico di Milano degli spazi per distaccare alcuni campus e dipartimenti: il sistema Design ad Est, nelle strutture della ex Ceretti & Tanfani, e Ingegneria ad Ovest. Da quel momento, contestualmente ai nuovi e fisiologici flussi migratori dall’estero, si innesca un processo di recupero e trasformazione del territorio sospinto dalle amministrazioni locali, rallentato sul piano urbanistico dagli elevati costi dei progetti, ma accelerato sul piano sociale dalla massiccia presenza di studenti e dalle attività culturali delle associazioni di zona. I vari stop ai lavori di riqualificazione che si sono susseguiti negli ultimi anni non hanno fermato la nascita di luoghi ricreativi destinati alle nuove utenze, compresinumerosi locali serali, alcuni particolarmente fortunati come lo Spirit de Milan (nell’ex cristalleria Livellara) o il birrificio La Ribalta. Timidi tentativi di offrire un’alternativa al vuoto di iniziative che caratterizza le nottate in Bovisa, esattamente l’opposto del fermento studentesco delle ore diurne.

La Bovisa, separata dal resto del mondo dalla ferrovia, ha mantenuto intatte le sue caratteristiche storiche di quartiere operaio e operoso. Caratteristiche che, grazie alla spinta del mondo accademico e del relativo indotto, hanno contribuito a trasformare la zona nel nuovo polo milanese dell’innovazione.
La nascita del distretto tecnologico
La forte presenza del Politecnico, con il sistema Design, il dipartimento di Ingegneria e l’incubatore Polihub, ha conferito alla Bovisa una nuova identità, quella di quartiere a vocazione innovativa e tecnologica, interpretata e incarnata anche dai numerosi makerspace e laboratori creativi sorti negli ultimi anni. E’ il caso, ad esempio, di Fablab Milano, Makershub, Ideas Bit Factory e Polifactory, luoghi che danno corpo al nuovo “mood” produttivo di unione tra funzionalità ed estetica nel design attraverso le tecnologie di stampa 3D, i tagli laser, la ricerca sui materiali e sul riuso degli stessi.
Con la Milan Design Week 2018 questa rinascita prende definitivamente vita: debutta il Bovisa Design District, il distretto dedicato all’innovazione che propone ai visitatori percorsi interattivi alla scoperta della produzione tecnologica incubata e sviluppata in zona. Il distretto, partendo dal design, affronta  temi quali la robotica, l’intelligenza artificiale e gli approcci green applicati alla vita di tutti i giorni. Il distretto rappresenta l’incontro di diverse realtà che costituiscono o vivono il tessuto sociale e produttivo del quartiere con la volontà di indirizzare gli sforzi comuni verso il consolidamento della zona come polo dell’innovazione, in Italia e all’estero. I soggetti coinvolti sono aggregati da INBOVISA, local network che mappa e mette in rete le realtà più attive e originali.

“Il percorso di riqualificazione ha virato negli ultimi anni dagli interventi urbanistici ai reali punti di forza del quartiere: formazione, ricerca scientifica, cultura e design – spiega Antonello Fusè, Presidente di INBOVISA – diventando il punto di riferimento milanese per l’innovazione e la creatività. A differenza degli altri distretti, i protagonisti del Fuorisalone in Bovisa “fanno distretto” tutto l’anno e costituiscono l’ossatura dell’ormai consolidata propensione a sperimentare e cooperare.”
Il 17 aprile, con l’inaugurazione delle esposizioni tecnologiche Smart Life E.volution e Bright Monday all’interno dei 4000 mq del palazzo Bovisa Tech in via Durando, si è aperto un nuovo capitolo della storia di Bovisa: la collaborazione tra Italia e Cina per fare del quartiere uno dei più importanti hub dell’innovazione in Europa. Un recente accordo tra la Fondazione Politecnico e la Tsinghua University di Pechino, infatti, ha aperto le porte, proprio nel complesso Bovisa Tech, all’insediamento del colosso cinese Tus Star, il più grande incubatore al mondo con oltre 5000 aziende, 30 delle quali quotate in borsa.

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