Un inizio d’anno difficile quello della Lombardia, stando ai dati sull’inquinamento da polveri sottili (PM10). Quasi tutti i valori delle centraline di misura di ARPA sono in deciso peggioramento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Pesa di certo l’andamento meteorologico, soprattutto delle ultime settimane, ma i dati confermano il contributo sempre più rilevante delle emissioni da allevamenti, da combustione di biomasse legnose e soprattutto da traffico veicolare motorizzato, come testimonia il dato della centralina di Milano-Viale Marche, sulla trafficatissima circonvallazione della città di Milano, che a fine inverno ha totalizzato già 39 giornate di superamento della soglia di esposizione acuta, in pratica aria tossica per più di un giorno ogni due, collocando il capoluogo lombardo tra le località ‘fuori legge’.
Le elevate concentrazioni medie di PM10 nel capoluogo lombardo, misurate dalle quattro centraline ARPA, non bastano però ad assicurare a Milano il podio olimpico dello smog. Ai primi posti tra i capoluoghi ci sono infatti Lodi (1a) e Cremona (3a), città che risentono delle emissioni da allevamento in una Lombardia che è tra le regioni con il maggior carico di animali allevati in Europa.
Un dato confermato anche dal deciso peggioramento nella qualità dell’aria a Mantova, e soprattutto dalla centralina più rappresentativa del ‘distretto zootecnico’ lombardo, quella posta nella cittadina di Soresina (CR), che conferma anche quest’anno dati pessimi di qualità dell’aria.
“I dati sono testardi, e vanificano l’ostinazione con cui l’assessorato regionale all’agricoltura nega ogni addebito circa le responsabilità dell’allevamento intensivo sulla qualità dell’aria,” dichiara Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia. “Di certo, le emissioni da traffico stradale restano il primo fronte utile per la riduzione delle emissioni, ma è fuori discussione il fatto che il numero eccessivo di animali nei grandi allevamenti amplifica e aggrava i livelli di inquinamento dell’aria respirata dai cittadini della Bassa lombarda”.
Rilevante il piazzamento al 2° posto di Monza: la capitale della Brianza risente infatti della prossimità della metropoli milanese, con il suo traffico e le emissioni di industrie e caldaie residenziali. Ma la situazione ambientale della Brianza è nel dato di Meda, cittadina nota per la presenza di aziende di primo piano del settore del legno arredo: con ben 41 giorni di superamento dei livelli critici di smog e una media di PM10 pari a 49,2 microgrammi/m3 (la soglia, come valore medio annuo, è 40, e sarà ridotta a 20 con l’attuazione della nuova direttiva UE).
La spiegazione di questo dato estremo non è solo nella trafficatissima superstrada, la Milano – Meda, che la lambisce (e che sta per essere trasformata in autostrada Pedemontana, con conseguente peggioramento del traffico). I monitoraggi condotti da ARPA indicano infatti che nelle polveri sottili campionate a Meda sono presenti allarmanti concentrazioni di idrocarburi aromatici policiclici (tra cui il benzo(a)pirene, noto cancerogeno) ma anche di metalli come zinco e titanio, indicando una fonte rilevante nella combustione di legna, anche trattata con colle e vernici, i cui scarti presumibilmente vengono lavorati e in parte bruciati nei mobilifici del territorio.
Quello zootecnico e quello del legno arredo, ma anche quello del marmo dei colli bresciani, si configurano come veri e propri distretti produttivi di emissioni inquinanti, su cui occorre intervenire con azioni di risanamento e, nel caso degli allevamenti, anche con una riduzione del carico zootecnico”
PM10 – I valori medi annuali
PM10 – I giorni di superamento
Scopri di più da GazzettadiMilano.it
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

























































