Focus di Legambiente nel report Neve Diversa 2026 che analizza lo stato attuale e le sfide del settore sciistico in Lombardia, evidenziando investimenti pubblici, criticità climatiche e strategie future.
Contesto generale e percezione della Lombardia
La Lombardia si autodefinisce “la regione più ricca d’Europa” e “locomotiva d’Italia”, con un forte richiamo simbolico e politico, anche nel settore turistico invernale.
Nonostante i titoli e le formule di eccellenza, gli indicatori socioeconomici e le offerte sciistiche mostrano limiti: solo Livigno tra i grandi comprensori italiani rientra tra i dieci più estesi, con piste di circa 115 km, molto inferiori a quelli piemontesi, valdostani o delle Dolomiti.
Le montagne lombarde offrono comprensori di media grandezza, spesso a quote inferiori ai 2000 metri, più vulnerabili ai cambiamenti climatici, e soggetti alla concorrenza di aree più grandi e meglio attrezzate, anche svizzere come Sankt Moritz.
Si ipotizzano collegamenti tra comprensori lombardi e transfrontalieri, ma sono considerati utopistici per aspetti tecnici e ambientali, evidenziando le difficoltà di competere con grandi aree sciistiche.
Sostegno pubblico e investimenti
La regione sostiene fortemente il settore sciistico con ingenti risorse finanziarie, spesso senza una strategia organica, con interventi che mirano a mantenere e migliorare impianti e piste, anche in aree con scarse condizioni di neve.
Tra il 2020 e il 2025 sono stati stanziati circa 259 milioni di euro per i comprensori, con un totale complessivo di circa 466 milioni considerando anche le opere olimpiche e altri fondi.
La maggior parte dei finanziamenti è destinata a rifacimenti di impianti, innevamento artificiale, ampliamenti e collegamenti tra comprensori, spesso in aree con quote basse o condizioni climatiche sfavorevoli.
Numerosi progetti sono in fase di definizione o in attesa di finanziamenti, con alcuni che appaiono poco sostenibili o di dubbia efficacia, come il collegamento tra Colere e Valbondione o il ripristino di sci in località con quote troppo basse.
La spesa pubblica si concentra su strutture e impianti, con investimenti che rischiano di essere inutili nel breve termine a causa del cambiamento climatico e della crisi del settore.
Criticità climatiche e sostenibilità
Le condizioni di neve in Lombardia sono in costante peggioramento, con quote di innevamento spesso insufficienti e piste che richiedono ingenti interventi di innevamento artificiale.
La crisi climatica rende insostenibile il modello di sviluppo basato su impianti a quote basse e grandi investimenti, che spesso risultano poco efficaci o dannosi per l’ambiente.
Le linee guida europee e nazionali suggeriscono di diversificare e destagionalizzare l’offerta turistica, puntando su forme di sport a minore impatto ambientale e sull’adattamento alle reali disponibilità di neve.
Politiche e strategie future
La regione continua a sostenere il settore sciistico come strumento di lotta allo spopolamento e sviluppo montano, ma questa visione appare miope di fronte alle sfide climatiche e ambientali.
La strategia di investimenti pubblici si mostra disorganica e poco lungimirante, con una forte dipendenza da fondi pubblici e poca attenzione a soluzioni sostenibili e diversificate.
La legacy olimpica, seppur positiva, non potrà risollevare l’intero comparto montano, che si trova di fronte a un futuro incerto e a una crisi strutturale.
È urgente ripensare le politiche di sviluppo montano, puntando su sostenibilità, diversificazione e adattamento alle nuove condizioni climatiche, abbandonando modelli ormai obsoleti e insostenibili.
La Lombardia investe dunque ingenti risorse nel settore sciistico senza una strategia coerente e sostenibile, di fronte a un mutamento climatico che mette a rischio la stessa sopravvivenza di questo modello economico e turistico.
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