Tra trincee e altipiani: viaggio nella Milano della Grande guerra

Nell’area tra Navigli e Bocconi, la toponomastica milanese conserva una memoria precisa della Grande Guerra, fatta di luoghi del fronte e di esperienze militari entrate nel tessuto urbano della città

La Prima guerra mondiale segnò profondamente Milano, pur lontana dai combattimenti. La città fu centro industriale, logistico e umano del conflitto: fabbriche riconvertite alla produzione bellica, ospedali militari, un flusso continuo di soldati in partenza o in licenza. Nel primo dopoguerra, Milano scelse di fissare quella esperienza nella propria toponomastica, dedicando strade e piazze non tanto ai singoli protagonisti, quanto ai luoghi e alle forme concrete della guerra.

In particolare, nell’area compresa tra l’Università Bocconi e i Navigli, si concentrano intitolazioni che rimandano direttamente al fronte italiano: trincee, altipiani, montagne e personaggi legati al primo conflitto mondiale. Camminare in questo quadrante della città significa attraversare una geografia urbana che dialoga con quella bellica del primo Novecento.

Via Trincea delle Frasche

Via Trincea delle Frasche prende il nome da un tratto di linea fortificata sulla collina di San Martino del Carso (oggi in Friuli‑Venezia Giulia), che costituisce un esempio emblematico della guerra di trincea sul fronte italiano.

I ripetuti tentativi di conquista di questa posizione fanno parte soprattutto delle operazioni del 1915‑1916 lungo il Carso, dove l’esercito austro‑ungarico scavò una rete di fossati e ripari mimetizzati con frasche e rami d’albero — da cui deriva il nome — per proteggere le postazioni e renderle meno visibili all’aviazione e all’artiglieria nemiche.

Le trincee rappresentarono la forma dominante di luoghi di combattimento durante la guerra, con scavi profondi e complessi sistemi difensivi; esse caratterizzarono gran parte delle operazioni belliche italiane e austro‑ungariche dopo la prima fase di guerra di movimento. La presenza di questa intitolazione nel tessuto urbano milanese richiama direttamente quella esperienza materiale della guerra di trincea e l’importanza storica di quei luoghi nella memoria nazionale del conflitto.

Via Bainsizza

Via Bainsizza ricorda l’Altopiano della Bainsizza, teatro dell’undicesima battaglia dell’Isonzo tra agosto e settembre 1917. La serie delle battaglie dell’Isonzo costituì l’asse strategico della guerra sul fronte orientale italiano, con scontri ripetuti tra l’esercito italiano e gli austro‑ungarici.

L’offensiva sulla Bainsizza fu caratterizzata da una vasta manovra di truppe italiane per conquistare un altopiano fortificato, ottenendo un successo territoriale ma a un costo elevatissimo in termini di perdite umane e logoramento delle forze.

L’intitolazione di una strada a questo altopiano segue una pratica diffusa nei centri urbani italiani del primo dopoguerra: fissare nella toponomastica i nomi dei luoghi che, sebbene lontani da Milano, furono al centro di episodi bellici di grande impatto e rappresentano momenti cruciali della partecipazione italiana alla guerra. In questo modo, la memoria della battaglia si trasferisce nello spazio urbano, collegando la città alle vicende del fronte.

Viale Col di Lana 

Un altro nome del fronte alpino entra nella memoria cittadina con Viale Col di Lana. Il Col di Lana, un rilievo delle Dolomiti, fu uno dei punti più duramente contesi tra giugno 1915 e marzo 1916. La sua conquista da parte italiana rappresenta uno degli esempi più noti di guerra di mine, tecnica con cui gli eserciti scavarono tunnel sotto le posizioni nemiche per farle saltare con cariche sotterranee.

Il 17 aprile 1916 un’esplosione innescata dagli italiani distrusse la posizione austro‑ungarica sulla cima, un episodio che sebbene non decisivo ai fini strategici rimane evocativo per la sua brutalità e per il modo in cui la geografia montana fu trasformata in campo di battaglia.

L’intitolazione urbana di questa via milanese segue ancora una volta la scelta di fissare nomi di luoghi del fronte alpino, rendendo visibile la dimensione geografica e materiale della guerra al di fuori delle zone di combattimento.

Via Giancarlo Castelbarco 

Diversamente dalle altre tre, Via Giancarlo Castelbarco è dedicata a un protagonista umano e concreto della Prima guerra mondiale con chiaro legame personale con Milano.

Giancarlo Castelbarco Visconti Simonetta (Milano, 2 giugno 1884 – Campoformido, 29 ottobre 1917) fu ufficiale di cavalleria, comandante del 5º squadrone del Reggimento “Cavalleggeri di Roma” (20°) e combatté sul fronte del basso Isonzo. Dopo la disfatta di Caporetto e la conseguente ritirata delle truppe italiane dietro la linea del Piave, gli fu affidato il compito di occupare e difendere l’abitato di Pasian Schiavonesco per proteggere il ripiegamento delle forze italiane.

In un combattimento furioso contro le avanguardie della 5ª Divisione tedesca, Castelbarco si distinse per coraggio e dedizione al dovere: ferito due volte, rifiutò di abbandonare il suo squadrone fino alla morte, ricevendo alla memoria la Medaglia d’Oro al Valor Militare con Decreto Reale del 19 agosto 1921.

La sua via a Milano ricorda non solo un nome, ma una vicenda individuale che incarna il sacrificio dei militari italiani nella Grande Guerra, consegnandola alla memoria cittadina con precisione storica.


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