Lions in Cucina per dare un gancio al Parkinson.

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Si è svolta la prima edizione di “Lions in Cucina” presso i locali di Schmidt Cucine a Firenze. I presidenti dei Clubs Sesto Fiorentino, Firenze Scandicci e Firenze Danti Alighieri si sono sfidati sulla realizzazione di un primo piatto e gli ospiti hanno votato il migliore. Presente alla serata la Make Up Rossella Bresciani e Tr Teleregione Toscana 86. I clubs a fine serata hanno fatto una donazione all’associazione “Un gancio al Parkinson”.

Un gioco, un momento ironico, Stefano Rossini Presidente Lions Club Scandicci  e proprietario del negozio SCHIMDT che ha ospitato l’evento, Alain Ornella presidente Lions Club Dante Alighieri funzionario Maxi Calor, Roberto Casamonti Presidente Lions Club Sesto Fiorentino, da professionisti compassati e seri, hanno tolto cravatta e doppiopetto per calarsi nei panni di consumati chef gourmet, armandosi di mestoli e schiumarole, attenti a dosi e misurini, pasta e verdura, sous chef seriamente impegnati ad aiutare, cappelloni bianchi, grembiuli avvolgenti…..come è stato avvolgente e caldo il sostegno dei Lions Club per l’Associazione “Un Gancio al Parkinson”, presieduta dal Dr Maurizio Bertoni, presente alla cena per spiegare e raccontare, insieme al vicepresidente l’Avv. Massimiliano Baldesi, presidente Pugilistica Toscana.

Un progetto nuovo, sorprendente, arrivato dagli USA e adottato dal Dr Bertoni al Centro Training Lab per migliorare la qualità della vita dei malati di Parkinson, mettendo a disposizione in palestra un Team multidisciplinari per gli aspetti assistanziali e tecnici  e un campione dello sport – Dragan Lepei titolo italiano supermedi – per gli aspetti motivazionali. Particolare attenzione è rivolta alle tematiche di maggiore impatto pratico nella vita quotidiana: conoscere la malattia, le attività motorie domiciliari, i disturbi della deglutizione e della fonazione, consigli alimentari e stili di vita e infine un momento di auto-aiuto di gruppo per gestire lo stress.

In America ci sono 500 palestre di Boxe contro il Parkinson, prima fra tutte la famosa Palestra Gleason di New York. Il metodo è stato inventato nel 2006 dall’ex procuratore legale americano Scott C. Newman, a cui venne diagnosticata, a soli 40 anni, una forma della malattia di Parkinson. Grazie a un amico che l’ha spinto a fare sport, Newman ha scoperto per caso i benefici della boxe nel migliorare la sua qualità della vita. Da qui l’idea di condividere questa esperienza con chi, come lui, convive quotidianamente con questa patologia.

E ora anche la comunità scientifica è concorde sull’importanza dell’attività fisica per contrastare la malattia di Parkinson. Quella praticata è un tipo di boxe senza contatto, un allenamento definito prepugilistico. Chi è colpito dal Parkinson è paragonabile a chi è stato colpito da un gancio destro, quelli che mettono ko, la boxe aiuta a rialzarsi e ripartire. Non è trascurabile nemmeno l’importanza di ritrovarsi insieme in palestra, socializzare condividendo le stesse esperienze, ci si può divertire e fare esercizi che aiutano a vivere meglio.

E allora tra i comandi e le urla rauche, ma festose, la fatica, il sudore il malato  schiva a destra e rientra con un gancio sinistro, fa un passo di lato e torna in guardia, perché il programma non prevede gare e incontri, ma esercizi per migliorare la postura, l’equilibrio e la muscolatura.  La mente si allena a ricevere stimoli e a rispondere col corpo, meccanismo che nei parkinsoniani è compromesso, la boxe senza contatto aiuta a coordinare il pensiero col movimento e viceversa, influendo positivamente sui sintomi della malattia, rendendoli meno aggressivi. Questo non significa che si può guarire e si può fare a meno delle medicine ma la palestra rappresenta anche un modo per uscire e non chiudersi in casa e in se stessi, se si lotta si ha più voglia di vivere.

E questa tecnica è stata compresa perfettamente dai Lions Club che seguono e organizzano eventi a favore dell’Associazione “Un Gancio al Parkinson”  perché hanno compreso che  con la boxe è possibile anche schivare le insicurezze e fare a pugni con la malattia per renderla meno invalidante.

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