Sarfatti, interprete del ‘900

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Una personalità forte e ambiziosa, una donna colta e sensibile che con passione diede un nuovo corso alla cultura della sua epoca, una figura dalle mille sfaccettature, che fu vicina al Fascismo ma che dallo stesso regime fu tradita. Ai tanti talenti di Margherita Sarfatti, giornalista influente, curatrice e intellettuale, il Museo del Novecento di Milano e il Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto dedicano il grande progetto di due mostre allestite in contemporanea dal 21 settembre al 24 febbraio, con un unico catalogo edito da Electa. Al Museo del Novecento la mostra “Margherita Sarfatti. Segni, colori e luci a Milano” ricostruisce attraverso 90 opere, tra dipinti e sculture, realizzate da 40 artisti, come Boccioni, Borra, Bucci, Carrà, Casorati, de Chirico, Dudreville, Funi, Malerba, Marini, Medardo Rosso, Sironi e Wildt, il contesto culturale del capoluogo lombardo negli anni Dieci e Venti del XX secolo, e racconta il ruolo che qui ebbe l’intellettuale, giunta a Milano nel 1902. I lavori esposti, contestualizzati attraverso fotografie, lettere, inviti ai vernissage e libri d’epoca, ma anche abiti, vetri e arredi, illustrano lo spessore intellettuale di Sarfatti, la sua visione culturale e l’impegno come critica d’arte. La mostra, a cura di Anna Maria Montaldo e Danka Giacon con la collaborazione di Antonello Negri (allestita con la regia dello Studio Mario Bellini Architects), si compone di 11 sezioni che definiscono la vicenda professionale della donna, ma anche quella umana. Sarfatti, nonostante la vicinanza agli ambienti politici e intellettuali internazionali, fu infatti costretta a fuggire dall’Italia dopo che il regime di Mussolini promulgò le Leggi razziali nel 1938, e vi tornò solo 10 anni dopo, quando ormai il contesto culturale era cambiato e a lei estraneo. “Margherita Sarfatti. Il Novecento Italiano nel mondo” è il titolo dell’omaggio allestito al Mart: 6 le sezioni tematiche della mostra, per circa 100 opere di 30 maestri, tra i quali Boccioni, Bucci, Carrà, Casorati, de Chirico, Dudreville, Funi, Malerba, Marussig, Morandi, Oppi, Medardo Rosso, Severini, Sironi, Wildt. L’esposizione – un progetto di Daniela Ferrari a cui hanno collaborato Ilaria Cimonetti e i ricercatori dell’Archivio del ‘900 del Mart, che conserva il prezioso Fondo di Margherita Sarfatti acquisito dal Museo – accende i riflettori sulla carriera tra le due guerre mondiali dell’intellettuale, che interpretò, delineandola, l’espressione del suo tempo. Soffermandosi in particolare sul programma di espansione culturale di Sarfatti, che organizzò diverse esposizioni in Europa e nelle Americhe per promuovere l’arte italiana, il percorso racconta la sua affermazione come scrittrice e promotrice culturale in un mondo ancora interamente governato dagli uomini, e l’adesione all’ideologia fascista, con la realizzazione della biografia Dux, tradotta e pubblicata in tutto il mondo, e l’intensa relazione sentimentale con Mussolini. La mostra inoltre documenta la nascita del Novecento Italiano, di cui Sarfatti fu fondatrice nel 1922 con Sironi, Funi, Dudreville, Bucci, Malerba, Marussig e Oppi: il movimento artistico, la cui poetica è riassunta nel celebre ossimoro sarfattiano “moderna classicità”, declina in chiave moderna i valori dell’arte antica e rinascimentale e reinterpreta i generi della pittura.

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