La salute orale è sempre più al centro dell’attenzione, ed è il caso di dire per fortuna. Negli ultimi anni, le cure utili al proposito si sono evolute tantissimo e hanno permesso di mettere in primo piano non solo una maggiore efficacia, ma anche una bassa invasività.

Parlare del mix tra questi aspetti significa, per la nostra redazione, chiamare in causa l’innovazione della GBT Therapy, una delle più rilevanti novità nel campo dell’odontoiatria arrivata da poco a Rho. Questo approccio innovativo all’igiene dentale e alla profilassi, il cui nome completo è Guided Biofilm Therapy, è tra le proposte dello Studio Sommariva Rho.

Di cosa si tratta di preciso? Prima di entrare nel vivo della spiegazione degli step del protocollo, è importante soffermarsi sulle peculiarità e sull’importanza del biofilm orale. Quando lo si chiama in causa si inquadra una pellicola estremamente sottile che si forma sulla superficie dei denti. A caratterizzarla sono dei microrganismi che vivono normalmente nella nostra bocca. Giusto per fare un esempio che conosciamo tutti, è il caso di ricordare che, quando si parla di placca dentale, si discute a tutti gli effetti di biofilm orale.

Come molti sanno, l’eccesso di placca è il primo passo verso l’insorgenza di patologie potenzialmente pericolose, in primis la parodontite. Già questo dovrebbe far capire l’importanza di non perdere di vista il biofilm orale. La GBT Therapy permette, senza ricorrere ad approcci invasivi, di rimuoverlo sia dai denti, sia dai tessuti molli.

Gli step del protocollo

Questo approccio sistematico all’igiene orale, che prevede il ricorso a tecnologie all’avanguardia, si divide in diversi step.

Nel corso del primo step, il professionista procede al controllo dei denti e alla diagnosi di eventuali problematiche. Entrando nel vivo di questo aspetto, si analizzano i denti sani, e si individuano eventuali carie o altre problematiche relative alla salute dei denti.

Lo step successivo è invece noto come localizzazione. In cosa consiste di preciso? Nel ricorso a una soluzione colorante nota come rilevatore di placca EMS. Grazie ad essa, come è chiaro, è possibile individuare le zone interessate dalla presenza del biofilm.

Archiviata questa parentesi, si arriva al momento della motivazione. Anche in questo frangente, il nome dice tutto. Si parla infatti di una fase che vede il professionista guidare il paziente alla scoperta dei dettagli tecnici necessari per concretizzare, soprattutto a domicilio, un’igiene orale corretta.

Con il quarto step entrano in gioco le sopra citate tecnologie. In questo caso, si ha a che fare nello specifico con l’AirFlow, un erogatore che direziona sulle zone interessate dal problema del biofilm un mix tra acqua e polvere. In particolare quest’ultima, che deve essere delle dimensioni giuste, colpisce in maniera mirata così da riuscire, in un medesimo tempo, a eliminare la placca senza danneggiare lo smalto.

In questo step, il biofilm viene rimosso non solo dai denti, ma anche dalla lingua, dalle gengive e dal palato.

La quinta tappa del percorso di profilassi e igiene orale GBT Therapy – innovativa rispetto alle metodiche tradizionali per via della bassa invasività e dell’utilizzo di approcci che permettono di raggiungere anche le zone più difficili – prevede il ricorso alla tecnologia Perioflow. Di cosa si tratta? Di uno strumento brevettato grazie al quale è possibile eliminare la placca da tasche parodontali profonde fino a 9 mm.

A questo punto entra in gioco un’altra tecnologia, imprescindibile: lo strumento ad ultrasuoni noto come Piezon. Tramite esso si riesce a concretizzare una rimozione profonda del tartaro.

Cosa succede ora? Che arriva il momento del controllo. Nel corso di esso, il dentista si accerta dell’eventuale presenza di biofilm residuo. Inoltre, si preoccupa di individuare e diagnosticare la presenza di eventuali carie.

Si conclude il tutto con il richiamo. La frequenza delle suddette sedute dipende dalle condizioni del paziente.