La Gazzetta di Milano ha incontrato l’avvocato penalista milanese Gaetano Laghi per fare chiarezza sugli ultimi sviluppi del caso di Crans-Montana, dopo la scarcerazione su cauzione del titolare del locale Constellation, Moretti, indagato per omicidio colposo in relazione alla tragedia che ha sconvolto l’opinione pubblica italiana e svizzera. Con lui abbiamo approfondito il significato giuridico della decisione, le reazioni del Governo italiano e i prossimi passaggi dell’inchiesta.
“La cauzione non è un lasciapassare: è uno strumento tecnico previsto dalla legge”
Avvocato Laghi, come va interpretata la scarcerazione su cauzione dal punto di vista giuridico?
«Va premesso che la libertà su cauzione non è un atto di clemenza né un giudizio anticipato sull’innocenza dell’indagato. È uno strumento previsto dall’ordinamento svizzero – come da molti altri sistemi europei – che consente la libertà provvisoria quando non sussistono più i presupposti per la custodia cautelare, oppure quando tali presupposti possono essere neutralizzati con misure alternative. La cauzione è una garanzia economica che vincola l’indagato, in questo caso il signor Moretti, al rispetto delle prescrizioni imposte dall’autorità giudiziaria. Non è un “lasciapassare”, ma un istituto tecnico che bilancia tutela sociale e presunzione di innocenza.»
“Comprensibile l’emotività, ma la giustizia non può esserne guidata”
Molti cittadini italiani hanno percepito la decisione come un segnale di scarsa severità. È una lettura corretta?
«Lo è da un punto di vista emotivo, non da quello giuridico. Comprendo l’emotività del momento, vista la gravità dei fatti e il dolore che questa tragedia continua a provocare. Tuttavia, la giustizia non può essere guidata dall’emozione. La custodia cautelare non è una pena anticipata: serve a evitare pericoli concreti, come la fuga, l’inquinamento probatorio o la reiterazione del reato. Se il giudice ritiene che tali rischi siano controllabili con misure meno afflittive, è tenuto a preferire soluzioni alternative. È un principio cardine dello Stato di diritto.»
Il confronto con l’Italia: “Nei reati colposi il carcere cautelare è raro”
In Italia, come si procede in casi analoghi?
«Anche nel nostro ordinamento la custodia cautelare in carcere è raramente applicata per eventi di natura colposa. Basti pensare alla discoteca di Corinaldo, dove morirono sei persone: nessun indagato fu posto in custodia cautelare prima del processo. Oppure alla tragedia del Mottarone: il titolare della funivia fu posto agli arresti domiciliari – e non in carcere – per sei mesi. Potrei citare molti altri casi noti in cui nessuno è stato ristretto in carcere in attesa del processo. Questo perché i reati colposi avvengono senza volontà dell’autore e sono puniti con pene più lievi rispetto ai fatti commessi volontariamente. Per fare un esempio: l’automobilista che investe e uccide un ciclista non può essere punito come chi spara volontariamente al vicino e lo uccide.»
Le reazioni del Governo italiano: “Legittime, ma va rispettata l’autonomia della magistratura svizzera”
Il Governo italiano ha espresso forte disappunto per la scarcerazione. Come valuta questa posizione?
«È legittima: le istituzioni devono rappresentare il sentimento del Paese, e il dolore collettivo è evidente. Tuttavia, è altrettanto importante rispettare l’autonomia della magistratura svizzera. Le proteste politiche non devono trasformarsi in pressioni improprie sul potere giudiziario di un altro Stato. La cooperazione internazionale funziona solo riconoscendo la piena legittimità delle decisioni giudiziarie altrui, anche quando non coincidono con le aspettative dell’opinione pubblica. Mi è sembrato di leggere nelle parole del Ministro degli Esteri Tajani non una sfiducia nel sistema svizzero, ma una sfiducia specifica negli inquirenti del Canton Vallese.»
Prossimi passi: “Il rinvio a giudizio appare inevitabile”
Quali sono i prossimi passaggi giudiziari?
«L’indagine proseguirà con ulteriori acquisizioni probatorie, comprese perizie tecniche e testimonianze. La scarcerazione di Moretti non incide sul merito dell’accusa: il procedimento continua e ci sarà, con tutta evidenza, un rinvio a giudizio per i gestori del locale. Poi inizierà il processo vero e proprio, che coinvolgerà anche gli amministratori locali. Ma al momento possiamo fare solo ipotesi.»
“Il punto più delicato? Mantenere l’equilibrio tra giustizia e garanzie”
Qual è, secondo lei, l’aspetto più delicato della vicenda?
«Mantenere un equilibrio tra il legittimo bisogno di giustizia e il rispetto delle regole del processo. Ogni tragedia genera indignazione, ma la giustizia non può essere amministrata sull’onda dell’emotività.»
Il messaggio ai lettori: “Non confondiamo i tempi della giustizia con quelli dei media”
Un messaggio finale ai lettori?
«Mi permetto di ricordare un aspetto fondamentale: non bisogna confondere i tempi della giustizia con quelli della comunicazione mediatica. La verità processuale richiede rigore, metodo e rispetto delle garanzie. Così come richiedono rispetto i sentimenti dei familiari delle vittime e di tutte le persone loro malgrado coinvolte.»
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