Banche di territorio, un modello che funziona: la Banca di Piacenza presenta un bilancio 2025 da record

Nel panorama bancario italiano, sempre più concentrato e dominato da grandi gruppi, le banche di territorio continuano a rappresentare un presidio fondamentale per imprese, famiglie e amministrazioni locali. Lo dimostra il percorso della Banca di Piacenza, che con il tour “Banca di Piacenza e i suoi territori” sta presentando in anteprima i risultati del bilancio 2025, confermando una crescita solida e costante.

Dopo le tappe di Cortemaggiore, Castelsangiovanni e Piacenza, gli incontri proseguiranno a Pontedellolio (5 marzo), Fiorenzuola (12 marzo) e Lodi (18 marzo), con l’obiettivo di condividere numeri, strategie e prospettive direttamente con le comunità servite.

Un bilancio che premia il modello territoriale

Il primo appuntamento, ospitato nella cornice del Teatro Duse di Cortemaggiore, ha visto la partecipazione di amministratori locali, soci, clienti e rappresentanti del mondo economico. Il presidente Giuseppe Nenna, affiancato dall’a.d. Angelo Antoniazzi e dal vicedirettore generale Pietro Boselli, ha illustrato dati che confermano la solidità dell’Istituto.

I principali indicatori:

  • Utile netto record: 40,5 milioni di euro (34,5 nel 2024)
  • Patrimonio in crescita: 354 milioni
  • CET1 al 20%, tra i più elevati del settore
  • Raccolta diretta +4,8% (contro il +2% del sistema)
  • Impieghi +3%, oltre tre volte la media nazionale

Numeri che testimoniano la capacità della Banca di crescere mantenendo un forte radicamento locale. «Festeggiamo i nostri 90 anni con risultati molto importanti», ha dichiarato Nenna, sottolineando come la strategia dell’Istituto continui a puntare su prossimità, relazioni e investimenti mirati.

Investimenti strategici per imprese e comunità

Il Piano strategico 2024-2026, che prevedeva 95 milioni di utili in tre anni, sarà superato «oltre ogni più rosea aspettativa». Tra gli interventi già avviati:

  • apertura di nuovi sportelli, dopo la seconda filiale a Milano;
  • potenziamento dei servizi Private, Bancassicurazione e Credito al consumo;
  • avvio del nuovo progetto Leasing;
  • rinnovamento tecnologico e introduzione di soluzioni basate su intelligenza artificiale;
  • rafforzamento dei sistemi antifrode, con particolare attenzione ai pagamenti digitali;
  • investimenti in sostenibilità (nuovi impianti fotovoltaici e ristrutturazioni di filiali).

Un approccio che unisce innovazione e radicamento, due elementi sempre più decisivi per le imprese che cercano partner finanziari affidabili e vicini.

Un triennio di crescita: fiducia, qualità dell’attivo e consulenza evoluta

L’a.d. Antoniazzi ha evidenziato i risultati del triennio:

  • +500 milioni di raccolta diretta
  • +780 milioni di raccolta indiretta
  • +270 milioni di impieghi
  • Margine d’interesse: da 63 milioni (2022) a 88 milioni (2025)
  • NPL netto al 1,5%, tra i più bassi del settore

Un dato, quest’ultimo, particolarmente significativo per il mondo delle imprese, perché indica una gestione prudente e sostenibile del credito.

Il vicedirettore Boselli ha invece approfondito il tema della consulenza evoluta, un modello che offre ai clienti una visione integrata del patrimonio e un dialogo continuo con i gestori. Un servizio sempre più richiesto da imprenditori, professionisti e famiglie con esigenze complesse.

Cultura e territorio: un valore aggiunto

Accanto ai numeri economici, la Banca di Piacenza conferma il proprio ruolo culturale: oltre 100 eventi organizzati nel 2025, tra cui la mostra “Piacenza e i suoi cavalli”, dedicata a Francesco Mochi, che ha registrato più di 8.000 visitatori in sei settimane.

Un impegno che rafforza la relazione con il territorio e contribuisce alla vitalità culturale ed economica delle comunità servite.

Un modello che resiste alla concentrazione del mercato

«Quarant’anni fa c’erano 1650 istituti di credito, oggi i gruppi bancari sono meno di 100», ha ricordato Antoniazzi. In questo scenario, la Banca di Piacenza rappresenta un esempio di banca indipendente, capace di crescere senza rinunciare alla propria identità territoriale.

Un modello che, come dimostrano i numeri, continua a funzionare.


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