E’ ufficialmente vittoria del ‘No’ al referendum sulla riforma della giustizia. Terminato lo spoglio in 61.531 sezioni su 6.533 (con due sezioni che devono essere riconteggiate) e mentre mancano circa 200 sezioni estero, in base ai dati disponibili sul sito Eligendo del Viminale, il No ha ottenuto il 53,74% (14.461.074 voti) mentre il Sì il 46,26% (12.448.047 voti).
La siepe non è quella di Giacomo Leopardi. Ma le foglie verdi e il canto degli uccellini fanno da sfondo, visivo e sonoro, al videoselfie – dall’inquadratura leggermente tremolante – con cui Giorgia Meloni sceglie di “metterci la faccia” dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia. Il primo, vero K.o. politico della leader di Fdi da quando si è insediata a Palazzo Chigi.
Sono le 16.45 quando sui canali social compare la clip di 46 secondi, girata con ogni probabilità nel giardino della sua abitazione romana: maglione grigio, tono diretto, nessun tentativo di minimizzare. La premier riconosce l’esito, ma al tempo stesso traccia subito la linea politica: noi tiriamo dritto, il voto referendario non incide sulla tenuta del governo né sul prosieguo della legislatura. Un messaggio, condiviso con gli alleati di Lega e Forza Italia, rivolto anche alle opposizioni – con in testa Giuseppe Conte – che parlano di “avviso di sfratto”.
“Gli italiani hanno deciso e noi rispettiamo questa decisione. Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l’Italia”, scandisce Meloni, pronta a non mollare sulla legge elettorale, che va cambiata ora a maggior ragione in vista della madre di tutte le battaglie (le prossime politiche) per poi aprire la strada al premierato. Niente voto anticipato, raccontano, ma da oggi in poi, antenne dritte, per evitare incidenti di percorso. Bisogna portare a casa il record di longevità di questo esecutivo, fanno sapere ambienti vicini a Via della Scrofa.
La sconfitta brucia e non lo nasconde, la premier: “Resta chiaramente il rammarico per un’occasione persa di modernizzare l’Italia, ma questo non cambia il nostro impegno per continuare con serietà e determinazione a lavorare per il bene della Nazione e per onorare il mandato che ci è stato affidato”. Concetti che, secondo quanto filtra da fonti di maggioranza, la presidente del Consiglio avrebbe ribadito anche in un colloquio con il leader di Forza Italia Antonio Tajani. Tra i temi affrontati, quello della radicalizzazione dello scontro referendario, ritenuta uno dei fattori che hanno pesato sull’esito finale.
Il ministro degli Esteri resta chiuso nel suo ufficio alla Camera e manda avanti a commentare l’affermazione del No i capigruppo Paolo Barelli e Maurizio Gasparri, che sottolineano: “È stato un voto politico, non nel merito, più di questo non potevamo fare, rispettiamo la volontà degli italiani, ora ci auguriamo che l’opposizione inizia a collaborare”. In particolare, il coordinatore della campagna azzurra per il Sì, Giorgio Mulè, ci tiene a precisare: “Non è stata una sconfitta di Fi e non muoviamo alcun rimprovero agli amici della maggioranza, non facciamo nessun processo”. Tajani preferisce affidare a una nota la sua analisi del voto: “Il popolo sovrano si è espresso, e noi ci inchiniamo alla sua volontà”, l’alta partecipazione è stata “una grande prova di democrazia”. Il vicepremier rivendica poi l’impegno del suo partito: “Noi abbiamo fatto tutto il possibile per far comprendere l’importanza di una riforma che avrebbe reso la giustizia più equa e l’Italia più libera”.
Due i punti centrali, sottolineati dal segretario nazionale di Forza Italia: “Per l’attività di governo non cambia nulla”, questo non è un giudizio sull’esecutivo Meloni, perché il “voto sul governo ci sarà nel 2017 alla scadenza della legislatura” e “Fi sarà sempre nel centrodestra”. Infine, Tajani assicura che “la riforma della giustizia rimane un tema sul tavolo, e non rinunceremo mai ad occuparcene”, ringrazia i sostenitori e soprattutto esorta ad evitare polemiche: “Spero che nessuno usi più toni da guerra civile” e che si apra “un dialogo pacifico, sereno, attento alle ragioni della controparte”. Un monito di merito nei confronti delle opposizioni. E non solo. Raccontano infatti che qualcuno, in casa Fi, avrebbe storto il naso nei confronti di chi, nella maggioranza, avrebbe contribuito ad estremizzare la campagna.
Da Budapest interviene anche il segretario leghista Matteo Salvini: “Quando i cittadini si esprimono hanno sempre ragione. Rimaniamo convinti, come milioni di italiani che meritano rispetto e gratitudine, che sia necessario migliorare il sistema della giustizia. Anche per questo – conclude – il governo deve andare avanti con compattezza e determinazione“.
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