Omicidio Aurora Livoli, la Procura: «Valdez è un soggetto estremamente pericoloso»

Per i magistrati il rischio è concreto: potrebbe colpire ancora. Chiesta la custodia cautelare in carcere

La Procura di Milano non ha dubbi nel definire il profilo di Emilio Gabriel Valdez Velazco, il 57enne peruviano che ha confessato l’omicidio di Aurora Livoli, la giovane di 19 anni uccisa la sera del 28 dicembre scorso.

Nella richiesta di custodia cautelare in carcere trasmessa al giudice per le indagini preliminari, gli inquirenti parlano apertamente di un individuo altamente pericoloso, con caratteristiche riconducibili a una condotta seriale.

La confessione e il quadro accusatorio

Valdez ha ammesso davanti ai magistrati e ai carabinieri di aver violentato e poi ucciso Aurora, aggredita in strada a Milano. Nella stessa serata, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbe preso di mira anche un’altra giovane donna, riuscita però a sottrarsi all’aggressione e a salvarsi.

Sulla base di questi elementi, la Procura contesta all’uomo i reati di omicidio volontario aggravato dal nesso con la violenza sessuale e violenza sessuale, sottolineando come il pericolo di reiterazione del reato sia attuale e concreto.

Il rischio di nuove aggressioni

È proprio questo aspetto a pesare maggiormente nella richiesta di carcere. Per i pubblici ministeri, Valdez non rappresenta solo un soggetto responsabile di un singolo episodio, ma un individuo che, se lasciato libero, potrebbe tornare a violentare e uccidere.

Gli inquirenti evidenziano una progressione criminale chiara, fatta di aggressioni ripetute e di una capacità di agire con estrema violenza, senza segnali di autocontrollo o di arresto spontaneo della condotta.

I precedenti e le falle del sistema

Il passato giudiziario dell’uomo rafforza ulteriormente la tesi accusatoria. Valdez era già stato condannato nel 2019 per violenza sessuale, risultava indagato per un altro episodio e imputato a Monza per una violenza avvenuta nel giugno scorso. Nonostante ciò, non era stato arrestato in quel procedimento anche a causa di criticità nel casellario giudiziale, dove la precedente condanna non risultava correttamente registrata.

Secondo quanto emerso, l’utilizzo di alias diversi avrebbe contribuito a creare un vuoto informativo, che ha impedito una valutazione completa della sua pericolosità. Un semplice accertamento dattiloscopico, spiegano fonti investigative, avrebbe potuto chiarire l’identità dell’uomo e collegare i precedenti.

La posizione attuale e i prossimi passi

Valdez si trova già nel carcere di San Vittore per una violenta tentata rapina commessa la stessa sera dell’omicidio di Aurora. La nuova richiesta della Procura porterà ora a una seconda ordinanza cautelare, che rafforzerà ulteriormente la sua posizione detentiva.

L’inchiesta, coordinata dai magistrati milanesi, prosegue per chiarire ogni aspetto della vicenda e verificare eventuali altri episodi riconducibili all’indagato, mentre resta aperta la riflessione sulle falle che hanno consentito a un soggetto ritenuto così pericoloso di rimanere a lungo in libertà.


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