Una serata che può cambiare la stagione. Il Como ribalta la Roma con una prestazione di intensità feroce e conquista tre punti che valgono oro nella corsa Champions. Al Sinigaglia finisce 2-1, con gli uomini di Fabregas capaci di reagire allo svantaggio iniziale e approfittare dell’inferiorità numerica dei giallorossi. Il sorpasso è servito: Como quarto a 54 punti, Roma staccata di tre lunghezze.
Fabregas sorprende tutti con Nico Paz falso nove, mentre Gasperini si affida al tandem El Shaarawy–Pellegrini alle spalle di Malen. L’avvio è da incubo per il Como: dopo appena cinque minuti, un errore di Sergi Roberto innesca il fallo da rigore di Diego Carlos su El Shaarawy. Dal dischetto, Malen è glaciale: 1-0 e settimo gol in Serie A.
Il Como però non crolla. Anzi, reagisce con veemenza: Caqueret, Nico Paz e Valle martellano l’area romanista, ma trovano un Svilar in versione saracinesca. I biancoblù sprecano due occasioni clamorose: Ramon da due passi e poi Nico Paz, incredibilmente a porta vuota.
Fabregas cambia spartito nella ripresa: dentro Douvikas e Diao per aumentare peso offensivo e strappi negli uno contro uno. La mossa è perfetta. Su una verticalizzazione di Valle, la difesa romanista resta piatta e Douvikas si presenta davanti a Svilar, che stavolta sbaglia. Tiro sul primo palo e 1-1.
La rimonta accende il Como e manda in tilt la Roma: nel giro di pochi minuti, un Diao incontenibile provoca la doppia ammonizione di Wesley, lasciando Gasperini in dieci.
Con l’uomo in più, il Como stringe la Roma nella propria area. La pressione è costante, il ritmo altissimo. Il gol del sorpasso arriva su una respinta corta di Svilar: Diego Carlos è il più rapido a fiondarsi sul pallone e insaccare il 2-1 che fa esplodere il Sinigaglia.
Gli ultimi minuti sono un assedio biancoblù, con la Roma incapace di reagire. Per Gasperini è la seconda sconfitta consecutiva, un campanello d’allarme nella corsa al quarto posto.
Dopo la vittoria contro la Roma, il tecnico del Como Cesc Fabregas ha commentato il match a DAZN: “Penso che non credo sia stata una partita di Champions perché noi non siamo in Champions. Quando giochi contro le squadre di Gasperini puoi attaccare quattro-cinque volte o subire le ripartenze: non era semplice, abbiamo fatto un paio di accorgimenti e poi abbiamo continuato a giocare bene in un altro modo. Dobbiamo continuare così”.
Il saluto mancato con Gasperini?
“Vengo da un altro paese, durante la ‘guerra’ della partita nei 90-100 minuti tutto vale però prima e dopo cerchiamo rispetto e bisogna dare la mano. Anche io ho fatto recentemente delle cose di cui non sono orgoglioso, ma noi allenatori dobbiamo dare sempre l’esempio ai ragazzi perché è quello che guarda la gente. Quando non sei contento del risultato o di una decisione, bisogna comunque dare la mano all’avversario: già il mondo va in una direzione particolare, noi in campo dovremmo dare il giusto esempio”.
Oggi non ci sono stati ruoli fissi.
“Non mi piace parlare di calcio italiano o di altre parti. Però è vero che qui sono riuscito a crescere sul trovare delle soluzioni quando l’avversario ti affronta uomo a uomo e alcune volte non si gioca più. Abbiamo trovato queste soluzioni e siamo contenti di aver vinto. Ho abbassato Caqueret alzando poi Ramon e abbiamo giocato il calcio in un’altra zona del campo. Non abbiamo troppe opportunità, tranne per il rigore, ma poi sono state trovate delle soluzioni efficace. Diao non lo abbiamo avuto per diversi mesi, guardate com’è fondamentale per noi. Oggi è andata bene, siamo contenti e in altri giorni può non andare bene. Tutti gli allenatori hanno piani diversi”.
Oggi con Gasperini, l’altra volta con Allegri: non piace agli allenatori più esperti.
“Sembra di no… no dai, non lo voglio dire. Quando ho perso 4-0 contro l’Inter o 5-1 contro la Lazio sono andato comunque a stringere la mano a Chivu e Baroni perché magari sono arrabbiato per il risultato ma la mano è rispetto e sportiva. Non voglio fare casino, nè nulla: la cosa più importante è la vittoria e spero si parli della vittoria al 99% e l’1% di questo episodio”.
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