Un Como irresistibile e un Torino annichilito 6-0 al Sinigaglia. La squadra di Fabregas vince travolgendo i granata di Baroni grazie alla doppietta di Douvikas e ai gol di Baturina, Da Cunha su rigore, Kühn e Caqueret e per la prima volta va a segno sei volte nella sua storia in una singola gara. I lariani salgono così a 40 punti, al quinto posto, scavalcando al momento la Juventus, in piena corsa Champions. Una gara senza storia con il pubblico che nel finale canta in coro “Fabregas, Fabregas, Fabregas!” in omaggia al proprio allenatore.
Gran primo tempo del Como che, dopo un quarto d’ora, si porta già sul 2-0 grazie al gol all’8′ di Douvikas che scatta sull’assist di Da Cunha e batte Paleari e al 16′ raddoppia con Baturina con un destro sul primo palo sul quale Paleari non arriva. La squadra di Fabregas, però, poi spreca troppo davanti, con Vojvoda che ci prova senza successo a trovare l’eurogol dalla trequarti, poi con Paleari che evita il tris di Douvikas e al 39′ con Jesus Rodriguez che a centro area, spreca un’altra grande occasione. Cosa che non accade nella ripresa.
Il Torino si fa vedere al 54′ con un bellissimo pallonetto di Ngonge che vede Butez fuori dai pali, ma la palla va di pochissimo alto sopra la traversa. Poi è ancora monologo del Como che trova il tris sul calcio di rigore trasformato da Da Cunha, assegnato dal Var per un tocco di Maripan con il braccio. Al 66′ i padroni di casa calano il poker con Baturina che firma l’assist per Douvikas in verticale e il greco che scarta Paleari e deposita in rete il pallone del 4-0. Il Torino non riesce a reagire e il Como affonda ancora. Al 70′ Kuhn, appena entrato, con il mancino dal limite supera ancora Paleari. Ma non è finita. Al 76′ tocca a Caqueret che dal limite con il destro batte Paleari per il 6-0. Al 79′ la squadra di Baroni prova a rendere meno amara la sconfitta ma Butez si oppone a Zapata, da poco entrato, anche se era comunque in fuorigioco.
Cesc Fabregas, ai microfoni di DAZN, ha commentato la prestazione della sua squadra al termine dell’incontro, sottolineando l’importanza del percorso di crescita collettiva e la mentalità vincente che si sta consolidando nel gruppo.
Mister, è arrivata la vittoria più importante della storia della Serie A del Como, la più larga per 6-0. Ha detto spesso che la classifica non si guarda, però a meno due dal quarto posto in questo momento forse si fa un po’ fatica a non guardarla…
“No, si fa un po’ di fatica per chi non ha le idee molto chiare e sa dove vuole andare e come vuole fare le cose. Per me sono molto tranquillo. Sappiamo chi siamo, sappiamo da dove arriviamo e questo è molto importante. Questo è un percorso, un’altra vittoria. Bravi ragazzi perché hanno capito l’importanza della partita. Dobbiamo continuare, non c’è tempo di pensare, di riposare. C’è un’altra partita molto importante martedì in Coppa Italia dove vogliamo fare bene e dobbiamo continuare sempre”.
Dalla panchina sembrava quasi una normalità avere in mano la situazione, un continuo controllo del gioco in verticale. Era la stessa sensazione che avevate voi?
“Questo è un po’ l’obiettivo. Dipendendo da quello che fa l’altra squadra – blocco basso, blocco medio, blocco alto, uomo a uomo, aggressività o più copertura – noi dobbiamo stare preparati per tutto. Oggi era una partita dove loro facevano un uomo a uomo in blocco alto, però era un uomo a uomo che lasciava tanto spazio indietro con il mezzo spazio. Non era una partita tanto per avere il possesso, ma per attaccare. La partita della Lazio, per esempio, era molto più di palleggio, palleggio, palleggio e trovare l’imbucata, trovare il momento giusto per arrivare. Penso che la squadra continua a crescere e per questo parlo sempre del percorso, della continuità, della stabilità del messaggio, della strada tutti insieme, capendo il calcio della stessa maniera. Secondo me è così che si crea una squadra che vuole continuare a fare dei passi in avanti”.
Ci sono tanti numeri che raccontano bene la sua squadra oggi. Provo a dargliene un altro: 13. Sono i giocatori diversi che hanno segnato in campionato. Oggi è arrivato il tredicesimo, Kühn. Vedendo anche la lista dei giocatori in panchina è stato impressionante, sono entrati tutti benissimo. Baturina aveva segnato il suo primo gol e ora vediamo che tipo di giocatore è diventato per la squadra. Crede che questo gol di Kühn possa accenderlo definitivamente?
“Speriamo. Questo gol lo fa tante volte in allenamento, questa è una signature move, anche se lo dico in inglese perché non sapevo come dirlo in italiano. L’ha fatto tante volte al Celtic, l’ha fatto dove era prima. Conosciamo che è un giocatore magari un po’ più timido, sta trovando lo spazio un po’ più lentamente di quello che noi volevamo. Per questo dobbiamo trovare il contorno, il contesto giusto per farlo entrare e abituarsi alla squadra. Non tutti abbiamo la stessa personalità, lo stesso carattere. Dobbiamo stare attenti a tutte queste cose. La cosa più importante è che tutti, chi gioca e chi entra, portano cose positive. Questa è una squadra. In questo momento siamo molto pochi, siamo 16-17 giocatori praticamente. Abbiamo giocato 7 partite di fila con questi. Per questo dico: siamo pochi, però tutti focalizzati sulla stessa strada con lo stesso obiettivo. Speriamo che continui così”.
Per una volta Nico Paz non ha inciso con gol o assist, però non se ne è accorto veramente nessuno oggi…
“Dipende da quello che vuoi dire. Per me ha giocato molto bene, ha fatto giocare. C’è quella pausa, c’è quella qualità che ti salta l’uomo, difende benissimo, una mentalità top e sempre ti fa qualcosa di speciale. Non deve essere sempre un assist o un gol. Tutto il contesto: come si libera, come crea spazio per gli altri, come gestisce la palla. Sta crescendo tantissimo sulla scelta giusta tutto il tempo. È una fisicità importante. Sono ragazzi che continuano – ripeto, lo dico sempre – a crescere perché sono ragazzi giovani. Alcune volte parliamo di tante cose e non parliamo del fatto che questi ragazzi hanno 20-21 anni. È incredibile e ci sono tanti margini di miglioramento settimana dopo settimana. Speriamo che possiamo sviluppare tutti questi ragazzi a un livello alto. Giocano già da adulti, però mister, è quella la verità”.
Sì, però li aiuta anche il fatto che hanno fame e voglia…
“Sì, sì, sì, li aiutiamo. Loro hanno fame e voglia, è vero. Però una cosa è la sensazione e l’altra è la realtà: arrivano tutti o al primo anno che stanno facendo il professionista o al secondo anno di professionista. Questo, chi ha giocato a calcio, ti dice la difficoltà. E non è solo uno, non sono due, non sono tre, sono nove giocatori che sono al primo o secondo anno di professionista. Alcune volte non ci rendiamo conto di questo. Però siamo tranquilli, sereni, umiltà, piedi per terra e continuare sempre”.
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