Una nuova generazione di vignaioli rende sempre più dinamica la viticoltura di Grecia e Cipro

Un nutrito patrimonio di varietà autoctone, una produzione complessiva che punta sempre di più sulla qualità e, soprattutto, l’arrivo di una nuova generazione di vignaioli che sta donando fermento e slancio a tutto il movimento. È uno scenario decisamente dinamico quello che sta caratterizzando in questo momento la viticoltura di Grecia e Cipro, così come è emerso durante il banco di assaggio organizzato dalla delegazione di Milano dell’Associazione Italiana Sommelier Lombardia e da Ellenikà s.r.l.  e con il sostegno delle Ambasciate dei due Paesi che hanno patrocinato l’evento.

Lo scorso 23 marzo a Milano, poco più di 500, tra soci sommelier e operatori del settore, hanno animato le sale dell’Hotel The Westin Palace, per degustare più di 100 vini di una ventina di produttori, messi a disposizione da Ellenikà (www.ellenika.it), società di importazione e vendita on line specializzata nei vini di Grecia e Cipro.

Siamo sempre pronti a offrire a tutti i nostri soci, ma anche agli operatori del settore, momenti formativi e di approfondimento” commenta Hosam Eldin Abou Eleyoun, presidente di AIS Lombardia. “I nostri soci hanno la possibilità di consolidare la conoscenza della produzione vitivinicola non solo italiana, ma anche internazionale, grazie ai tanti seminari che organizziamo in tutta la nostra regione”.

Era la prima volta che dedicavamo un banco di assaggio ai vini prodotti in Grecia e a Cipro e il riscontro è stato davvero molto positivo” commenta Fabio Scaglione, delegato di AIS Milano. “Negli anni abbiamo creato e consolidato una comunità numerosa, appassionata e competente, sempre desiderosa di approfondire e ampliare i propri orizzonti degustativi, confrontandosi con produzioni di grande identità e fascino come quelle di questi due Paesi”.

Oggi, la viticoltura in Grecia copre poco più di 65 mila ettari, con una produzione che nel 2025 si è attestata a 1.645.266 ettolitri. I diversi vitigni autoctoni presenti nei vari distretti vitivinicoli di questi due Paesi, poco più di 300, danno origine soprattutto a vini bianchi, che rappresentano il 66% della produzione complessiva, anche se riveste un ruolo sempre centrale la tradizionale offerta di vini passiti.

A Cipro, invece, la superficie vitata raggiunge i 7.335 ettari, distribuiti tra i 400 e i 1.450 metri sul livello del mare, per una produzione media di circa 200.000 ettolitri. La produzione si divide tra vini bianchi, che rappresentano il 45% del totale e trovano espressione soprattutto in varietà come Xinisteri, Promara, Vasilissa, Morokanela e Spourtiko, e vini rossi, pari al 55%, ottenuti in particolare da Mavro, Maratheftiko o Vamvakada e Giannoudi. Un patrimonio che affonda le sue radici in una storia millenaria: secondo le evidenze archeologiche, Cipro sarebbe infatti il primo territorio europeo in cui si è coltivata la vite, oltre 5.500 anni fa, e ancora oggi custodisce la Commandaria, considerata la più antica denominazione vinicola tuttora presente sui mercati.

Si tratta di una viticoltura che negli ultimi 20 anni è cambiata moltissimo e oggi si affaccia ai mercati internazionali con un volto completamente differente rispetto al passato” spiega Costas Linardos, titolare di Ellenikà e grande conoscitore della produzione di Grecia e Cipro. “Giovani enologi e agronomi hanno introdotto nuove conoscenze che hanno acquisito grazie a esperienze vissute all’estero, soprattutto in Francia e in Italia, applicandole ai singoli terroir con passione e dedizione. Hanno introdotto idee e metodologie che prima non c’erano, trasformando una viticoltura che aveva un’impronta quasi esclusivamente famigliare o legata a pochi gruppi di produzione massiva in una maggiormente moderna e dinamica”.

La biodiversità presente nella viticoltura greca – le oltre 300 varietà autoctone iscritte nel registro nazionale occupano una superficie vitata pari a solo l’8,9% di quella italiana – sta vivendo oggi una nuova stagione di rinnovamento. “I nuovi produttori hanno ripreso in mano le vecchie vigne e le hanno ravvivate – continua Costas Linardos –. Hanno mantenuto, ad esempio, il piede franco, ben presente in molti vigneti dove sono presenti le varietà autoctone, valorizzando un patrimonio qualitativamente eccezionale”.

Se il legame con la tradizione millenaria è preservato, considerando che le zone a maggiore vocazione coincidono con quelle individuate già nell’antichità così come i vitigni che risiedono da secoli nei vari territori, anche le condizioni climatiche qui presenti si stanno rivelando ideali per portare avanti pratiche sostenibili. “In generale questi due Paesi sono contraddistinti dalla presenza di territori ventosi e poco umidi – conclude l’importatore e distributore greco –: è, quindi, più facile portare avanti una viticoltura poco invasiva e, non a caso, molte pratiche biologiche e biodinamiche hanno trovato un’ottima applicazione”.


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