Nelle città abbiamo bisogno di respirare. Cemento, schermi e traffico provano ogni giorno a distrarci, ma non possono impedirci di immaginare — e soprattutto costruire — un futuro urbano più verde, più sano, più vivibile.
È questo lo spirito che ha animato “Tra le chiome”, il convegno organizzato da Forestami Academy in partnership con Prada Group, ospitato il 19 marzo al Museo Poldi Pezzoli. Una data simbolica, la festa del papà, che richiama cura, responsabilità e buon senso: gli stessi principi che dovremmo applicare quando parliamo di alberi come esseri viventi da proteggere e far crescere per le generazioni future.
Il convegno ha offerto uno sguardo dall’alto — proprio tra le chiome — su ciò che significa immaginare città più verdi. Non un esercizio estetico, ma un investimento sulla salute pubblica, sulla resilienza climatica, sulla qualità della vita. Gli interventi hanno ribadito un punto fondamentale: la forestazione urbana non è un progetto per pochi, ma un processo collettivo che richiede visione politica, competenze tecniche e partecipazione dei cittadini. Perché gli alberi non sono arredo urbano: sono alleati.
Alberi e dati per città più resilienti
In apertura, Benjamin Rolles, Policy Officer della Commissione Europea, ha illustrato il ruolo centrale della Nature Restoration Law (Regolamento UE 2024/1991), che impone obiettivi vincolanti per il ripristino degli ecosistemi entro il 2030, con il 2027 come tappa intermedia decisiva. Rolles ha ricordato come gli alberi siano ormai elementi strutturali della qualità ecologica urbana e come la Tree Canopy Cover (copertura arborea ) sia uno strumento chiave per monitorare lo stato delle città: “Non basta salvaguardare il verde, è necessario ripristinarlo”.
Il convegno, curato da Maria Chiara Pastore docente e direttrice scientifica e coadiuvato da Simone Molteni, direttore scientifico di LifeGate, ha riunito esperti internazionali per rendere accessibili temi complessi legati al rapporto tra alberi, clima e pianificazione urbana.
Dallo spazio alle strade: cosa ci dicono i dati
Phillip Harwood (ESA) ha mostrato come l’osservazione satellitare del programma Copernicus permetta di costruire atlanti urbani e comprendere l’impatto del verde sulle isole di calore.
Gherardo Chirici (Università di Firenze) ha introdotto i gemelli digitali degli alberi, modelli utili a valutare benefici climatici e sanitari, sottolineando l’importanza di distinguere tra confini amministrativi e reali aree urbane.
Pianificazione e nuove metriche
Nel dibattito, Ana Macías Palomo ha evidenziato l’efficacia della copertura arborea come metrica per la pianificazione, mentre Paola Viganò ha raccontato l’evoluzione delle politiche del verde a Milano e le sperimentazioni legate al digital twin.
Una trasformazione che coinvolge tutti
A chiudere i lavori, Stefano Boeri, Presidente del Comitato di Indirizzo di Forestami, ha richiamato la necessità di un coinvolgimento attivo di cittadini, scuole, imprese e comunità locali per rendere possibile la trasformazione ecologica delle città.
Secondo Maria Chiara Pastore,l’oggetto di tutto il convegno, al di là dei tecnicismi che non ci devono ostacolare nella comprensione della cultura della salvaguardia dell’ambiente, la Tree Canopy Cover , diventerà uno strumento strutturale per governare la transizione urbana: “Non si tratta solo di contare gli alberi, ma di leggere la città attraverso le chiome, indicatori della qualità ecologica e base per politiche allineate agli obiettivi europei di ripristino della natura”.
In occasione del convegno è stato presentato anche il nuovo progetto didattico di Forestami Academy con il Gruppo Prada, realizzato in collaborazione con La Fabbrica e rivolto a 100 classi di IV e V primaria della Città metropolitana di Milano di cui Lorenzo Bertelli, Head of Corporate Social Responsibility del Gruppo Prada si dice positivo per la buona educazione al verde nel futuro.
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