Uno snodo centrale per governi, istituzioni, imprese ma anche semplicemente per i singoli utenti, anche per i cittadini. Nel dibattito sulla sicurezza digitale, le tecnologie di identificazione online sono ormai fondantali. La crescita dei servizi digitali, dall’home banking all’e-commerce fino alle piattaforme di intrattenimento, ha reso indispensabile capire chi c’è davvero dall’altra parte dello schermo. Ed è in questo contesto che si inseriscono le procedure di KYC, acronimo di Know Your Customer, e le verifiche d’identità digitali, strumenti nati nel mondo finanziario ma oggi estesi a molti altri settori.
Tecnologie che oggi sono sempre più importanti, in un panorama nazionale e internazionale segnato da continue infrazioni e crimini online. L’ultimo, in Italia, almeno per dimensioni e per impatto mediatico fu quello dello scorso agosto, quando un hacker sfruttò accessi non autorizzati ai sistemi informatici degli hotel per rubare oltre 70 mila documenti tra Ischia, Milano Marittima e Venezia.
Per questo conoscere e soprattutto utilizzare la tecnologia è importantissimo. Partiamo allora dal KYC, il cui principio è semplice: verificare l’identità reale di un utente prima di consentire l’accesso a un servizio sensibile. In pratica, però, la sua applicazione è tutt’altro che banale: le piattaforme devono bilanciare sicurezza, rispetto della privacy e facilità d’uso. Chiedere troppi passaggi scoraggia gli utenti, chiederne troppo pochi espone a frodi, riciclaggio e abusi sistematici. Per questo motivo, negli ultimi anni, il KYC si è evoluto grazie all’automazione e all’intelligenza artificiale. Un esempio concreto arriva dal settore bancario online: l’apertura di un conto digitale oggi avviene spesso caricando un documento d’identità, scattando un selfie o registrando un breve video. Algoritmi di verifica documentale automatizzata controllano l’autenticità del documento, confrontano i dati con database ufficiali e verificano che il volto dell’utente corrisponda alla foto.
Tecnologie simili sono ormai fondamentali anche nel gioco d’azzardo pubblico e legale online, un ambito particolarmente delicato. Qui la verifica dell’identità non serve solo a prevenire frodi economiche, ma anche a tutelare i minori e a garantire il rispetto delle normative sul gioco responsabile. Un aspetto critico è legato ai bonus senza deposito: quando il bonus viene erogato senza pagamento iniziale, il rischio di abuso cresce in modo esponenziale. Creare più account per ottenere ripetutamente lo stesso incentivo è una pratica nota e difficile da contrastare senza strumenti avanzati. Per questo, come riporta Slotmania, le piattaforme autorizzate e che partecipano al circuito legale adottano sistemi di controllo dell’unicità dell’account, che vanno oltre il semplice indirizzo email. Vengono analizzati documenti, dati anagrafici, dispositivi utilizzati, indirizzi IP e comportamenti di navigazione. Se emergono pattern sospetti, l’account viene bloccato o sottoposto a verifiche aggiuntive. L’obiettivo non è solo proteggere l’operatore, ma anche preservare l’equità del sistema e la sostenibilità del gioco pubblico.
Un altro ambito di applicazione riguarda i marketplace digitali e le piattaforme di lavoro online. Qui il KYC aiuta a contrastare truffe, furti d’identità e account usa e getta, garantendo che venditori e prestatori d’opera siano persone reali e tracciabili. In alcuni casi, le verifiche vengono ripetute nel tempo, soprattutto se cambiano i dati o se vengono rilevate attività anomale. Anche perché i furti di identità e i reati informatici sono sempre più diffusi e, soprattutto, sempre più ingegnosi. Per questo il futuro delle verifiche online sembra orientato verso soluzioni più integrate e invisibili per l’utente finale. Identità digitali certificate, wallet di documenti e sistemi di autenticazione biometrica promettono di rendere il processo più rapido e sicuro. E’ qui che si giocherà il futuro del nostro rapporto con il mondo online.
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