Milano, capitale dei data center: lo studio di ProdAction

La prima mappatura dei data center nell’area di Città metropolitana di Milano mostra dati chiari: la maggior parte di quelli presenti in Lombardia si trovano qui.

E la Lombardia ospita quasi la metà dei data center su suolo italiano. Questi e altri dati sono stati presentati stamattina dal progetto ProdAction di CRAFT-Centro di competenze per Territori Antifragili del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani DAStU del Politecnico di Milano, nel corso della conferenza internazionale “Datascapes. Exploring the Spatiality of Digital Infrastructures”, presso la sede di CRAFT.

Il progetto, coordinato dal docente Eugenio Morello e dalla ricercatrice Cristiana Mattioli, coadiuvati dalla ricercatrice Alice Franchina, ha illustrato i primi risultati della ricerca per la mappatura dei data center attivi, in costruzione o in programma nel territorio di Città metropolitana di Milano tenendo conto di localizzazione, potenze elettriche e superfici impiegate, con riferimento alla situazione attuale e ai prossimi anni.

Un lavoro reso necessario anche dalla carenza di database pubblici, che quindi frena una ricostruzione puntuale di un fenomeno che ProdAction indaga soprattutto dal punto di vista di impatto territoriale, a livello regionale e in particolare metropolitano, prendendo in considerazione vari aspetti: dal fabbisogno di energia elettrica al consumo di suolo, alle procedure ambientali e urbanistiche. Nella ricerca sono stati coinvolti, in diversi tavoli di lavoro, numerosi stakeholder: Comuni e Città metropolitana di Milano, studi di architettura e società di ingegneria, sviluppatori e operatori di data center.

A oggi, l’area milanese include 33 data center attivi sui 49 totali in Lombardia (il 67%), distribuiti su 32 Comuni facenti parte di Città metropolitana; altri 10 sono in costruzione (con prospettiva di apertura tra il 2028 e il 2029), mentre altri 23 sono in valutazione presso gli Enti locali preposti. Se si considera che in tutta Italia i data center sono circa 200, e che quelli nell’area milanese hanno una potenza nominale che corrisponde al 68% a livello nazionale (414 MegaWatt circa), il dato è di un certo rilievo. A fronte di data center attivi con potenze medie sotto i 10 MW, quelli attualmente in costruzione hanno una potenza compresa tra 20 e 60 MW e una media di circa 30 MW, mentre quelli in valutazione tra i 24 e i 300 MW, con una media di circa 80 MW. «Si conferma così la tendenza, già chiara nel panorama internazionale, a realizzare Campus Data Center, grandi complessi di più edifici con potenze molto elevate – ha commentato Eugenio Morello – Per quanto riguarda le potenze, considerando che tutti i data center attualmente in costruzione con orizzonte di apertura nel 2028 saranno realizzati, essi apporteranno un incremento di 318 MW, circa un raddoppio rispetto all’esistente».

Inoltre, se si considerano anche quelli attualmente sottoposti a Valutazione di Impatto Ambientale ministeriale (VIA), essi potrebbero generare al 2030 un’ulteriore potenza di circa 600 MW, per un totale quindi di quasi 1GW in più rispetto a oggi. Aumentando quindi la concentrazione del fenomeno nella cerchia milanese: «Qualcosa si sta muovendo anche intorno a Roma, con una ventina di data center, ma si tratta comunque di numeri inferiori a quello che avviene qui – ha sottolineato Alice Franchina – Soprattutto, intere altre aree del Paese ne sono quasi del tutto sprovviste. Si evidenzia così anche una certa disparità tecnologica a livello geografico, con aree a sviluppo più lento».

Per quanto riguarda il consumo di suolo, sono numerosi i progetti o le realizzazioni di data center in aree dismesse, sia a livello italiano che in particolare nell’area milanese dove sono una ventina (6 in costruzione e 14 in valutazione). Tuttavia, i progetti su aree permeabili, quindi mai urbanizzate o agricole nello stato di fatto, sono ancora presenti: sono 13 i progetti in costruzione o valutazione su greenfield (39% dei progetti), ma occupano il 53% del totale delle aree impiegate per data center in progetto, per un totale di 120 ettari (circa 160 campi da calcio). «Significa, quindi, che generalmente gli impianti più grandi si installano su aree ancora verdi – ha spiegato Cristiana Mattioli – La maggior parte dei progetti, proprio per le crescenti dimensioni, sono sottoposti a VIA, e a causa dei loro impatti ambientali danno dunque luogo a importanti interventi di compensazione ambientale. Su di essi, tuttavia, pesa l’assenza di una normativa organica sui metodi e le quantificazioni, l’asimmetria negoziale tra privati ed Enti locali e la difficoltà degli Enti locali di far ricadere gli importi destinati a esse su interventi progettuali di valore sovralocale e di tipo ecologico-ambientale, che favoriscano il recupero di aree degradate».

Lo scopo di ProdAction è infatti anche quello di elaborare, sulla base di evidenze scientifiche e dell’ascolto degli stakeholder, conoscenze e strumenti utili ai legislatori e alle Amministrazioni locali per prendere future decisioni nell’interesse pubblico, in maniera informata e consapevole. Infatti la ricerca contiene raccomandazioni di policy – destinate ai policy maker – volte a una regolamentazione del settore, più attenta alla tutela e allo sviluppo dei territori e a favore di una maggiore efficienza e sostenibilità.

All’interno del DAStU, oltre a ProdAction, stanno già operando altri gruppi di lavoro intorno al tema data center, affrontandolo da diversi punti di vista, e sono intervenuti anch’essi in qualità di discussant alla due giorni di eventi “Datascapes. Exploring the Spatiality of Digital Infrastructures”, ieri e oggi presso il CRAFT, organizzata in collaborazione con Datascapes Honours Programme e col contributo di Techbau.

 


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