Avv. Gaetano Laghi: ‘Serve gratuito patrocinio per polizia e carabinieri impegnati nell’ordine pubblico

E’ imminente il varo di un nuovo pacchetto sicurezza da parte del Governo, sotto la lente del controllo di costituzionalità da parte del Presidente della Repubblica, Gazzetta di Milano fa il punto della situazione con l’Avvocato Gaetano Laghi

Gazzetta di Milano: Avvocato Laghi, il Governo sta lavorando a un nuovo pacchetto sicurezza. Da esperto penalista, qual è la sua prima impressione sulle misure annunciate?

Avv. Gaetano Laghi:  Premesso che al momento non disponiamo che di anticipazioni di stampa e non conosciamo il testo, l’impressione è quella di un intervento ampio, atteso da larga parte della cittadinanza, che mira a rafforzare la tutela dell’ordine pubblico e la risposta dello Stato alla criminalità diffusa. I fatti di Torino sono ancora qui a ricordarci che non si possono tenere in ostaggio intere città per colpa di gruppi criminali ma che la protesta pacifica deve essere tutelata e garantita. Tuttavia, ogni riforma penale deve rispettare un equilibrio rigoroso con i principi costituzionali: proporzionalità, garanzie difensive, certezza del diritto. Il rischio, quando si interviene sull’onda dell’emergenza, è quello di produrre norme simboliche più che realmente efficaci.

 

D. Uno dei punti più discussi riguarda l’inasprimento delle pene per aggressioni a pubblici ufficiali e personale sanitario. È una strada corretta?

R. Proteggere chi svolge funzioni pubbliche è doveroso. Ma l’inasprimento delle pene, da solo, non basta. La deterrenza funziona solo se la norma è applicabile, chiara e sostenuta da risorse adeguate. Se aumentiamo le pene ma non garantiamo organici, formazione, strumenti operativi e, soprattutto tempi processuali ragionevoli, rischiamo di ottenere un effetto più mediatico che sostanziale. La sicurezza non si costruisce solo con il Codice penale, però è vero che chi scegli di aggredire le forze dell’ordine, saccheggiare e devastare la proprietà privata deve sapere che rischia più di una denuncia a piede libero ed un processo da affrontare, magari tre o quattro anni dopo .

 

D. Il pacchetto prevede anche misure più severe contro baby gang e minori recidivi. Come valuta questo orientamento?

R. Il tema è delicato. L’aumento dei reati commessi da minori è un dato reale, ma la risposta non può essere esclusivamente repressiva. Il processo penale minorile ha una sua filosofia: recupero, rieducazione, responsabilizzazione. Certamente per il cittadino che chiede sicurezza deve esserci una risposta efficace, la baby gang stanno diventando un problema sempre più diffuso e le risposte della Giustizia minorile rischiano di essere percepite come “blande” dagli stessi autori dei reati. Coniugare punizione e rieducazione non sarà facile.

 

D. Avvocato,  cosa suggerirebbe al nostro legislatore se ne avesse la possibilità? Ci risulta che ha avanzato una proposta specifica a tutela degli operatori di polizia impegnati nell’ordine pubblico. Di cosa si tratta?

R. Ritengo necessario introdurre una misura concreta: l’accesso al gratuito patrocinio per gli appartenenti alle forze dell’ordine coinvolti in procedimenti penali derivanti da attività di ordine pubblico. 

Nella pratica quotidiana accade spesso che un poliziotto o un carabiniere, indagato per fatti connessi al proprio servizio, debba pagarsi di tasca propria il legale per difendersi. È una situazione paradossale: chi tutela la collettività si trova esposto non solo al rischio operativo, ma anche a dover affrontare un rilevante costo economico per un procedimento giudiziario legato compimento del proprio dovere istituzionale. 

Garantire loro un sostegno legale gratuito ed a spese dello Stato  non significa sottrarli al giudizio, ma assicurare che possano affrontarlo con adeguata tutela, senza oneri sproporzionati. È una misura di civiltà giuridica e di rispetto per chi garantisce la sicurezza di tutti. Sarebbe un primo passo pratico e concreto che certamente sarebbe di sollievo a tanti che sono finiti sotto processo nell’adempimento del dovere.

 

D. Ma il gratuito patrocinio non è previsto solo per i non abbienti?

R. È vero: nella disciplina ordinaria il gratuito patrocinio è riservato ai non abbienti o comunque a coloro che hanno un reddito annuo non superiore a circa 13mila euro. Per questo sarà necessaria una deroga, esattamente come il legislatore ha già fatto per le vittime dei reati del “codice rosso”, che possono accedervi indipendentemente dal reddito. 

Quando lo Stato riconosce che un soggetto è esposto a un rischio particolare nell’esercizio di una funzione di interesse pubblico, può prevedere una tutela rafforzata. Le forze dell’ordine impegnate nell’ordine pubblico rientrano, a mio parere, pienamente in questa logica. Spero che il vostro giornale vorrà aiutarmi a condividere questa mia idea.

 

D. Ed invece cosa pensa del cd. “scudo penale” per gli agenti?

R. Il tema dello scudo penale è complesso e va affrontato con grande prudenza. Uno scudo totale sarebbe incompatibile con i principi costituzionali: chi esercita un potere pubblico deve sempre rispondere delle proprie azioni, soprattutto quando incidono su diritti fondamentali. 

Detto questo, è altrettanto vero che gli operatori dell’ordine pubblico agiscono spesso in situazioni concitate, assumendo decisioni in pochi secondi.

Le norme vigenti, se applicate correttamente, tutelano già chi compie il proprio dovere in modo corretto. Tuttavia, nella pratica quotidiana, i tempi delle indagini e la loro inevitabile esposizione mediatica possono incidere profondamente sulla serenità lavorativa degli agenti. 

Anche quando l’esito finale è l’archiviazione, mesi o anni di incertezza possono pesare sul piano psicologico, familiare e professionale. La vera sfida, dunque, non è creare immunità, ma garantire che chi opera per la sicurezza collettiva non venga lasciato solo mentre affronta un percorso giudiziario spesso lungo e complesso.

 

D. Alcuni critici sostengono che il pacchetto sicurezza rischi di comprimere diritti e libertà. È un timore fondato?

R. Ogni intervento in materia di sicurezza deve essere valutato con una lente costituzionale. Libertà personale, diritto di difesa, presunzione di innocenza: sono pilastri che non possono essere sacrificati. Non vedo un rischio automatico di compressione dei diritti, ma sarà fondamentale leggere i testi definitivi. La tecnica legislativa fa la differenza: una norma scritta male può creare più problemi di quanti ne risolva.

 

D. In conclusione, cosa si aspetta da questo pacchetto?

R. Mi aspetto che risponda alle esigenze dei cittadini in tema di sicurezza senza sacrificare i diritti costituzionali e tutelando maggiormente chi è impegnato tutti i giorni a difendere quei diritti sulla strada.


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