Dal 20 al 26 aprile, in occasione della Milano Design Week 2026, la Galleria DIDART ospita la mostra “RE:BRICK“, promossa dalla Central Asian University (Tashkent) e curata dalla Arts and Crafts Society. RE:BRICK è un progetto di ricerca realizzato dagli studenti della School of Architecture and Design della Central Asian University (Tashkent), che esplora la mahalla — il tradizionale quartiere uzbeko — non come un artefatto culturale da preservare, ma come un sistema spaziale vivo.
Modelli simili di comunità locali di quartiere esistono in molti paesi e culture: il kvartal, il quartiere, il barrio, l’hutong. In questa mostra, tuttavia, la mahalla è esaminata specificamente nel contesto uzbeko, non come un concetto universale ma come un sistema vivo, locale e storicamente determinato.
Una mahalla non può essere rappresentata nella sua totalità. La mostra non la ricostruisce letteralmente, né tenta di imitarla visivamente. Al contrario, la scompone nei suoi elementi costitutivi, isolando ed esaminando ciò di cui è realmente fatta e il modo in cui funziona.
Installazione I – Pannelli realizzati con mattoni riciclati
La mahalla è costruita in mattoni. Le sue case, i cortili, i muri e le soglie sono stati modellati, riparati e rimodellati con lo stesso materiale attraverso le generazioni, rendendo il mattone non semplicemente un’unità costruttiva, ma un portatore di memoria collettiva, incorporata nel tessuto della vita quotidiana. RE:BRICK recupera il mattone dai rifiuti di demolizione. Il mattone frantumato, sperimentato con leganti naturali, viene colato in pannelli decorativi. Il materiale è composto quasi interamente da ciò che altrimenti verrebbe scartato.
Ogni pannello è il risultato di una sperimentazione continua; fallimenti e perfezionamenti sono registrati nella superficie stessa.
Installazione II – Pannelli interattivi
Pannelli mobili senza una configurazione fissa. Ogni visitatore sposta e riposiziona gli elementi, assemblando temporaneamente la propria versione di una mahalla. Confini, passaggi e cortili emergono e si dissolvono. Nessuna disposizione è definitiva; ognuna porta tracce delle azioni precedenti. Lo spazio non è progettato una sola volta, è prodotto ripetutamente attraverso l’uso.
Installazione III – Ikat cinetico
Un campo di ellissi sospese reagisce al movimento, alla prossimità e al contatto.
Non esiste un percorso prestabilito, i percorsi informali emergono attraverso l’uso, riecheggiando la circolazione condivisa dello spazio collettivo. Il suono nasce come conseguenza del movimento piuttosto che da una composizione fissa. I gesti individuali si accumulano in un campo sensoriale mutevole, continuamente riconfigurato dalla presenza. L’installazione funziona come un sistema astratto di autorialità collettiva.
Installazione IV – Archivio sospeso
Fotografie della vita della mahalla stampate su tessuto, le immagini si piegano, oscillano e si sovrappongono. Cortili, soglie e scene quotidiane appaiono e scompaiono tra pieghe e trasparenze, più vicine alla memoria che alla documentazione.
Installazione V – Aivan
Situata sul mezzanino della galleria, questa installazione reinterpreta l’aivan uzbeko tradizionale come interfaccia sociale e spaziale. Balaustre in legno, ispirate all’architettura locale della mahalla, formano una terrazza semi-chiusa affacciata sull’esposizione sottostante. Lo spazio è arredato in stile tradizionale uzbeko.
Artisti – Designer (Studenti della Central Asian University e Arts and Crafts Society)
Elyorjon Fayzullaev, Rakhmatulloh Azizov, Gulimokh Juraeva, Rakhshona Makhkamova, Safina Mukhammadjonova, Sofia Deripalko, Humoyun Bakhtinurov
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