Pizzaballa, negato l’accesso al Santo Sepolcro, poi Israele fa marcia indietro

L’ambasciatore di Israele è atteso oggi, lunedì 30 marzo alla Farnesina, a Roma, per chiarire quanto accaduto ieri durante la Domenica delle Palme nella Città Vecchia di Gerusalemme: la polizia ha impedito al cardinale Pierbattista Pizzaballa e a padre Francesco Ielpo di raggiungere il Santo Sepolcro.

La convocazione dell’ambasciatore Jonathan Peled è stata disposta dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. A ricevere il diplomatico sarà Cecilia Piccioni, vice-segretario generale e direttore politico della Farnesina, che su indicazione del ministro – ha reso noto la Farnesina – avrà il compito di “esprimere alle autorità di Tel Aviv il nostro sdegno e confermare la posizione italiana a tutela della libertà di religione e per evitare che simili episodi possano ripetersi in futuro”. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso in una telefonata ieri la propria vicinanza al cardinale.

Ieri in tarda serata il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu su X ha annunciato di aver “dato istruzioni alle autorità competenti affinché al cardinale Pierbattista Pizzaballa sia concesso pieno e immediato accesso alla Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme“.

Peled, intervenendo a ‘Tg4 – Diario della domenica’, ieri ha chiarito la posizione del governo guidato dal premier Benjamin Netanyahu. “Non avevamo alcuna intenzione di offendere i credenti cristiani in tutto il mondo, ma si deve comprendere che siamo sotto attacchi missilistici”, ha dichiarato spiegando che la misura è stata presa per “questioni di sicurezza”.

Peled ha spiegato ieri che tutti i luoghi sacri della Città Vecchia di Gerusalemme erano stati chiusi per un mese dal momento che i missili hanno colpito l’area. “La sicurezza delle vite umane viene prima della libertà di culto” ha detto.

Più cauti i toni dello stesso cardinale Pizzaballa che ieri ha parlato di “fraintendimenti”, definendo la “situazione molto complicata”. “Non ci siamo compresi ed è questo quello che è accaduto. Non è mai successo, dispiace che questo sia accaduto” ha detto in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000. “È vero che la polizia – spiega il cardinale Pizzaballa – aveva detto che gli ordini del comando interno avevano impedito qualsiasi genere di aggregazione nei luoghi, dove non c’è un rifugio però noi non avevamo chiesto nulla di pubblico, solo una breve e piccola cerimonia privata per salvare l’idea della celebrazione nel Santo Sepolcro”.

“Non ci sono stati scontri, – sottolinea ancora – tutto è stato fatto in maniera molto educata. Non voglio forzare la mano, vogliamo usare questa situazione per vedere di chiarire meglio nei prossimi giorni cosa fare nel rispetto della sicurezza di tutti ma anche nel rispetto del diritto alla preghiera”.

Secondo le autorità israeliane il provvedimento si sarebbe reso necessario per esigenze di sicurezza visti i continui attacchi missilistici compiuti dall’Iran. Negli ultimi giorni, sono caduti frammenti di missili nelle vicinanze della Città Vecchia rendendo necessaria la chiusura temporanea dei luoghi sacri a tutte le confessioni religiose.

Il presidente israeliano Isaac Herzog ha espresso rammarico per quanto accaduto, parlando di un “incidente”, legato al contesto di forte tensione e ribadendo l’impegno dello Stato di Israele a garantire la libertà religiosa. Le autorità hanno, inoltre, fatto sapere di essere al lavoro per consentire nei prossimi giorni un accesso regolato ai luoghi santi.

Negli ultimi giorni, hanno spiegato dall’ufficio di Netanyahu, “l’Iran ha ripetutamente preso di mira con missili balistici i luoghi sacri di tutte e tre le religioni monoteiste di Gerusalemme” tanto che “in un attacco, frammenti di missile sono caduti a pochi metri dalla Chiesa del Santo Sepolcro”.


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