In merito alle notizie frammentarie e imprecise circolate nelle ultime ore su diverse testate giornalistiche, l’Associazione SeiSeneca sente il dovere di fare chiarezza per rispetto dei propri soci, del quartiere e della città di Milano.
Contrariamente a quanto riportato dai media, il Cinemino è un luogo sicuro e a norma.
È doloroso constatare la superficialità con cui è stata trattata la notizia: non si tratta di problemi di sicurezza né di scale inidonee.
Se fossimo stati interpellati, avremmo potuto fornire i fatti: le uscite di sicurezza sono tre, visibili e dotate di maniglioni antipanico.
Le due scale presenti sono state giudicate adeguate (come l’intera struttura) dai Vigili del Fuoco nell’ultimo controllo.
Anche i presidi antincendio sono stati verificati nell’ultimo controllo (con prossima revisione già fissata a febbraio), la sala è certificata ignifuga e dotata di porta REI compartimentata.
Proprio la scorsa estate abbiamo investito per installare un sistema di allarme antincendio ancora più moderno.
Contrariamente a quanto scritto, la sala è stata adeguata prima della riapertura e ogni anno, durante la chiusura estiva, sono stati eseguiti lavori di ristrutturazione.
Quello che viene messo in dubbio dalla Polizia Annonaria non è la sicurezze dei luoghi, ma la natura stessa della nostra esistenza: l’Associazione SeiSeneca.
Siamo una realtà iscritta al RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore), che opera 365 giorni all’anno nelle scuole e nelle piazze.
La contestazione riguarda le modalità di tesseramento e la gestione associativa, un tema che ignora la nostra natura no-profit:
- Zero scopo di lucro: ogni risorsa viene reinvestita nel progetto.
- Inclusione: oltre 90.000 persone in 8 anni ci hanno scelto per questo modello alternativo di cultura.
Vivere in uno spazio ibrido, in anni così complessi, sembra essere diventata una colpa. Questo provvedimento mette a dura prova le prospettive di proseguire l’esperienza del Cinemino.
Il Cinemino non è un locale abusivo, è una comunità. Difenderemo la correttezza del nostro operato in ogni sede, certi che la cultura dal basso non possa essere cancellata da una mancata verifica delle fonti o da un errore di narrazione.
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