Il carattere istituzionale vorrebbe che rivolgessi per primo il saluto alla seconda carica dello Stato ma, trovandomi da ex magistrato – in realtà “semel magistrato semper magistrato”, il primo saluto lo rivolgo deferente al signor presidente della Corte d’appello, al signor procuratore generale e naturalmente poi all’amico e presidente del Senato La Russa, al vicepresidente del Senato.
Autorità tutte civili e religiose, il mio deferente ossequio.
La difficoltà ora sarà quella di contenere i tempi, 10 minuti che mi sono stati concessi, tenuto conto che è mia consuetudine, soprattutto in casi come questo, riferirmi alle considerazioni che sono state fatte precedentemente e quindi parlare, come si dice a braccio, con quello che ne deriverà in termini di organicità, di coerenza e forse anche di esitazioni lessicali.
Signor presidente, io la ringrazio molto perché finalmente abbiamo avuto la possibilità di iniziare un dialogo, sia pure da posizioni spesso molto diverse, che dovrebbe continuare fino al momento del referendum; cioè, un dialogo pacato, razionale, fondato sulle argomentazioni giuridiche, costituzionali, politiche se vogliamo, ma non su emotività sfrenate che possono portare anche ad atteggiamenti e affermazioni impropri.
Lei ha posto giustamente alcune domande e a questo io vorrei rispondere adesso. Non prima però di alcune osservazioni su un tema che mi sta molto a cuore, quello delle carceri. Guardi, noi abbiamo effettivamente una sovrappopolazione carceraria, che però è determinata, come è stato detto prima, dal fatto che abbiamo un 40% di detenuti stranieri, abbiamo più del 20% di detenuti tossicodipendenti e altrettanti in custodia cautelare.
Noi intendiamo intervenire e stiamo intervenendo in tutti questi tre settori; sul primo attraverso accordi internazionali, affinché alcuni detenuti stranieri possano espiare la pena nei luoghi di provenienza. Secondo, affinché molti detenuti tossicodipendenti – che prima di essere delinquenti da punire devono essere dei malati da curare – possano essere inseriti nelle comunità, ovviamente sotto controllo, però fuori dall’ambiente carcerario. Terzo, sulla custodia cautelare: purtroppo vi sono molte persone che sono detenute e la cui detenzione alla fine si rivela inutile o addirittura sbagliata, perché vengono proclamati innocenti, allora in questo caso noi vogliamo intervenire, e lo faremo modificando i criteri della carcerazione preventiva.
Lei ha fatto alcune domande molto cortesemente, poi lei sa i rapporti amichevoli che abbiamo tra di noi, e quindi sono lieto di poterla rispondere adesso, seppure ripeto con le esitazioni del caso. Lei si è chiesto se la riforma costituzionale inciderà sui tempi e poi la seconda domanda sull’efficienza della giustizia. Le due osservazioni possono, come dice la Cassazione, essere esaminate congiuntamente: la risposta ovviamente è no, nessuno ha mai preteso che questa riforma potesse incidere sull’efficienza e sulla rapidità dei processi; incide su altre cose non però su questo, noi abbiamo fatto molto e stiamo facendo molto, mi limiterò a tre elementi che hanno contrassegnato e contrassegnano la nostra Nazione.
La prima: per la prima volta dall’istituzione della Repubblica, entro il 2026 colmeremo l’organico dei magistrati. La magistratura, come voi sapete, è da sempre sottorganico, circa il 10-15% , abbiamo in corso 5 concorsi ed entro il 2026 avremo colmato gli organici per la prima volta dalla istituzione della Repubblica.
Secondo, abbiamo stabilizzato i giudici onorari. I giudici onorari erano considerati i figli di un Dio minore, eppure come tutti sappiamo erano una colonna portante della giustizia, erano privi di garanzie di vario tipo, finanziarie, assistenziali; noi queste le abbiamo date, e abbiamo avuto il loro riconoscimento.
La terza è la stabilizzazione della precarietà delle persone assunte con il PNRR. Come sapete il PNRR aveva vincolato queste assunzioni al tempo determinato, chi entrava attraverso questi contratti sapeva che il tempo sarebbe stato a scadenza, e noi peraltro sapevamo che questo era un elemento di demotivazione, perché sapendo che alla fine te ne saresti andato cercavi subito una nuova sistemazione. Noi abbiamo quasi raggiunto la fatidica cifra dei 10.000 con l’ultimissima stabilizzazione di 3.500 unità, per i quali tre giorni fa abbiamo firmato il contratto anche con le forze sindacali. Anche questo è un risultato che secondo me incide sull’efficienza del processo.
La terza domanda che lei ha posto, è se la riforma inciderà sulla malagiustizia: io non so cosa si intenda per malagiustizia, credo in quello che diceva Platone – ora comincio a rispondere alle sue citazioni dotte – “che è meglio avere una legge stupida e un giudice intelligente, piuttosto che il contrario”. La malagiustizia qualche volta dipende dalle leggi, qualche volta dipende dalla fallibilità della mente umana, non so dirle se questa riforma inciderà o meno sulla malagiustizia.
Io mi sento ancora appartenente alla magistratura, ho visto che la magistratura nella sua stragrandissima maggioranza agisce con libertà, con indipendenza, con autonomia di giudizio e con adeguatissima preparazione culturale e tecnica. Quindi sospendo il giudizio su questo.
La quarta domanda è se la riforma rende il giudice terzo e imparziale, e qui rispondo alla seconda citazione; lei ha citato il mio amatissimo Churchill, ha detto che “quando Londra era sotto le bombe, funzionavano i tribunali”.
L’inaugurazione di questa solenne cerimonia è stata preceduta, come avete sentito, dalla musica dell’inglese Edward Elgar, di cui entrambi siamo ammiratori. Io tre giorni fa ero a Londra e ho avuto un incontro con il Lord Chancelor, il loro ministro della Giustizia e il presidente della Corte Suprema ed erano, posso dire, esterrefatti nel sapere che in Italia i prosecutors e i judges appartengono alla stessa famiglia.
Quando ho cercato di spiegarglielo, ho cominciato ad avere dei dubbi sul mio inglese che, peraltro, è abbastanza decente; quello che non comprendevano era il concetto.
Noi abbiamo introdotto nel 1988-89 un codice ispirato a quello anglosassone, che è stato introdotto da una medaglia d’argento della Resistenza, quindi non da un pericoloso sovversivo – Giuliano Vassalli. Il processo accusatorio, il processo anglosassone è consustanziale alla separazione delle carriere, direi che in un certo senso è anche superato perché il judge anglosassone – negli Stati Uniti è di origine addirittura governativa – ma soprattutto in Inghilterra è un’istituzione dove la separazione delle carriere è superata, perché il prosecutor diventa judge, ma anche l’avvocato diventa giudice.Vi è, cioè, una cosiddetta cultura della giurisdizione che è un tavolo a tre gambe, che non riguarda soltanto il pubblico ministero e il giudice, come impropriamente è stato detto e ripetuto in questi anni. La giurisdizione o è ius dicere e quindi relegata nell’ambito del pronunciare sentenze, allora riguarda solo il giudice oppure un tavolo a tre gambe, nella dialettica appunto del dibattimento, e riguarda con pari dignità il difensore, l’accusatore e il giudice. Quindi diciamo che questa separazione delle carriere è una conseguenza logica ed è stato detto più volte, sin dall’introduzione del processo anglosassone che è stato voluto quarant’anni fa.
Però, mi permetta signor presidente, di rispondere adesso con una domanda che vorrei fare io: ma davvero voi credete che con questa riforma il Governo intenda porre la magistratura requirente e giudicante sotto il potere esecutivo?
Guardate io ho usato ieri davanti al signor presidente della Repubblica, e lo ripeto, il termine “blasfemo”. Lo ripeto e lo confermo ovviamente: la blasfemia non è soltanto una offesa verso la divinità, etimologicamente parlando, è un’offesa verso una istituzione sacra, e poiché io ritengo il Parlamento una istituzione sacra, aver voluto attribuire al Parlamento una intenzione che non solo non ha e non ha mai avuto, ma che è scritta a chiarissime lettere in termini contrari, la ritengo una blasfemia.
Leggo la costituzione, perché ho sempre l’impressione che nessuno l’abbia letta attentamente – Articolo 104: “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere ed è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente”. Faccio presente che con questa equiparazione della magistratura giudicante a quella requirente, con l’articolo 104 si modifica addirittura in bonam partem l’articolo 107, nel quale la posizione del pubblico ministero è abbastanza ibrida. Quindi lungi dal voler sottoporre al potere esecutivo la magistratura, noi ne abbiamo enfatizzato quella che è l’autonomia e l’indipendenza, e quindi consentitemi di dire che veramente trovo blasfemo, cioè irriverente verso il Parlamento, volere attribuirgli una volontà che nessuno ha mai avuto e il ministro della Giustizia che, vorrei dire, con decenza si è comportato per quarant’anni indossando la toga, entrando cinquant’anni fa in un momento molto difficile della nostra Repubblica, nell’ambito dell’ordine della magistratura al quale mi ritengo ancora di appartenere, questo è il significato, che confermo, di quella parola.
Un’ultima cosa: lei ha fatto un cahier de doléance importante sulle carenze della giustizia. Ha citato prima Isaia, io vorrei rispondere sempre con l’antico testamento con Qoelet, l’autore dell’Ecclesiaste: nihil novi, non c’è nulla di nuovo sotto il sole.
Purtroppo, sono cinquant’anni che sentiamo queste cahier de doléance da parte di tutti i magistrati, però vorrei dire che non solo noi siamo attentissimi a queste manifestazioni di disagio e, nei limiti del possibile, ho già citato l’assunzione di magistrati, la stabilizzazione dei precari. Quello che cercheremo di fare anche attraverso la istituzione del commissario straordinario per quanto riguarda le carceri, sono tutte cose sulle quali vogliamo e cerchiamo un confronto e un dialogo con la magistratura.
E adesso arrivo proprio al punto cruciale che riguarda il referendum.
Guardate, questo governo, questo referendum, questa legge non è fatta né contro nessuno né a favore di nessuno, guai a noi pensarlo, e ripeto, non è fatta per punire la magistratura e non è fatta per rafforzare il governo. Questo governo non ha bisogno di essere rafforzato, è tra i più solidi e con una maggioranza parlamentare compatta nella storia della Repubblica, tantomeno ne ha bisogno il ministro della Giustizia: quando io ho iniziato questa alta mission, al G 7 ero un neofita, ora sono il decano. In tre anni e mezzo tutti i ministri della Giustizia del G 7 sono cambiati 2, 3, 4 volte, l’inglese addirittura 4, l’americano 2, il francese 3. Io sono l’ultimo rimasto e conto ancora di restarci, quantomeno fino alla fine della legislatura.
Non abbiamo bisogno né di conferme, né tantomeno di punizioni, è una riforma fatta per costituire l’epilogo dell’istituzione del codice di procedura penale voluto da Vassalli. Non avrà e non deve avere effetti politici; l’ho detto ieri davanti al signor Presidente della Repubblica: se dovessero prevalere i no, accetteremo con grandissimo rispetto la volontà popolare; se dovessero prevalere i sì, lungi dall’avere intenti di revance o persecutori come qualcuno dice, inizieremo subito, il giorno dopo, un dialogo con la magistratura, con l’avvocatura e con il mondo accademico.
Per la seconda parte, che è quella delle norme attuative, e guardate che sono di altrettanta importanza quanto quelle costituzionali, faccio solo due esempi: tutti i criteri del sorteggio sono in fieri; su quelli un dialogo può essere trovato. La stessa possibilità di ricorrere per Cassazione contro la decisione dell’Alta Corte disciplinare può essere oggetto di discussione. Non è vero, come hanno detto alcuni, che sia precluso il ricorso per Cassazione; l’articolo che istituisce l’alta Corte disciplinare dice che in seconda istanza si può andare davanti al plenum, ma non dice affatto che sia escluso l’articolo 111 della Costituzione.
Sono due esempi secondo me significativi per dire già sin d’ora a tutti voi che noi siamo – nel caso in cui ripeto dovesse essere confermata la riforma costituzionale – disponibilissimi al dialogo. E auspico, quindi, che con questo sentimento, peraltro anche con la nostra amicizia personale, si possa augurare buon inizio dell’anno giudiziario al distretto di Milano.
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