Perquisizioni nella sede di Amazon a Milano da parte della Guardia di finanza di Monza che, su delega della Procura di Milano, sta indagando su una presunta evasione fiscale del colosso americano.
Si tratta di una nuova inchiesta – per ora senza indagati – che riguarda un aspetto in particolare, ossia capire se Amazon abbia operato attraverso una struttura permanente non dichiarata sul territorio italiano nel periodo compreso tra il 2019 e il 2024.
Le acquisizioni, come anticipato da Reuters, riguardano anche le abitazioni di sette manager della multinazionale dell’e-commerce e agli uffici milanesi della società di consulenza e revisione contabile Kpmg. Se fosse dimostrata la presenza stabile in Italia, il colosso dovrebbe versare cifre ingenti al fisco italiano.
Se prima il business veniva gestito dalla società lussemburghese, all’atto di fusione con Amazon Italia Services srl la procura scopre che quegli stessi “159 dipendenti” prima legati all’estero ora rispondono negli stessi uffici di via Monte Grappa “e senza neppure cambiare la scrivania” a dire di chi indaga, e lo fanno “con le medesime attività e funzioni” precedenti, così dimostrando – come si legge nel decreto di perquisizione – “la stabile organizzazione” che sarebbe andata avanti per anni. Una presunta presenza di lungo corso che si tradurrebbe in un’evasione, per chi investiga, in alcune centinaia di milioni di euro.
“Amazon paga tutte le tasse dovute in Italia ed è uno dei primi 50 contribuenti del Paese”, dichiara il colosso dell’e-commerce. ”Siamo tra i maggiori investitori stranieri in Italia, con oltre 25 miliardi di euro investiti negli ultimi 15 anni e oltre 19.000 dipendenti a tempo indeterminato”, afferma la società.
”Contesti normativi imprevedibili, sanzioni sproporzionate e procedimenti legali prolungati incidono sull’attrattività dell’Italia come destinazione di investimento”, prosegue Amazon, ricordando che il 18 marzo 2025 ha presentato ”una istanza di cooperazione e collaborazione rafforzata all’Agenzia delle entrate, chiedendo una conferma formale sul corretto inquadramento fiscale delle nostre attività, le stesse che sono oggetto dell’azione odierna della procura”.
”L’istanza è stata dichiarata ammissibile il 15 maggio 2025 e il relativo procedimento è attualmente in corso”, sottolinea Amazon. ”Durante questo periodo, abbiamo continuato a pagare tutte le imposte richieste. È quindi sorprendente e profondamente preoccupante che, mentre siamo attivamente impegnati in questo dialogo trasparente con le autorità fiscali italiane per ottenere chiarezza su questioni tecniche complesse, la nostra azienda e i nostri dipendenti continuino a essere oggetto di azioni aggressive e del tutto sproporzionate da parte della procura”.
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