Due ex calciatori dell’Inter sono venuti a mancare nelle ultime ore, entrambi scudettati.
È morto a Bobbio (Piacenza), suo paese natale, Giancarlo “Caje” Cella, 85 anni, ex calciatore tra le altre di Piacenza, Torino (con cui debuttò in Serie A), Catania, Atalanta e Inter (con la cui maglia ha vinto lo scudetto 1970-71). Al suo attivo anche 9 presenze e due gol nella nazionale Under 21 e una medaglia d’oro nel 1959 con la maglia azzurra i Giochi del Mediterraneo. Al termine della carriera, interrotta da un grave infortunio che gli precluse la convocazione in Nazionale per i Mondiali del 1962, divenne allenatore guidando le giovanili dell’Inter e diventando anche viceallenatore dei nerazzurri prima di sedere sulle panchine di Pavia, Carpi, Spal e Suzzara e infine responsabile del settore giovanile del Piacenza dove ha allenato sia Pippo che Simone Inzaghi.
Durante la carriera da calciatore (prima mezzala, poi mediano e infine libero), non ha mai smesso di frequentare Bobbio, dove ha costruito la famiglia con la moglie Poni e i figli Francesca e Gionata, e dove è tornato in vecchiaia. Il complimento più grande ricevuto? “Il Guerin Sportivo titolò “Cella come Sivori”, che allora era il più forte di tutti” raccontò Caje qualche anno fa. Il rimpianto più grande? “L’infortunio al ginocchio del marzo 1962 – ha sempre spiegato – che mi costò la convocazione in Nazionale ed i Mondiali del 1962”.
Se ne va un altro pezzo del calcio anni ’70 e ’80. Ci lascia anche Nazzareno Canuti, difensore di quella storica Inter di Bersellini capace di vincere in carrozza lo scudetto ’79/’80. L’ultima senza stranieri. Le frontiere sarebbero state riaperte proprio quell’estate. Aveva compiuto 70 anni il 15 gennaio, pochi giorni fa.
Il sito dell’Inter gli aveva dedicato una pagina per festeggiarlo. Nonostante la parentesi in rossonero, Canuti è stato una bandiera nerazzurra. Si è fatto tutta la trafila del settore giovanile prima di approdare in prima squadra nel 1975 e rimanerci fino al 1982 vincendo, oltre a quello storico scudetto, anche due coppe Italia e il Mundialito per club del 1981.
Nell’82 passa al Milan di Castagner, che riparte dalla B, e contribuisce a portare i rossoneri nella massima serie dopo una cavalcata trionfale. Poi due stagioni al Genoa, tre al Catania prima di chiudere la carriera nella Solbiatese. Era un marcatore di quelli che non si vedono più, anche se è tornata di moda la marcatura a uomo. In una sua recente intervista alla Gazzetta dello Sport ha voluto rimarcare il suo amore per i colori nerazzurri: “L’Inter è l’Inter, si ama. Ho cominciato come raccattapalle, a 14 anni. Ho visto Boninsegna segnare in rovesciata al Foggia, 5-0 e scudetto”. Ciao Nazza.
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