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Cremonese a reti bianche con il Verona

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Il Verona, in piena emergenza, torna da Cremona con un punto prezioso e soprattutto con una prestazione che restituisce fiducia a una squadra finora tormentata da una stagione complicata.

Allo Zini finisce 0-0, con gli uomini di Zanetti protagonisti di una ripresa di grande intensità, mentre la Cremonese di Nicola conferma la propria solidità e la capacità di soffrire senza cedere.

La gara si apre con scelte coraggiose da entrambe le parti. Nicola schiera Vandeputte in mediana e la coppia Vardy–Bonazzoli in attacco. Zanetti, costretto dalle assenze, sorprende con un tridente inedito: Giovane, Sarr e Orban.

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La prima occasione è della Cremonese: dopo otto minuti Vardy tenta il colpo da campione con un pallonetto da centrocampo, senza trovare la porta. Il Verona risponde con un colpo di testa di Ebosse su corner di Giovane, terminato a lato.

Al 14’ Barbieri sfonda sulla destra e sfiora il vantaggio con un diagonale che non inquadra la porta. Nel tentativo di ribadire in rete, Vardy colpisce il palo con il petto e deve ricorrere alle cure dei sanitari.

La partita resta equilibrata fino al 38’, quando Audero compie la prima grande parata della serata, deviando in tuffo un diagonale insidioso di Giovane.

Il secondo tempo si apre con due conclusioni dalla distanza, una per parte, senza esito. Il Verona cresce e sfiora più volte il vantaggio: Audero salva ancora su Giovane, prima su un sinistro potente (azione poi annullata per fuorigioco), poi chiudendo il primo palo su un altro guizzo del brasiliano.

La Cremonese si affaccia in avanti al 68’, quando Vandeputte impegna Perilli con il primo tiro nello specchio dei grigiorossi. Il Verona continua a spingere: Lirola sfiora il gol con un tiro-cross, poi Bernede calcia centrale dopo una buona combinazione con Orban.

Nel finale, brivido per la Cremonese: Barbieri devia un cross verso la propria porta, ma Audero è ancora una volta reattivo.

Il Verona esce dallo Zini con un pareggio che, per atteggiamento e occasioni create, può essere letto come un segnale di ripartenza. Le scelte di Zanetti — definite “forti” anche dal tecnico stesso — hanno dato risposte incoraggianti.

La Cremonese, dal canto suo, aggiunge un altro tassello alla propria stagione: squadra compatta, difficile da superare e capace di soffrire senza perdere lucidità.

 

Che partita è stata: troppe difficoltà o quella che si aspettava?
“La classica partita da salvezza fra squadre che devono fare più punti possibili. Squadre come noi, che avevano qualche problemino nell’interpretazione di alcuni ruoli stasera, ma abbiamo saputo indossare un vestito diverso. Non dobbiamo mai perdere la misura di chi siamo e da dove arriviamo e che strada dobbiamo fare. Bravissimi i ragazzi, abbiamo interpretato la partita in modo completamente diverso rispetto all’andata, quando siamo andati in grossa difficoltà. Stasera invece abbiamo avuto quella prudenza che ci deve servire per arrivare al nostro obiettivo. Bravi anche i tifosi a darci una grandissima mano, ci servirà fino alla fine”.

La scelta di Terracciano in quel ruolo? Come giudica la sua prestazione?
“Abbiamo studiato il Verona, che è una signora squadra, con giocatori con delle qualità importanti, tecniche e fisiche, ben organizzato. La capacità di rispettare il valore degli altri ci ha portato a interpretare la partita sapendo che potevamo andare in difficoltà sulle ripartenze, sulle seconde palle, sul gioco spezzettato, oppure sulla posizione di Giovane, che ha uno spunto importante. Invece Terracciano ci ha permesso di costruire con ampiezza, a quattro, non dando molto campo al Verona nella ripartenza. I ragazzi mi sono piaciuti moltissimo, guardo la capacità tattica e la fermezza nelle emozioni, perché è importante riuscire a fare punti anche quando non hai tutte le risorse a disposizione, cosa che vale anche per gli altri”.

Il fatto che il motore giri è importante, ma l’invenzione non arriva da nessuno, da Grassi a Vandeputte. E l’uomo che dava profondità non c’è.
“L’uomo che doveva dare profondità è Vardy, che ha fatto una partita straordinaria. Se ci vogliono due giocatori così per caratteristiche forse abbiamo solo Moumbagna. Oppure Johnsen, se viene usato come una seconda punta. Ma lui non è una seconda punta, anche se la può fare. Abbiamo poi Bonazzoli e Vazquez che cuciono meglio il gioco, in spazi complessi. Abbiamo optato per Bonazzoli, che fra i due è quello che riesce a fare di più la seconda punta. Certamente per le soluzioni che avevamo oggi era impensabile giocare con giocatori che non fossero mezzali, perché contro c’è una squadra che ti fa pagare dazio”.

Mancava qualcosa nei cambi? Moumbagna non ha convinto fino in fondo?
“Però quanti minuti ha fatto Moumbagna? Qui c’è realismo che realmente ho captato come in questo contesto. E allora non perdiamo mai la misura. Noi abbiamo 4-5 giocatori che la Serie A non sanno neanche cosa sia e si stanno costruendo il percorso. Giocare certe partite dove l’errore può pesare anche a livello psicologico facendoti tornare indietro nella crescita, non è una cosa facile. Bondo è più un centrocampista che può stare davanti alla difesa o in un centrocampo a due, ma le rotazioni nel ruolo di mezz’ala stasera ce le avevamo solamente nel ruolo di Vandeputte. Oppure si poteva mettere un giocatore come Zerbin, che abbiamo già usato in quella posizione. O ancora Johnsen. Ma quando c’è da fare la guerra in certi contesti, non può darti anche questo, altrimenti farebbe la mezz’ala da una vita per le qualità che ha. Bisogna capire sempre dove si può arrivare e quanto tempo serve per crescere definitivamente. Ci stiamo costruendo il nostro percorso adesso. Essere qui non è scontato. Fare partite del genere dimostrando un dna diverso rispetto a quello avuto fino ad ora, mi rende contento”.


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