Negli ultimi mesi, i sorprendenti risultati degli studi condotti dal Dr. Mariano Barbacid sul tumore al pancreas hanno attirato l’attenzione della comunità internazionale. Si tratta di una luce di speranza per una patologia che, purtroppo, presenta ancora oggi una delle percentuali di sopravvivenza più basse tra le malattie oncologiche.
Perché il tumore al pancreas è un nemico così difficile?
Il pancreas è una ghiandola fondamentale per il nostro organismo: produce ormoni vitali come l’insulina e il glucagone, che regolano gli zuccheri nel sangue, e secerne enzimi essenziali per la digestione.
Il cancro al pancreas è classificato come la 7ª causa più alta di mortalità per cancro nel mondo. Il tipo più comune di tumore pancreatico è l’adenocarcinoma duttale, una vera e propria sfida per la medicina. Le ragioni sono varie, tra cui i sintomi non specifici associati alla malattia o rilevabili solo quando il tumore è già in uno stadio avanzato. Inoltre, questo cancro è protetto da una sorta di “scudo” (chiamato reazione desmoplastica) che lo rende estremamente resistente alle terapie convenzionali. Ad oggi, l’intervento chirurgico è l’unica cura potenziale, sebbene i tassi di recidiva siano comunque alti e la maggior parte dei pazienti scopre la malattia quando non è più operabile. Anche la diagnosi precoce è complessa: l’antigene tumorale sierico 19-9 (CA 19-9), l’unico marcatore approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) non è sufficientemente preciso per uno screening di massa, poiché i suoi valori possono alterarsi anche per semplici infiammazioni delle vie biliari.
I fattori di rischio: a cosa prestare attenzione
Una preoccupazione importante è che l’incidenza del cancro al pancreas stia aumentando nel mondo occidentale, pertanto, conoscere i fattori di rischio rappresenta il primo passo per la prevenzione:
- Stile di vita: Il fumo di sigaretta è uno dei principali fattori di rischio. Anche l’obesità e una dieta eccessivamente ricca di grassi saturi giocano un ruolo importante.
- Patologie pregresse: Il diabete mellito di tipo 2 e le pancreatiti croniche (infiammazioni prolungate dell’organo) sono condizioni da monitorare con attenzione.
- Genetica e familiarità: la presenza in famiglia di tumori al pancreas, alla mammella o al colon-retto rappresenta un ulteriore fattore di rischio, spesso legato a specifiche mutazioni genetiche ereditarie che possono contribuire in modo significativo allo sviluppo della malattia.
- Età: le persone più a rischio sono quelle che rientrano nella fascia d’età compresa tra i 50 e gli 80 anni.
Verso una svolta: la “tripla strategia”
La ricerca guidata dal Dr. Mariano Barbacid ha un obiettivo ambizioso: superare la resistenza ai trattamenti convenzionali. Invece di usare un unico farmaco, lo studio si concentra sull’inibizione simultanea di più percorsi cellulari che favoriscono la crescita del tumore. È come se, per fermare un’auto in corsa, non bastasse frenare, ma servisse contemporaneamente spegnere il motore e togliere le chiavi. I risultati ottenuti sono senza precedenti: lo studio condotto nei topi ha dimostrato che l’inibizione combinata di KRAS, EGFR e STAT3 determina una regressione completa del tumore senza recidive significative e con una bassa tossicità per l’organismo. Sebbene questi risultati siano stati ottenuti in ambito sperimentale e non rappresentino ancora una cura pronta per l’uomo, la strada tracciata è rivoluzionaria. La scoperta del Dr. Barbacid offre una nuova e solida speranza, aprendo prospettive concrete per i futuri protocolli clinici che potrebbero cambiare il destino di molti pazienti.
a cura di Federica Di Leva, dottoressa in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche
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