Si terrà dal 14 al 16 aprile 2026 al Parco Center di Milano l’undicesima edizione del Festival dei Diritti Umani, dedicata al tema “Chi comanda?”. Tre giorni di incontri, dibattiti e spettacoli per interrogarsi su dove si concentra oggi il potere, come si esercita e perché viene così raramente messo in discussione.
Nel crepuscolo delle democrazie si fa strada chi vuole comandare. Non governare o dialogare, ma imporre. È uno spirito del tempo che attraversa le relazioni internazionali e quelle quotidiane: nelle guerre che si moltiplicano, nelle disuguaglianze che si radicalizzano, nell’ossessione per la sicurezza, nel controllo dei corpi, nella paura del dissenso.
Da qui nasce il tema dell’edizione: una domanda diretta, “Chi comanda?”, non teorica ma politica e concreta.
Novità di quest’anno è l’organizzazione congiunta di Fondazione Diritti Umani e Fondazione Gariwo, che uniscono competenze e reti per ampliare lo spazio di confronto tra educazione, informazione e partecipazione civica.
Per tre giorni Milano diventa un laboratorio aperto in cui studenti e cittadinanza si confrontano con alcune voci del dibattito pubblico italiano.
Al centro anche le scuole: non come pubblico passivo, ma come protagoniste chiamate a rielaborare in modo critico gli stimoli ricevuti sul tema del potere.
Tra gli ospiti, l’attivista Pegah Moshir Pour, simbolo delle battaglie per i diritti delle donne e della libertà in Iran, la giornalista Tonia Mastrobuoni, tra le principali osservatrici delle dinamiche politiche europee, e Matteo Pucciarelli, cronista politico per la Repubblica. Accanto a loro, Tiziana Ferrario, storica inviata Rai e voce del giornalismo internazionale, Danilo De Biasio, direttore artistico del Festival e già direttore di Radio Popolare, Nicoletta Dentico, analista delle disuguaglianze globali, Alessandro Volpi, studioso del potere finanziario, Don Claudio Burgio, fondatore della comunità Kayros, e Giulia De Florio, impegnata nella difesa dei dissidenti. In programma anche interventi di educatori, attivisti e professionisti dell’informazione, tra cui Paola Barretta, Vittorio Di Trapani, Paolo Maggioni, Giulia Riva, Joshua Evangelista, Luisa Rizzitelli, Simone Ficicchia, Paolo Giulini e Chiara Ronzani.
Il programma intreccia più linguaggi e temi: sicurezza e spazio pubblico, dissenso e attivismo, questione di genere, disuguaglianze economiche e — novità di questa edizione — sport, come luogo in cui si riflettono identità e conflitti sociali. Molti dei temi sono stati suggeriti dagli studenti, a conferma di una partecipazione attiva delle nuove generazioni.
Le mattine sono pensate come uno spazio di dialogo diretto tra ospiti e studenti, seguite da workshop; il pomeriggio e la sera il festival si apre alla città con corsi di formazione per giornalisti, proiezioni e spettacoli teatrali.
Tra gli appuntamenti anche lo spettacolo teatrale I memoriosi, dedicato alla responsabilità individuale e alla memoria del Bene. Durante il Festival sarà presentata una versione inedita legata al mondo dello sport, che intreccia le storie dei “Giusti” con il linguaggio sportivo e il tema della responsabilità dentro e fuori dal campo.
«Tira una brutta aria: guerre, violazioni dei diritti umani, egoismi. E il cattivo esempio viene dall’alto, da chi comanda. Compito di associazioni come Fondazione Diritti Umani e Fondazione Gariwo è innanzitutto fare rete, proporre pensieri alternativi e dare voce alle nuove generazioni», dichiara Paolo Bernasconi, presidente Fondazione Diritti Umani.
«La democrazia non si perde tutta insieme: si svuota quando le persone rinunciano a interrogarsi su chi esercita il potere e su come lo esercita», aggiunge Gabriele Nissim, presidente Fondazione Gariwo. «Per questo oggi è essenziale creare spazi in cui i giovani possano confrontarsi, sviluppare pensiero critico e immaginare alternative. È lì che la democrazia può ancora rigenerarsi».
Il Festival dei Diritti Umani si svolge dal 14 al 16 aprile 2026 al Parco Center di Milano (via Ambrogio Binda 30). L’ingresso è libero fino a esaurimento posti. Il programma completo è disponibile su gariwo.net/festival.
Non è un festival per parlare di diritti umani. È un festival per capire perché tutti rischiamo di perderli e progettare come evitarlo.
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