Parlare di manufatti in oro, argento e gemme preziose non significa dibattere su un ambito del lusso. “Fino al 1985 – sostiene Roberto Ricci, anima creativa di Rubinia, brand della gioielleria artigianale lombarda distribuito in Italia e Francia– l’Italia era la prima produttrice al mondo di gioielleria, con poli di eccellenza a Vicenza, Napoli, Milano, Valenza, Arezzo…. E’ ancora un business da oltre 6 miliardi l’anno (valore delle vendite nelle gioiellerie italiane) che però l’industria contribuisce a distruggere. Infatti le gioiellerie come tutti i negozi su strada hanno iniziato a chiudere. Tirano giù la serranda 20 al mese da due anni. I problemi sono di diverso genere. I gioiellieri hanno dimenticato che vendono emozioni, non sanno più creare relazioni empatiche con il cliente. Mancano anche gli artigiani: le scuole formano operai per l’industria. E bisogna riconoscere che un ostacolo è pure il passaggio generazionale. I giovani non colgono il fascino di maneggiare metalli preziosi per rendere memorabili i momenti più importanti della vita di chi li indosserà. Nulla a che fare con il consumismo. Siamo nell’ambito dell’arte, dove ogni manufatto è unico, come unica è la vita di ognuno. Come può esserlo un prodotto industriale, per sua natura uguale per tutti? Il gioiello è memoria che ti porti addosso. Per questo oro, argento sono i materiali più riciclati da sempre: chi butta via l’anello della nonna?”
Questo lo scenario in cui si colloca il libro di Roberto Ricci dal titolo ‘Rubinia-Storia di un gioiello. 40 anni di amore, arte, impresa’, 40 capitoli, pp 322, € 16,9, edito da Davide Falletta e in vendita da Feltrinelli, su Amazon e altre piattaforme, anche in formato eBook. Nel 2025, per il 40° del marchio, Ricci ripercorre le tappe della sua storia come imprenditore non solo per condividere un passato (e un presente) vissuti con amore del proprio mestiere, ma anche per offrire spunti di riflessione su ciò che è stato e ciò che sarà dell’azienda e del settore, su come la gioielleria artigianale può rinascere e avere un futuro con molte opportunità, se solo non rinuncia a innovare. Va in tale direzione la scelta di Rubinia di devolvere le royalties delle vendite del libro sulle piattaforme (60% del prezzo di copertina al netto dei costi di produzione) e il 70% del prezzo di vendita dell’ebook, al sostegno del progetto solidale Casa&Bottega, avviato dall’azienda nel 2025 con due campagne di crowdfunding, proprio per creare nuove opportunità di sviluppo dell’artigianato orafo. I lettori, tramite Qrcode, possono approfondirne la conoscenza e nel caso contribuire a promuoverlo. Cara&Bottega è un ‘sogno’ di Roberto Ricci, che si sta via via concretizzando mirato a creare poli artigiani che custodiscano i mestieri antichi che hanno reso iconico il Made in Italy nel mondo e in particolare Milano per la gioielleria. Il piano attuativo è triennale e l’obiettivo è mettere in campo nuove generazioni di orafi offrendo formazione e reali possibilità di lavoro a persone in cerca di futuro: giovani e donne in difficoltà, per cui l’indipendenza economica, raggiunta con il mestiere affascinante dell’artigiano orafo, può davvero restituire dignità e autorealizzazione.
Rubinia attualmente ha 15 dipendenti e utilizza diversi laboratori a Milano e fuori città creando indotto per circa 60 operatori. Il negozio monomarca è a Milano, in via Vincenzo Monti 26 (con annessi laboratorio proprio e uffici e laboratorio). I punti vendita in Italia sono 350 e circa 80 in Francia.
Il fatturato 2025 è di circa 4 milioni.
Il libro di Roberto Ricci attraverso la narrazione di vicende umane e professionali autentiche, tra arte e logiche di impresa, ricerca e materia, emozioni e amicizie, incontri e scontri generazionali, e viaggi, alla ricerca di nuove ispirazioni, sempre con indomito coraggio, vuole essere occasione per una testimonianza corale (alla fine ci sono anche i contributi della figlia di Roberto, Francesca Ricci, socia in Rubinia e AD, e dei collaboratori) e partecipativa sulla gioielleria, l’artigianato, la passione per il proprio lavoro e l’imprenditoria italiana in generale, nella speranza attiva di una rinascita non solo e non tanto economica, ma di visione umanistica e di un nuovo entusiasmo per la bellezza e i veri valori – unicità, eccellenza, ‘fatto con cura’– per fare di ogni vita un gioiello prezioso e di ogni gioiello il simbolo di una vita.
SINTESI DEL RACCONTO
Ridefinizione del mercato: il gioiello artigianale come memoria che ti porti addosso, non lusso
“Come André Agassi apre il suo libro dichiarando il suo odio per il tennis, io mi trovo a vivere un paradosso simile. Vivo in un mondo che combatto, quello del consumismo sfrenato, eppure, ogni giorno, progetto gioielli, li racconto, li rendo desiderabili, spingo le persone ad acquistarli. Mi domando spesso: stiamo davvero andando nella direzione giusta?”. Il libro di Roberto Ricci parte così, con una domanda di senso rivolta non a caso non solo a se’ stesso ma a tutto il mercato. Parlare di manufatti in oro, argento non significa dibattere su un ambito del lusso ma di arte, emozioni, memoria. Il gioiello è memoria che ti porti addosso.
Rubinia nasce nel 1985 per iniziativa di Ilario Plazzi che apre un negozio prima a Portofino, poi a Santa Margherita e infine a Milano. Il nome Rubinia porta con sè un profondo significato simbolico: nasce dall’unione del nome di una pianta selvatica bellissima, forte, resistente ‘come la donna tenace e appassionata’, la Robinia, e il rubino, la pietra tipicamente femminile che parla di passione. La Robinia per gli antichi egizi era la pianta sacra della speranza e della vita dopo la morte; era emblema dell’energia indistruttibile della vita. I fiori sono profumatissimi e sono utilizzati per ottenere il prezioso miele di acacia.
La creatività ha bisogno di libertà. Per questo oggi nelle grandi industrie orafe trovi operai, non artigiani
Nel 1992, Roberto Ricci conosce Plazzi e dal 1996 collaborano finché nel 2004 Ricci prende in mano sviluppo e marchio dell’azienda oggi di proprietà condivisa da 12 soci. Fin da subito Rubinia è una fucina di idee di gioielleria artigianale. Le fonti di ispirazione sono ovunque e spesso inaspettate: sui giornali di moda provenienti da tutto il mondo, negli incontri con persone e culture diverse durante i viaggi, nei materiali, nel confronto esuberante di Ricci e Plazzi, tra i banchetti delle fiere internazionali tessili, di design, di ogni ambito in cui si esprime la creatività artigianale; nel confronto costante tra colleghi, tra ‘caos e un pizzico di magia’.
A Parigi, nel 1996, Roberto Ricci scopre le possibilità di caratterizzare un gioiello che offre la punzonatura nel negozio di Serge Thoraval. Oggi Rubinia ha un archivio ricchissimo di punzoni per raccontare mille storie di vita, ricordi, emozioni, rendendo il gioiello ‘come un tatuaggio’ dal significato esclusivamente personale per chi lo indossa. Rubinia anticipa di fatto la moda della personalizzazione di ogni gioiello tanto che i creativi di Rubinia presto vengono definiti ‘sarti di gioielli’.
E’ il dettaglio, in certi casi anche l’errore, che rivela l’unicità del manufatto:’ la stampa 3D è precisa ma ‘non sente’, non ha incertezze e per questo è incapace di poesia’. “Un materiale non reagisce mai due volte allo stesso modo ed è quando si inizia a incidere che si capisce quale lama bisogna usare”.
L’idea creativa viene dalla relazione con il cliente, dal materiale che si ha in mano, dalle forme e dai colori, mai a tavolino, come per quell’anello in cui il numero 50 nasconde un cuore al posto dello zero. “L’equilibrio nasce non dal controllo ma dalla sensibilità”. Anche in un oggetto semplice si riconosce la personalità di chi lo ha realizzato. “Il dettaglio non è più un fatto estetico e diventa identità’.
Ci sono materiali come il titanio che hanno bisogno di anni per rivelare il loro potenziale: nel 2025 dalla ricerca costante di Rubinia ecco in vetrina i primi prototipi di bracciali tennis in questo metallo e che gli italiani stanno scoprendo con entusiasmo, soprattutto il mondo maschile. “Rubinia ha sempre cercato di guardare oltre…”
L’importanza del momento di acquisto
L’obiettivo è che il gioiello colpisca tutti i sensi e rappresenti già in negozio all’acquisto un’esperienza memorabile: deve essere proposto in un ambiente connotato da profumo, colori, suggestioni che contribuiscano a far percepire il valore prezioso dell’oggetto. Anche sotto questi aspetti di marketing e customer experience Rubinia è stata antesignana.
L’ufficio progetti introduce poi prodotti che danno riconoscibilità al marchio, esprimendo lo storytelling dei valori Rubinia, facendone un vero e proprio brand. Nascono i ‘Gioielli secondo natura’ (i cui primi gioielli erano realizzati con elementi naturali come conchiglie, semi e legni affiancati a gemme), e si inizia a progettare la linea Filodamore che, nel tempo, diventa iconica di Rubinia come la linea Filodellavita dal 2007. La Linea ‘Numeri e Parole’ prende spunto dalla vita del cliente: “Vendere non significa semplicemente portare all’acquisto di un prodotto, ma capire le esigenze della persona, saper fare domande e ricambiare con un ascolto empatico”.
Sostenibilità
I materiali comportano la consapevolezza dell’impatto ambientale della propria attività: Rubinia è stata una delle prime realtà in Italia a dichiarare l’uso di oro e argento riciclati al 100% a partire dal 2021. Nel 2007 ha introdotto l’uso dell’oro a 9 carati (37.5% oro puro, più resistente e adatto a gioielli d’uso quotidiano) non per il costo, ma per una scelta di materiale e per rispetto dell’ambiente e nell’uso di packaging innovativi come quelli realizzati in Appleskin (pelle di mela), unendo design, creatività e attenzione all’ambiente.
Come affrontare le sfide
Con il 2005 e il 2006 arrivano le prime difficoltà di mercato ma Rubinia non si ferma, combinando sempre tradizione orafa e sperimentazione con materiali sostenibili, creando gioielli che sono veri e propri “segnalibri della vita“. Nel 2007 con la Linea 8+1 è la prima a portare sul mercato una lega di oro 9 carati (mentre tutti utilizzavano la lega da 18) e un nuovo concetto di gioiello. Con il 9 carati appare in vetrina l’oro rosa, altra novità. E si risparmia il 50% di metallo mentre in Amazzonia era in corso uno sfruttamento intensivo per la raccolta dell’oro con l’utilizzo del mercurio. “Pensare fuori dagli schemi’ è l’imperativo.
Inoltre, nella produzione Rubinia, l’oro è spesso combinato con l’argento. Inusuale anche mettere insieme diamanti e argento (negli anelli Filodellavita).
Il Natale 2008 è il primo per Roberto Ricci nel punto vendita di via Vincenzo Monti 26 a Milano dove ancora si trova. Era un periodo d’oro per la bellissima strada alberata della metropoli, Sulla strada, tra antichi palazzi nobiliari, c’erano tanti bei negozi e insegne storiche.
Responsabilità sociale
Filodamore è la collezione dedicata a importanti campagne di solidarietà, in primis con Convivio, collaborazione che inizia nel 1996.
Nel 2016 Filodellavita è affermato in tutta Italia dove i rivenditori sono ormai 500. Al fianco di Roberto c’è la figlia Francesca.
Rubinia incrementa la ricerca sul titanio mettendo in discussione l’equazione gioielleria = lusso.
Il progetto etico sociale
Nel 2025, un’altra svolta: Rubinia, che ha lanciato diversi progetti innovativi, reagisce alle nuove sfide del presente con la proposta di un Hub dell’artigianato orafo a Milano- “Casa & Bottega”- da realizzare insieme con clienti, consumatori, giovani apprendisti e maestri esperti. E sperimenta, prima nel suo campo, il crowdfunding per finanziare borse di studio e nuove collezioni. Per il canale dei rivenditori istituisce le classroom gratuite mettendo in rete gioiellieri e partner, basandosi sull’ascolto e sulla condivisione: sono sessioni di autoformazione dove si mettono a fattor comune le proprie esperienze.
Roberto Ricci spiega da dove nasce questa spinta a non fermarsi mai: il bello di una vita nell’artigianato orafo fra tradizione e innovazione. Un messaggio per i giovani.
“Ripensando alle mie radici, – scrive Roberto Ricci – mi rendo conto di quanto le esperienze della mia infanzia abbiano giocato un ruolo fondamentale nel mio percorso. Due realtà così diverse, ma ugualmente formative, hanno plasmato la mia visione del mondo: Milano e Sarezzano, un piccolo paese di campagna (in Piemonte). Milano, con il suo spirito frenetico, il cuore pulsante dell’innovazione e del lavoro, mi ha insegnato l’importanza dell’energia, dell’adattabilità e della determinazione. Sarezzano, con la sua quiete e i suoi ritmi lenti, mi ha mostrato la bellezza della semplicità, il valore del tempo e della connessione autentica con le persone e con la natura. La differenza tra vivere a Milano e vivere a Sarezzano è stata per me una lezione continua: nella grande città, tutto scorre veloce, si è costantemente spinti a fare di più, a superare i propri limiti. A Sarezzano, invece, ogni istante sembra avere un peso specifico diverso, ogni gesto è più consapevole. Questa dualità mi ha permesso di apprezzare entrambe le dimensioni, trovando un equilibrio tra il dinamismo e la riflessione, tra il progresso e la tradizione. Le estati trascorse dai miei nonni a Sarezzano mi hanno insegnato il valore del lavoro, dell’autenticità e del rispetto per ciò che è fatto bene. Ma non solo loro: anche i miei Genitori, con il loro esempio quotidiano, mi hanno trasmesso concetti semplici ma profondi, come il rispetto per il lavoro ben fatto e l’importanza della parsimonia. Ogni piccolo gesto aveva un significato: non si sprecava nulla, tutto poteva avere una seconda Vita. In quel piccolo mondo, tutto aveva un senso: il riuso, il rispetto per i materiali, il fare le cose con Amore. Era una Vita semplice ma piena, fatta di insegnamenti concreti che oggi definiremmo ‘sostenibili’, ma che all’epoca erano semplicemente il buon senso. Non sono mai stato un genio a scuola, né ho mai immaginato che un giorno avrei scritto un libro. Così come non avrei mai pensato di lavorare con tutta la mia Famiglia. Sono cresciuto vedendo i problemi che il lavoro familiare porta con sé: la difficoltà di separare la Vita professionale da quella personale, il rischio di portare a casa le tensioni, i conflitti che nascono dalla gestione condivisa di un’attività. Per questo non ho mai pensato che un giorno avrei lavorato con i miei familiari. Eppure, come un paradosso, oggi lavoro con tutti e quattro i membri della mia Famiglia: Alessandra, Francesca e Isabel, che è con noi da un anno. È stato ed è tuttora un percorso complesso, fatto di sfide, di confronti accesi, di momenti difficili, ma allo stesso tempo incredibilmente bello. Condividere il quotidiano, prendere decisioni insieme, vedere la crescita di un progetto costruito con chi mi è più vicino è un’esperienza impagabile”.
Valori e Intenti
Rubinia guarda al futuro con una visione che unisce tradizione e innovazione e si basa su una precisa strategia: crescita sostenibile, ricerca e sviluppo, comunicazione, trasparenza, solidarietà e rispetto per l’ambiente. L’azienda si impegna a preservare l’artigianato orafo e a promuovere la sostenibilità, utilizzando materiali riciclati e creando gioielli senza tempo.
Conclusione
Il libro si chiude con un invito a partecipare al progetto Rubinia Casa&Bottega, contribuendo a preservare l’arte orafa e a costruire un futuro sostenibile. Rubinia non è solo un marchio, ma un racconto che unisce passato e futuro, tradizione e innovazione, e che continua a crescere grazie alla passione e al contributo di tutti coloro che ne fanno parte.
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