“Con i correttivi inseriti ora sarà concretamente applicabile anche alla micro e piccole imprese il decreto sulla parità retributiva.”
È quanto rileva Unione Artigiani della Provincia di Milano e Monza Brianza che esprime apprezzamento per lo schema di decreto legislativo di attuazione della direttiva (UE) 2023/970 in materia di parità retributiva tra uomini e donne e trasparenza salariale, provvedimento che ha ricevuto ieri il primo via libera del Governo e va ora all’esame del Parlamento.
“Avevamo lanciato un alert nei giorni scorsi al Ministero del Lavoro – spiega Marco Accornero, Segretario di Unione Artigiani – Le bozze in circolazione non sembravano tener conto della dimensione italiana della micro e piccola impresa produttiva italiana e le esponeva a nuovi rischi di contenziosi con i lavoratori. iI 95% dei datori di lavoro italiani opera con meno di 10 dipedenti, gli artigiani addirittura 3. Le nostre ditte non hanno certamente una struttura HR per la gestione di tutte le richieste del decreto, al netto delle annunciate semplificazioni, e soprattutto devono poter premiare in autonomia con superminimi personalizzati esperienza e professionalità dei loro pochissimi collaboratori. Questo aspetto non sarà toccato dal provvedimento”.
Per cui – spiega Unione Artigiani – è ottima cosa, come indica il Decreto, attribuire un ruolo centrale ai contratti collettivi nazionali di lavoro “stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale”, punto di riferimento per i principi di parità retributiva e trasparenza e fondati su criteri oggettivi e neutrali rispetto al genere.
Centrale poi è la definizione di “livello retributivo” adottata nello schema di decreto, che esclude espressamente dal calcolo del livello retributivo medio – rilevante ai fini dell’analisi del divario retributivo di genere – le componenti retributive riconosciute su base personale, discrezionale o temporanea, come i superminimi individuali nella stessa categoria di lavoratori.
“Immaginate come sarebbe stata l’attuazione della norma senza queste precisazioni in una piccola realtà, magari monogenere artigiana come un’impresa edile o un centro estetico, dove basta un cambio nei compensi per distorcere statistiche e alimentando valutazioni non aderenti alla realtà organizzativa delle imprese. In questo modo – conclude Accornero – tutti i collaboratori sanno che si resta all’interno dalla contrattazione collettiva e che il datore di lavoro può riconoscere, in autonomia, incentivi individuali legati a percorsi professionali, competenze o responsabilità specifiche”.
Scopri di più da GazzettadiMilano.it
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
















































