Fermare le importazioni sleali di cibi che non rispettano gli standard europei e mettono a rischio la salute dei cittadini e il reddito degli agricoltori. Le stesse regole che seguono le imprese agricole in Europa devono essere rispettate da chi vuole vendere da noi, da qualunque Paese voglia esportare qui. E servono più controlli, perché ora solo il 3% delle merci viene fisicamente verificato nei porti e alle frontiere.
Questa la posizione di Coldiretti, presente oggi a Strasburgo in corteo fino al Parlamento Europeo con oltre mille soci agricoltori guidati dal presidente Ettore Prandini e dal segretario generale Vincenzo Gesmundo, al fianco degli agricoltori francesi della Fnsea. Tra i partecipanti anche una delegazione di agricoltori di Milano, Lodi e Monza Brianza guidata dal presidente Alessandro Rota e dalla delegata interprovinciale di Coldiretti Giovani Impresa Sara Derottia, imprenditrice agricola di Caselle Landi, nel Lodigiano, insieme al presidente e al direttore di Coldiretti Lombardia, Gianfranco Comincioli e Giovanni Benedetti.
“Siamo a Strasburgo per chiedere alle istituzioni europee un cambio di passo nei confronti della nostra agricoltura – afferma il presidente di Coldiretti Lombardia Gianfranco Comincioli – Agli agricoltori europei si chiede giustamente di produrre cibo di qualità che salvaguardi la salute dei consumatori e l’ambiente: chiediamo quindi che ci sia reciprocità rispetto ai prodotti che entrano nell’Unione Europea, affinché rispettino le nostre stesse regole”.
“Reciprocità è la parola chiave – conferma Alessandro Rota, presidente della Coldiretti di Milano, Lodi e Monza Brianza -. Non ci possono essere accordi commerciali tra l’Europa e il resto del mondo se fuori dalla Ue non esistono gli stessi vincoli e regole a cui sono sottoposti gli agricoltori italiani ed europei. L’Unione europea getta le basi per una concorrenza sleale destinata a mettere in ginocchio le nostre produzioni di eccellenza”.
“L’intesa con il Mercosur così com’è – afferma Sara Derottia, delegata del movimento giovanile per Coldiretti Milano, Lodi e Monza Brianza – sta uccidendo l’agricoltura europea e mettendo a rischio la sovranità alimentare del continente. La Commissione ha il dovere di difendere le produzioni europee, i cittadini consumatori e la sicurezza del cibo”.
Se Von der Leyen non garantisce subito reciprocità, controlli e trasparenza nel commercio internazionale – precisa Coldiretti – deve lasciare il suo incarico e abbandonare le follie che ad oggi hanno contraddistinto la sua gestione antidemocratica. La Commissione Von der Leyen ha trasformato l’agricoltura in un laboratorio ideologico gestito da tecnocrati che ignorano i territori produttivi, scaricano costi e vincoli sulle imprese europee e spalancano i mercati alla concorrenza sleale globale.
Coldiretti chiede anche trasparenza totale con l’origine obbligatoria in etichetta per tutti i prodotti e l’abolizione dell’inganno del codice doganale dell’ultima trasformazione. La Commissione predica ideologia e impone burocrazia: 100 giorni di lavoro sottratti ogni anno alle aziende agricole per obblighi inutili, mentre senza reciprocità il commercio diventa un’arma contro l’Europa.
Il negoziato sul Mercosur è l’emblema delle follie della Commissione: un accordo costruito per importare prodotti senza reciprocità e senza controlli sanitari e ambientali, aprendo la strada ad altri trattati ancora più pericolosi per l’agricoltura e il cibo europeo.
Per queste ragioni la mobilitazione di Coldiretti proseguirà senza sosta, finché la Commissione non abbandonerà la linea suicida che ha imposto e non ripristinerà un quadro politico e commerciale capace di difendere agricoltura, cittadini e sovranità alimentare europea.
“Continuiamo la nostra protesta sul tema della trasparenza – sottolinea il presidente di Coldiretti Ettore Prandini – nell’interesse delle imprese agricole ma soprattutto dei cittadini consumatori. Vogliamo dare garanzie sulla qualità dei prodotti e, soprattutto, assicurare che i cibi importati rispettino esattamente le stesse regole e gli stessi standard ai quali sono sottoposte le nostre imprese. Questo vale per il Mercosur, ma vale anche per tutti gli accordi futuri che verranno siglati: abbiamo la necessità di dare certezza e tutela al lavoro dei nostri agricoltori”. “La nostra battaglia – conclude Prandini – continuerà oggi, nei prossimi giorni, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, finché non otterremo elementi chiari di trasparenza e di coerenza da parte della Commissione europea”.
“Siamo qui per denunciare la necessità che, partendo proprio dal Mercosur, tutti i prodotti che importiamo in Europa e soprattutto in Italia siano pienamente tracciabili – dichiara il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo – Noi abbiamo fotografato nel porto di Rotterdam quella che possiamo definire la porta degli inferi: le cose più schifose che arrivano in Italia. È quindi necessario – prosegue Gesmundo – che partendo da questa grande capacità di mobilitazione popolare, si possa arrivare non solo al concetto di reciprocità, ma a un controllo che riguardi tutte le merci che importiamo, sia dal punto di vista della qualità sia, soprattutto, da quello della salubrità. I Paesi dai quali importiamo prodotti e derrate alimentari utilizzano ancora fitofarmaci e veleni che in Europa sono stati banditi da oltre quarant’anni. Questo non è pensabile né auspicabile: non possiamo continuare in questa direzione”.
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