Infortuni sul lavoro, donne le più colpite

I dati INAIL aggiornati al 31 dicembre 2025 confermano che l’emergenza sicurezza in Lombardia resta aperta. Le denunce di infortunio sono 110.873 (+0,75% sul 2024), con 164 denunce con esito mortale. Preoccupa l’aumento delle malattie professionali: 5.011 denunce (+17,08%).

E continua a crescere il fenomeno degli infortuni degli studenti: 18.986 denunce (+5,94%), pari al 23,48% del totale nazionale.  

Non c’è nulla di ‘fisiologico’ in questi numeri: oltre 110 mila denunce in un anno e 164 morti significano che il lavoro continua a produrre un costo umano enorme, ogni giorno. 164 morti non sono un ‘dato’, sono un fallimento collettivo”, dichiara Eloisa Dacquino, Segretaria Confederale UIL Lombardia. E c’è un fatto che merita attenzione: nel 2025 l’aumento delle denunce in Lombardia riguarda le donne (+2,15%), mentre per gli uomini il dato è sostanzialmente fermo (0,04%). “È un campanello d’allarme – continua Eloisa Dacquino: si stanno sottovalutando rischi e condizioni in lavori dove la presenza femminile è forte, spesso nei servizi, nel commercio e nella sanità-assistenza, dove ritmi, turni, movimentazione, carichi spesso ‘invisibili’ e pressione organizzativa incidono significativamente. È lì che la prevenzione deve smettere di essere tale solo sulla carta”.

Il segnale è coerente anche con la dinamica delle malattie professionali, che crescono in modo più marcato tra le lavoratrici: +25,87%, (+13,62% tra gli uomini). “Qui non parliamo di episodi: parliamo di salute che si consuma nel tempo. Se le tecnopatie aumentano così – e se aumentano soprattutto tra le donne – significa che siamo in presenza di falle nel sistema organizzativo e di prevenzione (ergonomia, carichi, ripetitività, turnazioni, stress lavoro-correlato)”. “La formazione deve essere commisurata ai rischi specifici connessi alla mansione effettivamente svolta, non ‘a pacchetto’”. 

Un’altra evidenza riguarda l’andamento dell’itinere: gli infortuni crescono (+2,65%) e aumentano anche i mortali in itinere (52, +1,96%). In particolare, tra le donne le denunce di infortunio in itinere aumentano del +3,53% (da 9.200 a 9.525) “Quando crescono gli eventi in itinere non è solo un tema di prudenza individuale, dietro ci sono tempi compressi, turni, fatica, mobilità obbligata e pressione sui ritmi. E a questi si sommano i carichi ‘invisibili’: sappiamo che sulle donne grava ancora una quota maggiore di lavoro di cura e domestico con effetti su tempi, stress e conciliazione. Non possiamo far finta che tutto questo non incida anche sulla sicurezza.”

Allarme studenti. In Lombardia le denunce di infortunio degli studenti nel 2025 arrivano a 18.986 (+5,94%): è quasi un quarto del totale nazionale (23,48%) e il dato comprende anche 2 decessi denunciati. “Stiamo parlando di ragazzi e ragazze. È inaccettabile che scuola, laboratori, percorsi formativi e attività esterne possano trasformarsi in contesti di rischio. La cultura della sicurezza non si costruisce con uno slogan: si garantisce con tracciabilità delle attività, tutoraggio reale e controlli. “Quando una regione pesa così tanto sul totale nazionale, la domanda è inevitabile: dove stanno le falle organizzative? La sicurezza per gli studenti non può essere affidata alla buona volontà, deve essere un sistema verificabile”.

Si continua a morire e ci si ammala di lavoro sempre di più. Occorre potenziare vigilanza, controlli mirati, più responsabilità lungo le filiere e gli appalti, più potere effettivo alla rappresentanza dei lavoratori per la sicurezza. Finché la prevenzione resta sulla carta, continueremo a contare morti e infortuni”, conclude Dacquino.


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