Con l’assegnazione delle ultime vetrine sotto i portici di piazza Duomo si chiude un nuovo capitolo nella strategia di valorizzazione commerciale della Galleria Vittorio Emanuele II, il complesso monumentale di proprietà del Comune di Milano che negli ultimi anni è diventato una delle rendite immobiliari più redditizie d’Italia.
La società Stroili si è aggiudicata per 18 anni l’ex spazio Davis, circa 300 metri quadrati, offrendo un canone annuo di 900.500 euro.
Un secondo locale, 165 metri quadrati appartenuto a una gioielleria, è stato assegnato a Piumelli per 479mila euro l’anno.
Nella stessa procedura sono stati aggiudicati anche due spazi interni nel corpo sud‑ovest della Galleria: un locale di 50 mq al primo piano alla società Duomo 21 e un ammezzato di 100 mq, conteso all’asta tra Duomo 21 e Dior, poi ottenuto dalla maison francese per 87mila euro annui
Con queste assegnazioni, tutti gli spazi con vetrina a livello strada risultano ora concessi.
L’effetto di questa strategia è evidente nei conti di Palazzo Marino: gli affitti degli spazi commerciali della Galleria generano oggi oltre 80 milioni di euro all’anno.
Se il trend resterà stabile, da qui al 2030 il complesso potrebbe garantire oltre 400 milioni di euro alle casse comunali.
L’evoluzione degli introiti è impressionante:
| Anno | Introiti annui |
|---|---|
| 2007 | 8,2 milioni |
| 2017 | 30 milioni |
| 2018 | 32 milioni |
| 2019 | 45,5 milioni |
| 2020 | 43,4 milioni (pandemia) |
| 2021 | 53 milioni |
| 2022 | 61,5 milioni |
| 2023 | 67,5 milioni |
| 2024 | oltre 80 milioni |
Una crescita costante, frutto di un lavoro di riallineamento dei canoni ai valori di mercato e di una politica di gare pubbliche trasparenti.
La svolta è iniziata anni fa e prosegue con le ultime amministrazioni. Una delle linee guida è stata liberare gli spazi occupati da uffici comunali per metterli a reddito tramite bandi.
Il lavoro, avviato dall’ex assessore Roberto Tasca e proseguito dall’attuale assessore al Demanio Emmanuel Conte, ha riguardato anche i piani superiori della Galleria.
Un esempio recente: l’assegnazione di 3.000 mq inutilizzati ai piani alti, che porteranno 2,6 milioni di euro di canoni annui.
Il valore economico della Galleria è trainato soprattutto dai grandi marchi del lusso, che pagano canoni milionari:
- Prada: oltre 14 milioni l’anno
- Gucci: circa 8 milioni
- Dior: circa 5 milioni
- Tiffany: oltre 3,5 milioni
- Autogrill: circa 2,7 milioni
- Cracco: oltre 1,3 milioni
In totale, poco più di 4.000 metri quadrati commerciali generano una delle rendite pubbliche più alte del Paese.
La Galleria Vittorio Emanuele II si conferma così un asset fondamentale per il Comune di Milano. Le concessioni pluriennali già assegnate garantiranno entrate consistenti almeno fino alla fine del decennio.
Come ha sottolineato l’assessore Conte, commentando le ultime aggiudicazioni:
“Il valore della Galleria torna alla città in risorse per i servizi e per le persone più fragili.”
Un messaggio che sintetizza la filosofia alla base della valorizzazione: trasformare un simbolo storico in una risorsa economica stabile per la collettività.
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