Sala Blu
dal 7 al 12 Aprile 2026
VALERIA E YOUSSEF
di Angela Dematté
regia Andrea Chiodi
con Mariangela Granelli e Ugo Fiore
scene Guido Buganza
luci Cesare Agoni
costumi Ilaria Ariemme
video Sergio Fabio Ferrari
musiche Daniele D’Angelo
assistente alla regia Elisa Grilli
produzione Centro Teatrale Bresciano
in collaborazione con Teatro Giuditta Pasta di Saronno
Al Teatro Franco Parenti di Milano, dal 7 a 12 Aprile nella Sala Blu, va in scena una storia vera che interroga il nostro tempo: Valeria e Youssef, scritto da Angela Dematté e diretto da Andrea Chiodi.
In scena Mariangela Granelli e Ugo Fiore danno corpo a un dialogo intimo e doloroso tra una madre e un figlio, attraversando i temi della fede, dell’identità, del bisogno di senso e delle derive radicali che possono nascere proprio da quella ricerca.
Lo spettacolo nasce dall’incontro dell’autrice con Valeria Collina, madre di Youssef Zaghba, coinvolto nell’attentato di Londra del 3 giugno 2017. Da quel confronto nasce una drammaturgia che non si limita alla cronaca, ma scava nel cuore di una relazione familiare segnata da domande senza risposta.
Valeria non è musulmana di nascita: si converte all’Islam per amore di un uomo e con convinzione educa i suoi figli dentro quella fede, che per lei rappresenta un cammino di ricerca spirituale e di totalità iniziato ancora prima del matrimonio.
Anche Youssef, ormai ventenne, è alla ricerca di una pienezza di senso. Ha sete di giustizia sociale e desidera una dimensione sacra per sé e per il mondo. Ma nel dialogo con la madre affiora qualcosa di inatteso: una zona d’ombra inquietante nelle sue parole, una radicalità che Valeria non aveva previsto.
Mentre il confronto tra i due si fa sempre più serrato, la madre comprende di aver forse trascurato una parte fondamentale della propria educazione: quella laica, critica, capace di fornire strumenti per orientarsi nel mondo. E nel vuoto lasciato da quelle categorie si inseriscono nuove voci, nuovi maestri: i propagandisti dell’estremismo radicale.
Al centro dello spettacolo c’è quindi il tentativo disperato e lucidissimo di una madre di comprendere e fermare la deriva del figlio. Ma anche una riflessione profonda sulle manipolazioni del sacro e sui sistemi di potere che lo utilizzano per affermarsi. In una scena essenziale, abitata soltanto dai due attori, la storia privata si intreccia con la grande storia contemporanea, mostrando come le tensioni del mondo attraversino le vite più intime. Il teatro diventa così spazio di ascolto e di interrogazione, dove il rapporto tra madre e figlio rivela tutta la sua fragilità e la sua potenza.
NOTE DI DRAMMATURGIA
Ho incontrato la storia di Valeria Collina nel 2017, in occasione della seconda messinscena di un mio testo del 2009, Avevo un bel pallone rosso. Lessi il suo libro Nel nome di chi e le chiesi se mi concedeva di lavorare sulla sua storia. La invitai a teatro per farle vedere che tipo di indagine avrei voluto fare. In quello spettacolo c’erano in scena un padre e una figlia – Margherita Cagol – diretta verso una via radicale, quella delle Brigate Rosse. Valeria aveva perso da poco un figlio. Anch’egli era finito su una strada radicale, ma per lui si trattava del terrorismo di matrice islamica.
Ringrazio Valeria Collina. La ringrazio perché mi ha fornito materiale letterario prezioso tra cui alcuni scritti di Ignazio De Francesco, che da anni lavora incessantemente per il dialogo tra Islam e Occidente.
La ringrazio perché ha capito che dentro il personaggio che andavo costruendo ci sarebbe stato anche un pezzo di me, di mia madre e di qualcosa d’altro, frutto di quello che il mio inconscio elaborava permeandosi con il suo. Senza la sua generosità impagabile non avrei fatto questo lavoro. (…) Questo testo parla, credo, dello spazio interno ed esterno delle madri. Le madri non come contenitori, ma come soggetti.
Il dramma della vicinanza profonda tra madre e figlio è ciò che cerco di attraversare in questo testo che si colloca dentro la realtà storica tutta. L’intimo è sempre anche politico. Pensiamo di essere individui isolati ma il nostro animo è pervaso da quel che ci circonda: la guerra non è mai solo nostra. Rimbalza dentro e fuori di noi.
Mi piacerebbe renderci coscienti del travaso continuo che avviene tra le nostre anime. Mi piacerebbe, con questo testo, salvarci dalla solitudine
- – Angela Dematté
NOTE DI REGIA
Desideravo da tempo lavorare sul rapporto madre-figlio e questa storia mi ha permesso in modo forte di scandagliare la vita e la storia di due persone, e dico persone e non personaggi appositamente, perché quello che si vedrà in scena sono proprio due persone vere, due persone che ci parlano della loro storia vera, del loro percorso di conoscenza e di scoperta l’una dell’altro.
Due attori soli in una scena vuota che diventa stanza degli ospiti in Marocco, casa di Bologna e una piccola casetta di Londra, ma sono le loro parole e il loro rapporto a essere per me la cosa più importante. Il testo di Angela ci permette di non dover aggiungere molto, ma di stare ad ascoltare le parole e tutto quello che accade tra i due protagonisti in un silenzio rispettoso per una storia e una vita in cui amore, odio e forse follia si intrecciano.
- – Andrea Chiodi
ORARI
martedì 7 Aprile – 20:30
mercoledì 8 Aprile – 19:15
giovedì 9 Aprile – 20:15
venerdì 10 Aprile – 19:15
sabato 11 Aprile – 19:15
domenica 12 Aprile – 15:45
PREZZI
SETTORE A (file A–H)
intero 25€
SETTORE B (file I–S)
intero 20€;
under30/over65 16€; convenzioni 18€
GALLERIA (file T–Z)
intero 15€;
under30/over65 12€; convenzioni 12
Tutti i prezzi non includono i diritti di prevendita.
Info e biglietteria
via Pier Lombardo 14
02 59995206
biglietteria@teatrofrancoparenti.it
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