Samuele Corsalini è un divulgatore storico-culturale che narra storie e aneddoti dimenticati di comunità, facendo emergere la loro identità.
Il suo progetto, «Quel che non sai di Varese», è un ecosistema narrativo indipendente dedicato alla città e alla provincia di Varese, focalizzato sulla ricerca e la divulgazione della storia locale per le nuove generazioni.
Un Progetto in Evoluzione
Il progetto inizia come un libro di saggistica e si trasforma in una piattaforma multicanale di divulgazione che comprende:
- articoli culturali,
- pubblicazione di cinque libri e altri progetti editoriali,
- video brevi e contenuti digitali,
- incontri pubblici e conferenze,
- collaborazioni con varie istituzioni,
- valorizzazione del patrimonio locale.
“Quel che non sai di Varese” esplora la provincia attraverso storie poco conosciute e punti di vista inediti, mirato a creare un senso di identità condivisa. Questo progetto ha approfondito la conoscenza della città e delle sue dinamiche sociali, culturali e associative, promuovendo il dialogo con la comunità e le associazioni locali.
Questa rete rende il progetto un osservatorio privilegiato sulla vita cittadina e le sue realtà attive.
Coinvolgimento della Comunità
Il progetto ha coinvolto migliaia di persone, creando una comunità attiva, soprattutto tra i giovani, per rafforzare il legame tra identità, territorio e futuro. Con circa 65.000 seguaci sui social, la divulgazione diventa uno strumento di cittadinanza e appartenenza.
Samuele Corsalini espande la ricerca storica e narrativa verso nuovi comuni, patrimoni culturali e progetti multimediali. Inoltre, offre consulenze per enti e associazioni, focalizzandosi sulla comunicazione e valorizzazione del territorio.
Oggi, “Quel che non sai di Varese” invita a guardare la città con occhi nuovi e a comprendere le sue dinamiche.
La conoscenza di Varese da parte di Corsalini deriva da un lungo lavoro di ricerca, non da una lettura superficiale. Si concentra sulla storia urbana e sull’evoluzione dei quartieri, analizzando trasformazioni fisiche e sociali e luoghi di accoglienza come bettole e osterie.
Corsalini sottolinea il ruolo di figure minori, come famiglie e volontari, accanto a eventi noti, per rivelare una Varese più autentica e meno celebrativa.
Un Approccio Innovativo
L’approccio di Corsalini non è cronologico, ma tematico e narrativo. Parte da luoghi, persone ed episodi per ricostruire contesti storici, rendendo la storia comprensibile e utile per interpretare il presente. Spiega dinamiche attuali come l’identità dei quartieri e le fratture sociali a Varese.
La storia diventa uno strumento vivo per comprendere le reazioni della città, mantenendo la sua autorevolezza culturale attraverso il legame tra passato e attualità, memoria e quotidianità.
Samuele Corsalini ha sviluppato una conoscenza diretta della Varese contemporanea attraverso l’interazione quotidiana con la città e i suoi abitanti. Il suo lavoro su “Quel che non sai di Varese” gli ha permesso di connettersi con diverse realtà locali, comprendendo le dinamiche della vita cittadina, dalle collaborazioni efficaci a quelle problematiche.
La sua esperienza offre una visione profonda dei cambiamenti nei quartieri, delle nuove sensibilità giovanili e del rapporto tra centro e periferie, trasformando queste osservazioni in strumenti di lettura critica del presente.
In questo senso, “Quel che non sai di Varese” non si limita a raccontare ciò che è stato, ma intercetta ciò che sta accadendo ora. Il progetto diventa così un punto di osservazione privilegiato sulla città, capace di restituire una fotografia reale e non filtrata di Varese, fatta di iniziative, contraddizioni, tentativi, fallimenti e ripartenze.
Rete Associativa e Collegamento tra Mondi Diversi
Uno degli aspetti distintivi del lavoro di Corsalini è la rete di relazioni costruita nel tessuto associativo di Varese, frutto di un coinvolgimento attivo e continuo confronto con diverse associazioni, come ProLoco Varese, CAOS e Eco Run Varese.
Corsalini collabora con realtà culturali, gruppi di promozione, organizzazioni di volontariato e enti locali, offrendo una visione ampia della città. La sua posizione non rappresenta un’unica realtà, ma funge da ponte tra mondi diversi, con “Quel che non sai di Varese” come punto di contatto per storie e iniziative differenti.
La trasversalità permette di anticipare eventi prima che diventino notizie, evidenziando progetti locali e iniziative silenziose. Questo approccio aiuta a identificare le difficoltà comuni tra le associazioni.
Il rapporto con il mondo associativo è fondamentale, poiché consente di connettere persone e realtà isolate, facendo di Corsalini un facilitatore culturale che costruisce ponti. Questa rete aumenta la credibilità del progetto “Quel che non sai di Varese,” percepito come una crescita collettiva che risponde ai bisogni della città e delle sue associazioni.
Comunicare la Complessità in Modo Accessibile
Samuele Corsalini è abile nel rendere comprensibili contenuti complessi senza semplificarli. La sua divulgazione, frutto di uno studio approfondito, si rivolge a un pubblico ampio, usando un linguaggio chiaro e diretto per raccontare la storia e le dinamiche della città.
Corsalini mira a rendere accessibili le storie, fornendo strumenti per orientarsi senza perdere rigore. La sua narrazione parte da dettagli concreti per arrivare a contesti più ampi, evitando il tecnicismo e privilegiando esempi e storie riconoscibili, coinvolgendo anche un pubblico giovane.
La divulgazione diventa uno strumento di inclusione culturale, creando un terreno comune tra chi “sa” e chi “non sa”. La storia locale diventa parte della vita quotidiana. Questo progetto promuove dialogo tra generazioni e opportunità di confronto sulla memoria e identità del territorio, sia online che negli incontri dal vivo.
Visione: La Storia come Strumento per Costruire Comunità e Futuro
Alla base di «Quel che non sai di Varese» c’è una visione della città come comunità viva. Samuele Corsalini crede che conoscere la storia sia essenziale per comprendere il presente e orientare il futuro.
Raccontare la storia di Varese implica ricostruire legami tra persone, luoghi e generazioni, restituendo senso a una memoria condivisa che deve essere coltivata per non andare dispersa. La divulgazione storica diventa così un atto culturale e civico.
Il progetto non si limita a documentare il passato, ma esplora il presente di Varese, interrogandosi su identità, meccanismi sociali e energie emergenti. Propone una visione della città come un organismo complesso, caratterizzato da relazioni e trasformazioni.
“Quel che non sai di Varese” diventa uno spazio di riflessione collettiva, dove la storia aiuta a comprendere il presente e a immaginare futuri sostenibili. Corsalini prevede di ampliare il progetto, coinvolgendo nuove storie e linguaggi, mantenendo il focus sulle persone e il territorio.
La storia diventa così uno strumento per rafforzare il senso di appartenenza e costruire una comunità consapevole.
Da “Quel che non sai di Varese” a “Quel che non sai della Storia”
Il progetto “Quel che non sai di Varese” evolve in “Quel che non sai della Storia,” estendendo la ricerca oltre i confini locali. Dopo anni di lavoro, si riconosce che molte dinamiche cittadine riflettono meccanismi storici profondi.
Le storie minori di Varese offrono una nuova prospettiva sui processi più ampi. Il progetto mira a superare la narrazione storica tradizionale, focalizzandosi su aspetti marginali, contraddizioni e figure secondarie che hanno influenzato eventi significativi, ma non sono stati adeguatamente raccontati.
L’approccio rimane lo stesso sperimentato a livello locale: non cronologico, ma tematico e narrativo. La storia viene letta a partire dai luoghi, dalle persone, dalle scelte quotidiane e dai conflitti, per ricostruire dinamiche più ampie. Non si tratta di riscrivere la storia, ma di completarla, restituendole complessità e profondità.
In questo senso, “Quel che non sai della Storia” è la naturale prosecuzione di un metodo che usa il passato come strumento di comprensione del presente.
Le dinamiche di potere, i meccanismi sociali, le fratture culturali e le identità collettive che emergono nei racconti storici sono spesso le stesse che ritroviamo, con forme diverse, nella contemporaneità.
Il progetto desidera essere uno spazio di divulgazione culturale che collega passato e presente, memoria locale e storia generale, per interpretare il mondo attuale.
Non è un’operazione accademica, ma un racconto critico e accessibile per un pubblico ampio e intergenerazionale. “Quel che non sai della Storia” si espande a una dimensione universale, mantenendo l’idea che la storia aiuta a comprendere chi siamo e la nostra direzione futura.
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