Mercoledì 1° aprile alle ore 20:30, l’STM Studio, la sala speak-easy del TAM Teatro Arcimboldi Milano, ospiterà la data zero di PING PONG – Il Talk, il nuovo format originale ideato da Michele Wad Caporosso e prodotto da Show Bees.
Ogni serata sarà un vero e proprio match sportivo a colpi di “parole”: due gruppi che si confrontano portando avanti le loro opinioni mentre a far da giudice dell’incontro Michele Wad Caporosso (speaker, deejay, scrittore e giornalista che da anni si muove tra radio e tv parlando a più generazioni di pubblico) che non solo si accerterà che nessuno violi le regole di gioco ma sarà chiamato a tenere le fila di ogni set dando spazio a tutti i partecipanti.
Da una parte il pubblico (chiamato a partecipare attivamente lasciando in tasca il cellulare per godersi senza il filtro di uno schermo uno scambio di idee) e dall’altra il cast fisso di opinionisti (i ragazzi di Est Radio, la GenZ pronta a portare avanti le loro opinioni senza paura). Insieme a loro ad ogni appuntamento ospiti diversi chiamati in qualità di esperti dell’argomento.
Vero disturbatore dell’incontro uno/una stand up comedian, diverso ad ogni appuntamento, pronto/a dare il via al match.
Argomento del primo incontro un tema attorno al quale artisti e pubblico si confrontano da tempo:
L’artista deve educare il suo pubblico o è solo “un artista”?
Wad, che ha annunciato poco fa questo nuovo progetto sui suoi social, ha raccontato: “Un tempo ai bambini chiedevano che cosa vuoi fare da grande, una domanda che sottintendeva cosa vuoi fare di grande. I protagonisti della storia che vogliamo raccontare non le sentono nemmeno più le domande, non percepiscono più l’urgenza di sentirsi vivi. I protagonisti di questa storia siamo noi, noi che ad un certo punto abbiamo smesso di rispondere all’evoluzione sociale dell’essere umano ci siamo seduti a guardare, a scrollare, noi che abbiamo bisogno di parlare senza tecnologie, di stare insieme, di confrontarci, discutere, anche litigare, ma cercare una risposta per ogni domanda. Fuori da questo generale sentimento di disillusione, che ormai fatichiamo a tollerare, abbiamo perso ogni tipo di orientamento.
Abbiamo bisogno dell’urlo di chi cerca l’autenticità, di conversazioni improvvisate, voci sporche.
Abbiamo bisogno di sentirci vivi e non, se va bene, sopravvissuti”.
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