Una riflessione sull’assurdità della storia e l’invito a riconoscere l’unico evento che offre un’autentica speranza e salvezza all’umanità.
È questo il senso dell’omelia che ieri mons. Mario Delpini ha pronunciato in Duomo, durante la celebrazione delle 17.30 in memoria della Passione e morte del Signore, dopo che nel primo pomeriggio aveva presieduto la Via Crucis all’Istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone.
«Bisogna riconoscere che la storia umana è assurda – ha esordito infatti l’Arcivescovo -. Niente è come dovrebbe essere. Gli uomini sono impazziti e commettono pazzie. Non solo pazzie catastrofiche che lasciano tracce nei libri di storia. Nella vita (…) si manifestano pazzie ordinarie e assurdità quotidiane». E anche la pagina del Vangelo che racconta la passione di Gesù conferma questa assurdità: un processo ingiusto, un potere reso impotente dagli istinti della folla, un criminale liberato al posto di un innocente…
Ma nella disperazione indotta dall’«accumularsi delle tragedie, delle frustrazioni, del soffrire», «nella vicenda contraddittoria della storia umana», c’è un evento che cambia la storia: «C’è un morire che chiama alla vita anche i morti».
I cristiani allora sono «incaricati della mite e audace contestazione dell’assurdità: coloro che riconoscono che Gesù, questo crocifisso, è la rivelazione di Dio possono decidersi a essere testimoni della gloria di Dio. E la gloria di Dio che glorifica il crocifisso non sarà una spettacolare rivincita del condannato che annienta coloro che lo hanno condannato. Sarà, piuttosto, una tenace coerenza con la manifestazione della gloria del Crocifisso».
Nella sua riflessione mons. Delpini ha poi offerto alcuni esempi di come può avvenire questa contestazione dell’assurdo, «una traccia per non restare a osservare da lontano lo spettacolo della croce»: ad esempio «rispondere al male con il bene, perdonare, perdonare ogni giorno»; ancora, «la contestazione dell’assurdo della storia è la speranza che viene dal Crocifisso, (…) la rivelazione che morendo si risorge a vita nuova. (…) È la libertà dall’ossessione del possesso, lo stile di vita di chi ha il buon senso di fidarsi di Dio invece che di sé stesso».
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