Lazio-Atalanta finisce 2-2. Oggi, mercoledì 4 marzo, in un Olimpico semideserto viene fuori un pareggio divertente nella semifinale d’andata di Coppa Italia.
Tutte le reti arrivano nella ripresa: apre i giochi Dele-Bashiru al 47′, bravo a finalizzare un’azione da manuale dopo una bella triangolazione con Maldini. Quindi il pareggio-lampo di Pasalic, che al 52′ beffa Provedel su una respinta poco convinta a una conclusione dalla distanza di Samardzic.
Nel finale, Dia illude Sarri con un guizzo da rapace all’86’, sfruttando una disattenzione in area di Pasalic. All’89’ Musah però pareggia i conti e fa sorridere Palladino. Per la qualificazione, si deciderà tutto a Bergamo.
La squadra che avrà la meglio nel doppio confronto se la vedrà con la vincente di Inter-Como in finale. Le semifinali di ritorno si giocheranno tra il 21 e il 22 aprile.
Raffaele Palladino a Italia 1 nel dopopartita:
Mister, esaltiamo la capacità dell’Atalanta di riprendere per due volte il risultato, ma analizziamo anche una squadra che ha spinto dal primo minuto, con lei protagonista di un’interpretazione molto fisica della gestione dalla panchina.
«Secondo me abbiamo disputato una buonissima partita contro un avversario di grande valore. È stata una gara equilibrata, bella e piacevole da vedere, perché quando affronti le squadre allenate da Sarri è sempre stimolante: hanno indubbiamente qualità e ti possono mettere in difficoltà in qualsiasi momento. Credo che abbiamo fatto un’ottima prova, soprattutto nel primo tempo, in cui abbiamo avuto diverse occasioni per sbloccarla, colpendo anche una traversa. Probabilmente dovevamo essere un po’ più incisivi e cattivi nell’ultima scelta, negli ultimi venticinque metri. Nel secondo tempo siamo andati sotto due volte e mi è piaciuto tantissimo che la squadra sia stata brava a riprendere un risultato a cui tenevamo molto. È un pareggio giusto e ampiamente meritato da parte nostra, ci abbiamo creduto fino alla fine. Si è giocato solo il “primo tempo” di questa sfida, ora ci aspetta il ritorno in casa nostra».
Non siamo ai livelli epici delle rimonte vissute in Champions, ma è un risultato che esalterà l’ambiente in vista del ritorno in casa.
«Sarà una partita apertissima, le percentuali dicono 50 e 50. È tutto aperto, d’altronde è una semifinale. Noi teniamo tantissimo ad arrivare all’ultimo atto davanti ai nostri tifosi. Sappiamo che ci vorrà ancora un po’ di tempo per il match di ritorno, quindi per ora prendiamoci l’ottima prestazione di stasera che ci infonde tanta fiducia anche per il campionato. Essere in corsa in tre competizioni è un motivo di grande orgoglio e soddisfazione: arrivare a marzo a lottare per gli ottavi di Champions League, per la finale di Coppa Italia e per le posizioni di vertice in Serie A è veramente molto bello. È anche molto stancante, indubbiamente, ma bisogna recuperare sùbito le energie perché tra pochissimi giorni giocheremo contro l’Udinese».
Da Giampaolo Pazzini in studio. La cosa bella e più difficile è stata la reazione, riprenderla con questa fame. Ti chiedo di due singoli, Musah che è già al secondo gol, e Samardzic, un talento che sembra aver trovato più continuità e cattiveria. Vedi anche tu questa crescita?
«Ciao Pazzo, è un piacere vederti. Sì, sono pienamente d’accordo sull’analisi di entrambi i calciatori. Musah è un ragazzo che nella prima parte della mia gestione ha giocato meno, perché in quel reparto c’erano Ederson e altri che hanno avuto più continuità. Adesso sta trovando maggiore spazio, complici le assenze; gli avevo parlato la settimana scorsa spiegandogli che proprio da chi entrava meno avevo bisogno di qualcosa in più in questo frangente, considerando le defezioni pesanti di elementi come Raspadori, De Ketelaere ed Ederson. Ho un bisogno vitale di tutti i calciatori, specialmente di quelli che subentrano, e lui ha risposto benissimo sia col Sassuolo che oggi. Faccio davvero tanti complimenti a lui e a tutti i subentrati. Per quanto riguarda Samardzic, sta trovando grande continuità. È un giocatore che mi piace tantissimo, si piazza molto bene tra le linee. Se proprio vogliamo trovargli un margine di miglioramento, e ne abbiamo appena parlato a fine partita, è che lui fa benissimo nei primi settanta metri di campo, ma negli ultimi venticinque può e deve alzare il livello: livello di scelta, di qualità, di gol. Ha un gran tiro, sa fare assist e possiede una qualità innata. Mi aspetto da lui questo definitivo step perché lo ha nelle corde e ne abbiamo assolutamente bisogno».
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