L’Atalanta scrive una delle pagine più incredibili della propria storia europea. A Bergamo va in scena una notte che resterà impressa nella memoria dei tifosi orobici: i nerazzurri ribaltano il 2-0 dell’andata contro il Borussia Dortmund e conquistano una qualificazione che, alla vigilia, sembrava quasi utopia. Finisce 4-1, con un rigore di Samardzic all’ultimo secondo che fa esplodere il Gewiss Stadium e consegna alla squadra di Raffaele Palladino un posto tra le migliori sedici d’Europa.
Un risultato che pesa anche per il calcio italiano: grazie all’Atalanta, l’Italia evita l’onta di non avere nemmeno una squadra agli ottavi di Champions League. E lo fa con la squadra che, sulla carta, aveva le minori possibilità di compiere l’impresa.
La Dea parte con un’intensità feroce, consapevole che serva una gara senza sbavature. E il gol che riapre tutto arriva subito: al 5’, Bernasconi sfonda a sinistra e mette un cross teso sul quale Scamacca si avventa in tap-in, firmando l’1-0 che incendia l’ambiente.
Il Dortmund accusa il colpo, l’Atalanta no: continua a spingere, a crederci, a giocare con una lucidità sorprendente. Il raddoppio arriva poco prima dell’intervallo, ancora da un’azione costruita sulla fascia sinistra. Bernasconi mette un altro pallone velenoso, Kobel respinge male e Zappacosta, con freddezza, controlla e scarica in rete il 2-0. Per lui è un ritorno al gol in Champions dopo oltre otto anni.
Nel secondo tempo l’Atalanta non arretra. Al 57’ arriva il 3-0: De Roon pennella un cross perfetto, Pasalic anticipa Bensebaini e Svensson e di testa firma il sorpasso nel doppio confronto. È il momento in cui il Gewiss Stadium inizia davvero a crederci.
Ma il calcio, si sa, non concede mai nulla facilmente. Kovac cambia e trova la mossa giusta: entra Adeyemi, che al 75’ si inventa una serpentina devastante e segna il 3-1. Un gol che, per molte squadre, sarebbe una condanna psicologica. Non per questa Atalanta.
Gli ultimi minuti sono un concentrato di tensione e dramma sportivo. Pasalic mette un pallone morbido in area, Krstovic si avventa rischiando letteralmente la faccia: Bensebaini lo colpisce in pieno volto, il montenegrino resta a terra sanguinante. L’arbitro inizialmente lascia correre, ma il VAR lo richiama.
Dopo una revisione interminabile, arriva il verdetto: rigore per l’Atalanta ed espulsione per l’algerino. Sul dischetto va Samardzic, con tutto il peso della stagione sulle spalle. La sua conclusione è perfetta: un tiro all’incrocio, imprendibile per Kobel. È il 4-1 che manda la Dea agli ottavi, cinque anni dopo l’ultima volta.
Questa non è solo una qualificazione. È una dichiarazione di identità. L’Atalanta dimostra di essere una squadra matura, coraggiosa, capace di ribaltare un destino che sembrava già scritto. Palladino firma la sua notte più luminosa da allenatore, e l’Italia può tirare un sospiro di sollievo.
La Dea torna tra le grandi d’Europa. E lo fa nel modo più bello: lottando, soffrendo, credendoci fino all’ultimo secondo.
Agli ottavi di finale l’avversario sarà duro, uno tra Arsenal e Bayern Monaco.
Bisogna celebrare un capolavoro, uno dei più belli della storia dell’Atalanta, con te in panchina. Raccontaci l’emozione di questa serata così speciale, non solo per l’Atalanta ma per tutto il calcio italiano.
“Grazie, grazie mille. Sì, perché questa è una partita che resterà nella storia, non solo qui a Bergamo, per tutti i tifosi bergamaschi e atalantini, ma resterà nella storia del calcio italiano. Abbiamo fatto una rimonta che resterà nella storia del calcio. Siamo molto felici. Voglio ringraziare tutti i miei calciatori uno a uno, quelli che erano in campo, quelli che erano in panchina, quelli che erano fuori, il mio staff uno a uno, la società, il presidente Antonio Percassi, Luca, il direttore D’Amico e soprattutto voglio ringraziare i tifosi. I 23.000 che oggi ci hanno spinto dall’inizio alla fine hanno creato qualcosa di unico nel nostro stadio. Probabilmente è stata la partita più bella da quando sono allenatore e resterà per sempre nella mia mente. Questa società merita questa soddisfazione.”
A Sky Sport Raffaele Palladino
Scherzavamo su ‘Mission Impossible’, invece ce l’avete fatta davvero. Siete la terza squadra italiana, dopo Juventus e Roma, a ribaltare un passivo di almeno due gol in Europa.
“Sapevamo che era davvero difficile, ma non impossibile, perché la partita di andata ci aveva detto che siamo partiti con uno svantaggio dopo un minuto e quindi si era messa subito in salita. Poi ci sono stati un po’ di errori tecnici nella gara di andata. Abbiamo studiato gli avversari, come è giusto che sia, sapevamo che potevamo giocarcela. Era difficile ribaltare il risultato, ma in casa, davanti ai nostri tifosi, dopo una rimonta con il Napoli, credo che quella sia stata la chiave. Siamo arrivati a questa partita con grande energia, con grande positività. Lo vedevo negli occhi dei calciatori e li voglio ringraziare, perché lo spirito è stato fantastico. Lo spirito è quello che ha messo dentro anche Krstovic: sull’ultima palla giocabile è andato lì con tutta la voglia, con tutto il coraggio che ci vuole per prendersi un calcio di rigore e andare su quella palla. Questo è un segnale molto importante, è il DNA dell’Atalanta.”
All’andata vi siete fatti sorprendere, stasera avete sorpreso voi il Dortmund. Dal punto di vista tattico, che lavoro c’è stato tra le due partite?
“Quello che dici è vero, perché sicuramente nella partita di andata non abbiamo fatto bene e abbiamo concesso un po’ troppo, siamo stati un po’ timidi. Però abbiamo studiato gli avversari. Studiare e poi preparare la partita come volevamo era l’obiettivo. Volevamo tanti attacchi alla profondità, tanti cambi di gioco da un lato all’altro, giocare bene tecnicamente e cercare di andare a prenderli forte in avanti, soprattutto sul portiere. Voglio sottolineare quello che ha fatto Gianluca nel primo tempo e quello che ha fatto Krstovic sul quarto gol: è andato a pressare il portiere, che per loro è un difensore aggiunto. Quindi parte tutto da lì: gli attaccanti sono i primi difensori.”
Stasera hai fatto cambiare i titoli a chi aveva già pronto il ‘de profundis’ del calcio italiano. Che idea ti sei fatto sul valore del nostro movimento dopo una serata così?
“Per quanto riguarda il calcio italiano, ho sentito tanti commenti, a volte non belli, sia nei nostri confronti sia nei confronti delle squadre italiane. Io credo che il calcio italiano vada un po’ tutelato e protetto, soprattutto da parte nostra internamente. Siamo troppo critici quando le cose non vanno bene. Bisogna essere un po’ più costruttivi, un po’ più positivi e stasera l’abbiamo dimostrato. Probabilmente nessuno credeva in noi stasera e proprio questo ho detto alla squadra: questa rimonta era bella da fare per far ricredere tutti quelli che non credevano in noi.”
Dentro una serata memorabile, il tuo capolavoro sembra essere stato il quarto d’ora dopo il gol di Adeyemi: loro spingevano, ma tu sei riuscito a difenderti senza rinunciare a giocare, fino all’azione del rigore nel recupero. Come l’hai gestita?
“Io dalla panchina, in quel momento, non ho potuto fare nulla, perché hanno fatto tutto i ragazzi. È la mentalità che si è creata, è la maturità, è la consapevolezza. Un mese e mezzo fa probabilmente questa partita l’avremmo persa. Adesso siamo maturati, abbiamo capito i momenti della partita, quando c’è da difendere, quando c’è da difendersi in blocco basso, quando bisogna leggere le situazioni. Siamo maturati molto e poi siamo venuti fuori. A me non piace difendermi, difendermi in basso soprattutto. Mi piace difendermi andando in pressione, attaccando gli avversari, cercando di recuperare la palla più in alto possibile, come è successo anche in questo caso nell’ultimo gol. La squadra lo sa fare in maniera perfetta, quindi ci troviamo davvero in sintonia su questo. In quegli ultimi minuti hanno fatto tutto loro, con grande qualità, con spirito, con cuore, con intelligenza, con furbizia. C’è stato tutto. Li voglio ringraziare uno a uno: hanno fatto qualcosa di indimenticabile e si meritano questa soddisfazione.”
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