di Sara Damasceni, fondatore DAMA RE
Quando si parla di Olimpiadi, l’attenzione si concentra quasi sempre sulle settimane dei Giochi: le gare, gli atleti, le emozioni del momento. Ma per chi vive nelle città ospitanti la domanda più interessante arriva dopo: che cosa resta davvero quando i riflettori si spengono?
Nel caso delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, la risposta passa soprattutto attraverso una vasta operazione di trasformazione urbana e infrastrutturale. Il progetto olimpico ha previsto 98 interventi complessivi, tra cui 47 legati agli impianti sportivi e 51 alle infrastrutture. Di questi 31 direttamente funzionali allo svolgimento dei Giochi e ai sistemi di trasporto, mentre 67 sono stati concepiti come opere di legacy, destinate a lasciare benefici duraturi alle comunità. Interventi che, nel loro insieme, sono destinati a incidere sul tessuto urbano e a ridefinire alcune parti della città ben oltre le settimane dell’evento sportivo.
Il concetto chiave è quello di legacy olimpica: l’insieme di infrastrutture, servizi e trasformazioni urbane che continuano a generare valore nel tempo. Nel caso di Milano, questa eredità non riguarda solo lo sport e si intreccia con un processo di evoluzione urbana già in corso da anni, fatto di grandi progetti immobiliari, nuovi quartieri e poli di attrazione metropolitana.
Scalo Romana: da villaggio olimpico a nuovo quartiere universitario
Uno degli interventi più significativi riguarda Scalo Romana, dove è stato realizzato il Villaggio Olimpico che durante i Giochi ha ospitato circa 1.500 atleti.
Il progetto, tuttavia, è stato concepito fin dall’inizio con una funzione permanente. Dopo l’evento l’area verrà trasformata in un grande complesso di student housing e residenze universitarie, accompagnato da spazi commerciali, servizi e una nuova piazza pubblica.
Questo passaggio rappresenta uno degli elementi più interessanti della strategia urbana milanese: evitare il rischio di infrastrutture inutilizzate e trasformare un’area ferroviaria dismessa in un nuovo “pezzo” di città.
Dal punto di vista immobiliare, l’operazione potrebbe contribuire a rafforzare la centralità dell’asse Porta Romana – Fondazione Prada – Corvetto, trasformando l’area in un nuovo hub studentesco e culturale, con aumento della domanda ed effetti sul mercato degli affitti e sugli investimenti immobiliari.
Santa Giulia: il nuovo distretto degli eventi
Un altro intervento destinato a lasciare un segno nel medio periodo è la Arena Santa Giulia, costruita per ospitare le competizioni olimpiche di hockey su ghiaccio.
Terminati i Giochi, la struttura sarà riconvertita in una grande arena polifunzionale per concerti, eventi e spettacoli. In una città sempre più orientata ai grandi appuntamenti internazionali: dalla moda al design, fino ai grandi concerti, questo spazio potrebbe diventare uno dei principali poli di intrattenimento dell’area metropolitana.
La realizzazione dell’arena contribuisce anche a completare lo sviluppo del quartiere Santa Giulia, un progetto urbano iniziato oltre vent’anni fa e oggi sempre più integrato con la rete metropolitana e ferroviaria. L’intervento potrebbe cambiare radicalmente la percezione del quartiere con un aumento dell’attrattività della zona, nuovi flussi di visitatori, sviluppo di servizi di ristorazione e hospitality e la conseguente valorizzazione immobiliare delle aree limitrofe. Santa Giulia potrebbe diventare il nuovo “distretto entertainment” di Milano.
Rho Fiera e il ruolo delle grandi infrastrutture
A Rho, all’interno del polo fieristico, è stato realizzato il Milano Ice Park, che ha ospitato alcune delle competizioni olimpiche su ghiaccio.
La scelta di collocare queste strutture all’interno della Fiera risponde a una logica precisa: utilizzare infrastrutture già esistenti e facilmente riconvertibili. Dopo le Olimpiadi gli spazi potranno infatti essere destinati a eventi sportivi, concerti o manifestazioni fieristiche.
Questo rafforza il ruolo di Rho come grande hub europeo per eventi e congressi, consolidando un modello di sviluppo che negli ultimi anni ha visto Milano posizionarsi come una delle principali capitali continentali dell’economia degli eventi.
L’eredità meno visibile: infrastrutture e tempi della città
Se gli impianti sportivi rappresentano l’aspetto più visibile dei Giochi, l’impatto più significativo riguarda probabilmente le infrastrutture.
Molti interventi sulla mobilità e sui collegamenti ferroviari e stradali sono stati accelerati proprio grazie alla scadenza olimpica. Alcuni cantieri, peraltro, saranno completati dopo le Olimpiadi, con alcuni interventi previsti fino al 2033: un elemento che dimostra come il ciclo di trasformazione urbana legato ai grandi eventi sia molto più lungo dell’evento stesso.
In altre parole, le Olimpiadi durano poche settimane, ma i loro effetti urbanistici si sviluppano per anni.
L’impatto immobiliare: opportunità e incognite
Dal punto di vista del mercato immobiliare, l’eredità olimpica potrebbe tradursi in un rafforzamento di alcune aree già interessate da importanti progetti di rigenerazione.
Tra le zone potenzialmente più dinamiche emergono:
- Porta Romana e Scalo Romana, grazie al nuovo polo universitario e ai servizi urbani collegati;
- Santa Giulia e Rogoredo, con la nascita di un grande distretto per eventi e intrattenimento;
- l’area di Rho, sempre più strategica per il turismo business e fieristico.
Tuttavia, come spesso accade con i grandi eventi, il vero effetto sul mercato immobiliare non sarà immediato. Le trasformazioni urbane tendono infatti a produrre risultati nel medio periodo, quando le nuove infrastrutture vengono pienamente integrate nella vita della città.
La legacy invisibile
Quando si parla di eredità olimpica si pensa quasi sempre alle opere costruite: stadi, villaggi, infrastrutture. In realtà, l’impatto più significativo è spesso immateriale. Nel caso di Milano, le Olimpiadi potrebbero lasciare in eredità almeno tre effetti meno evidenti ma profondi: l’accelerazione dei processi urbani, con progetti che normalmente avrebbero richiesto oltre un decennio, realizzati in pochi anni, il rafforzamento del “brand Milano” come capitale globale degli eventi e, infine, il consolidamento di un modello urbano basato su grandi poli tematici. Design, moda, università, grandi eventi e ora anche sport: i Giochi si inseriscono in questa strategia, contribuendo a definire Milano sempre più come una città organizzata attorno a ecosistemi urbani specializzati e interconnessi.
La storia delle Olimpiadi è ricca di esempi contrastanti: alcune città hanno saputo trasformare l’evento in un volano di sviluppo, altre si sono ritrovate con strutture inutilizzate e costi difficili da sostenere. Nel caso di Milano, molti progetti sono stati progettati con una destinazione futura chiara: residenze universitarie, arene per eventi, spazi multifunzionali, riducendo il rischio di “cattedrali nel deserto”.
La vera eredità dei Giochi, tuttavia, si misurerà nei prossimi anni. Non tanto nella memoria dell’evento sportivo, quanto nella capacità della città di trasformare queste infrastrutture in nuovi luoghi di vita urbana.
Perché, alla fine, il successo di un’Olimpiade non si misura solo nelle medaglie vinte, ma anche nella città che resta dopo.
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