Mai Più Fame, il bilancio di 4 anni

Quattro anni, 616 famiglie seguite, 1.850 persone raggiunte. E un risultato che trasforma un investimento sociale in un moltiplicatore economico: per ogni euro destinato al progetto “Mai Più Fame: dall’emergenza all’autonomia”, ne vengono generati due di valore sociale.
Lo certifica la valutazione SROI (Social Return on Investment) condotta da Triadi, spin-off del Politecnico di Milano, presentata oggi all’evento Zero Hunger Corporate Lab organizzato da Azione Contro la Fame in partnership con Il Sole 24 Ore.
Secondo i dati ISTAT 2025, 5,7 milioni di persone vivono in povertà assoluta, di cui 1,3 milioni sono minori. Circa 6 milioni di persone non possono permettersi un pasto proteico ogni due giorni. L’aumento del costo della vita ha eroso il potere d’acquisto delle famiglie più fragili, trasformando l’insicurezza alimentare da eccezione in condizione strutturale.
L’esperienza sul campo lo conferma: distribuire cibo non basta. Senza interventi sul reddito, sulle competenze e sulle abitudini, la traiettoria di povertà non si interrompe.
Avviato nel 2022, “Mai Più Fame” opera oggi a Milano (quartieri Gallaratese e Sud Milano), Napoli (Forcella e Quartieri Spagnoli) e, più recentemente, a Bari. Ogni anno coinvolge 200 famiglie vulnerabili, selezionate tra le situazioni di maggiore fragilità: famiglie numerose con minori piccoli, madri sole, disoccupati di lungo termine, donne vittime di violenza.
Il progetto si articola in tre assi complementari:
  • Sostegno immediato alla spesa: tessere alimentari per rispondere ai bisogni immediati e garantire una base nutrizionale adeguata.
  • Educazione nutrizionale: laboratori, guide e consulenze personalizzate per migliorare le abitudini alimentari e ridurre lo spreco domestico.
  • Inserimento lavorativo: percorsi individuali e di gruppo per rafforzare competenze, motivazione e accesso al mercato del lavoro regolare.
I risultati: lavoro, formazione, alimentazione: il cambiamento è misurabile
Su 616 beneficiari diretti, il 60% ha raggiunto un livello di riattivazione sociale (71% a Milano, 47% a Napoli): il 32% ha ottenuto un inserimento lavorativo regolare,

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