Il linguaggio dell’assicurazione auto: franchigia, massimali, scoperto e altri termini

Quando si sfoglia un preventivo o si legge un contratto di assicurazione auto, molti hanno la sensazione di trovarsi davanti a un linguaggio tecnico. Vengono citati termini come franchigia, massimali, scoperti, rivalse e garanzie accessorie. Le domande sono tante e il rischio è di firmare senza aver realmente compreso che cosa si stia acquistando.

Il lessico del settore nasce per essere preciso dal punto di vista giuridico e contabile. Proprio per questo, a chi guida tutti i giorni e usa l’auto per lavoro o per la famiglia può apparire distante. È importante, invece, capire il significato di questi termini, in modo da leggere le condizioni con chiarezza. Imparare questo linguaggio è fondamentale per proteggere meglio il proprio budget e le persone che viaggiano a bordo dell’auto.

Da dove partire per capire la polizza auto

Prima di entrare nel dettaglio dei singoli termini, può essere utile fermarsi sull’oggetto centrale di tutto il discorso: la polizza auto. Si tratta di un contratto, cioè di un accordo scritto, con cui l’assicurazione si impegna a risarcire determinati danni alle condizioni stabilite, mentre il cliente si impegna a pagare il premio, vale a dire la somma periodica dovuta (di solito annuale, ma a volte suddivisa in più rate).

La polizza contiene una parte standard, uguale per molti clienti, e una parte personalizzata, che tiene conto di fattori come il tipo di veicolo, l’età del conducente principale, la storia dei sinistri, la presenza di garanzie accessorie. All’interno di queste pagine si trovano tutte le parole che a volte mettono in difficoltà, come massimali, franchigie, scoperti, esclusioni, rivalse.

Leggendo attentamente il documento, prendendosi il tempo necessario, si può comprendere come queste voci abbiano a che fare con conseguenze concrete: quanto si pagherà in caso di incidente, quali danni saranno coperti e quali no, quanta parte del rischio resta comunque sulle spalle dell’assicurato.

Franchigia, massimali e scoperto

La franchigia indica la quota di danno che rimane a carico del cliente, anche quando la compagnia riconosce il sinistro. Si presenta in genere come una cifra fissa: ad esempio, una franchigia di 250 euro significa che, se il danno è di 1.000 euro, l’assicurazione ne pagherà 750, mentre i restanti 250 saranno coperti dall’assicurato.

massimali rappresentano il limite massimo fino al quale la compagnia si impegna a risarcire i danni coperti dalla polizza. Nel caso della responsabilità civile auto, si parla di somme molto elevate, perché devono coprire danni a persone, cose e a volte situazioni particolarmente gravi.

Accanto alla franchigia, molti contratti parlano di scoperto. A differenza della franchigia, in genere lo scoperto non è una cifra fissa, ma una percentuale del danno che resta a carico dell’assicurato. Può essere, per esempio, un 10% con un minimo di 250 euro: in questo caso, se il danno è di 2.000 euro, la parte non risarcita sarà di 200 euro, ma, se il danno è di 1.000 euro, si applicherà il minimo di 250.

Altri termini da conoscere

Un termine ricorrente è bonus-malus, il sistema che premia chi non provoca sinistri e penalizza chi ne causa. Nel tempo, attraverso i rinnovi, la classe di merito può migliorare o peggiorare. Una lunga serie di anni senza incidenti porta di solito a un premio più leggero; al contrario, un sinistro con responsabilità può determinare un aumento dei costi nelle annualità successive.

Un altro documento importante è l’attestato di rischio, che riassume la storia assicurativa recente: vi compaiono i sinistri denunciati, la classe di merito e altre informazioni utili. Questo attestato viene richiesto quando si cambia compagnia, perché racconta in sintesi il comportamento assicurativo degli ultimi anni e viene usato per calcolare il nuovo premio.

Non va trascurato il concetto di rivalsa. Con questo termine si indica il diritto della compagnia di chiedere al cliente il rimborso, totale o parziale, di quanto pagato a terzi in determinate circostanze, per esempio in caso di guida in stato di ebbrezza o di violazioni particolarmente gravi delle condizioni di polizza.


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